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Dune | Tra Alejandro Jodorowsky, Ridley Scott e David Lynch, alle origini del mito

Aspettando Dune: Part II, ripercorriamo la storia cinematografica della saga di Frank Herbert

Un'indimenticabile Virginia Madsen è la Principessa Irulan in Dune, un film di David Lynch del 1984
Un'indimenticabile Virginia Madsen è la Principessa Irulan in Dune, un film di David Lynch del 1984

ROMA – Infilmabile, incontenibile, o più semplicemente impossibile. Adattare Il ciclo di Dune di Frank Herbert del 1965 è stato il sogno proibito di molti cineasti. E con una storia così del resto, sarebbe stato diverso altrimenti. La tematica ecologica, la dinastia Atreides e quella Harkonnen, il dominio del pianeta deserto Arrakis, la Spezia (nota anche come Melange), i Fremen e i giganteschi vermi della sabbia, tutti legati tra loro da otto sottotrame intricatissime. A spingere nella direzione dell’adattamento c’era il dato delle vendite di Dune: 12 milioni di copie, record ancora imbattuto nel genere fantascientifico. Abbastanza da spingere la società di produzione Apjac International di Arthur P. Jacobs – l’uomo dietro il successo della saga de Il Pianeta delle Scimmie – nel 1971 a opzionarne i diritti di utilizzazione economica per poi annunciarne la realizzazione a partire dall’anno successivo.

Dune di David Lynch fu presentato negli Stati Uniti il 3 dicembre 1984
Dune di David Lynch fu presentato negli Stati Uniti il 3 dicembre 1984

Per la regia si pensò da subito a David Lean che però, complice la cattiva ricezione critica di La figlia di Ryan, preferì tirarsene fuori. Anche Charles Jarrott fu considerato per la regia. Parallelamente Robert Greenhut e Rospo Pallenberg iniziarono a lavorare sullo script con l’inizio delle riprese di Dune fissato per l’inizio del 1974. A cambiare le carte in tavola ci pensò il destino. La prematura scomparsa di Jacobs appena cinquantunenne decise diversamente. Senza una guida illuminata e determinata, il progetto fu acquistato da un consorzio francese nel dicembre 1974 sotto la guida di Jean-Paul Gibon che ingaggiò quel Alejandro Jodorowsky fresco del successo dello psichedelico La montagna sacra come volto registico. E qui entriamo nel vivo di Dune perché Jodorowsky immaginò la storia come un lungometraggio di dieci ore dal cast straordinario.

La locandina del film
La locandina del film

In ordine sparso: Brontis Jodorowsky, Salvador Dalì, Amanda Lear, Orson Welles, Gloria Swanson, David Carradine, Geraldine Chaplin, Alain Delon, Hervé Villechaize, Udo Kier e nientemeno che Mick Jagger. Come se non bastasse l’ambizioso Dune di Jodorowsky si sarebbe fregiato delle musiche originali di Karl Heinz Stockhausen, Henry Cow e Magma con accompagnamento musicale dei Pink Floyd, degli storyboard di Chris Foss, Jean Giraud (Moebius) e H.R. Giger, e perfino di Dan O’Bannon che aveva dato disponibilità a curare la CGI. Un progetto folle e straordinario: «La mia ambizione per Dune era enorme. Sarebbe stata la venuta di un dio artistico e cinematografico. Non si trattava semplicemente di un film, era qualcosa di più profondo. Volevo creare qualcosa di sacro, libero, con una nuova prospettiva. Una profezia, qualcosa che cambiasse le menti dei giovani di tutto il mondo».

Un omaggio a Blade Runner?
Un omaggio a Blade Runner?

D’altra parte la sfida che si prefigurava con Dune pareva essere qualcosa di fuori dal mondo: «Frank Herbert ha creato un mondo in Dune, ma non ha mai detto esattamente cosa fosse. E hai un centinaio di pagine di letteratura in cui vai a scoprire, con grande difficoltà, di cosa tratta il libro. Io lo paragono a Proust nella letteratura francese. È letterario, è grande letteratura. Le prime cento pagine non capisci quasi niente. Sono insinuazioni. E poi, portare la letteratura all’immagine è completamente difficile. Devi creare un altro mondo, il mondo ottico. Non è il mondo letterario e uditivo. Per tutto il tempo, anche nei piccoli dettagli, ho cercato di trovare il significato spirituale di quell’immagine». Una visione che tuttavia dovette scontrarsi con la dura realtà della lavorazione.

Kyle MacLachlan all'esordio sul grande schermo. Dune sarà l'inizio del sodalizio artistico con Lynch
Kyle MacLachlan è Paul Atreides. Dune sarà l’inizio del sodalizio artistico con Lynch

A partire da Dalì che – come Imperatore Shaddam IV – pretese di essere pagato 100.000 dollari all’ora. Jodorowsky acconsentì, non prima però di riadattare il suo ruolo in una giornata di lavorazione di appena un’ora per poi programmare di sostituirlo con un manichino meccanico. Una soluzione che tuttavia fu vana. A detta di Giger: «Dalì fu invitato a lasciare il film dopo le sue dichiarazioni in favore di Francisco Franco» di cui non nascose mai una certa vicinanza. Poi l’imprevisto. Proprio quando le scenografie, gli storyboard e lo script furono ultimati («Era delle dimensioni di un elenco telefonico» disse Herbert al riguardo), di soldi, in cassa, non ce n’erano più. Herbert si recò in Europa nel 1976 per scoprire, suo malgrado, che i 2 milioni di dollari di budget stanziati da Gibon furono largamente superati.

Un maestoso Jürgen Prochnow è il Duca Leto Atreides in Dune
Un maestoso Jürgen Prochnow è il Duca Leto Atreides

La cifra? 9 milioni e mezzo di dollari e questo nella sola pre-produzione. Il progetto Dune alla maniera di Jodorowsky fu cancellato. Ma solo nella sostanza visto che alcune intuizioni saranno poi riciclate nella graphic novel L’Incal a firma Jodorowsky-Moebius. Chi se la passò peggio fu O’Bannon che ebbe un esaurimento nervoso talmente forte da rendere necessario il ricovero in un ospedale psichiatrico: si rifarà con gli interessi con Alien. Passati due anni i diritti di Dune furono acquisiti da Dino De Laurentiis che in un primo momento incaricò proprio Herbert per lo script. Il suo draft però, datato 1978, fu giudicato improduttivo da De Laurentiis nella sua lunghezza da 175 pagine per un minutaggio di quasi tre ore. Al suo posto lo sceneggiatore Rudy Wurlitzer con Ridley Scott fresco del successo proprio di Alien.

Kenneth McMillan è il Barone Vladimir Harkonnen
Kenneth McMillan è il Barone Vladimir Harkonnen

La visione di Scott consisteva nel dividere il romanzo di Herbert in due film – esattamente come farà poi Denis Villeneuve con i suoi Dune: Part I e Dune: Part II – di cui produsse, del primo, tre draft utilizzando come punto di riferimento tematico e strutturale nientemeno che La battaglia di Algeri di Gillo Pontecorvo. La pre-produzione però fu talmente lenta e ingarbugliata da spingere Scott a dedicarsi a tutt’altro progetto, Blade Runner: «Dopo sette mesi ho abbandonato Dune. A quel punto Wurlitzer aveva escogitato un draft che ritenevo fosse un discreto distillato di Frank Herbert. Mi resi conto però che avrebbe richiesto molto più lavoro, almeno due anni e mezzo, e non ho avuto il cuore di attaccarlo. Mio fratello maggiore Frank è morto inaspettatamente di cancro mentre stavo preparando il film, questo, francamente, mi ha spaventato».

Un'indimenticabile Virginia Madsen è la Principessa Irulan in Dune
Un’indimenticabile Virginia Madsen è la Principessa Irulan

Arrivati al 1981, la finestra di tempo di nove anni per l’utilizzazione dei diritti cinematografici di Dune era prossima a concludersi. De Laurentiis rinegoziò i diritti – aggiungendovi anche i diritti sui sequel (scritti e non scritti) – per poi mostrare il libro al potentissimo produttore Sid Sheinberg che diede l’approvazione. Parallelamente la produttrice Raffaella De Laurentiis rimase talmente estasiata dalla visione di The Elephant Man da proporre a David Lynch la regia di Dune. Lynch che tra l’altro, quasi simultaneamente, ricevette da George Lucas in persona la proposta di dirigere Star Wars: Episodio VI – Il Ritorno dello Jedi a cui rispose: «È una cosa tua George, non mia». Scelse Dune invece, non prima di aver divorato la controparte cartacea, per poi iniziare a lavorare con Eric Bergren e Christopher De Vore allo script.

Sting è Feyd Rautha in una scena di Dune
Sting è Feyd Rautha

A questi seguirono altri cinque draft, con Lynch che in origine – alla maniera di Scott – immaginò Dune come un’opera filmica in due parti, per poi condensarle in un unico film nel sesto e ultimo draft datato 30 marzo 1983 di oltre 135 pagine. Con un budget da 42 milioni di dollari stanziato dalla Universal Pictures e ottanta set costruiti su sedici teatri di posa, la lavorazione di Dune fu attanagliata da imprevisti di ogni genere e soprattutto dalla barriera linguistica visto che De Laurentiis scelse di girare in Messico (dove il tasso di cambio era favorevole). Il risultato fu che Lynch si rivelò incapace di gestire l’intero progetto. Ben presto si rese conto di ritrovarsi su di una nave che colava a picco, pieno di dubbi, temeva che non sarebbe stato in grado di realizzare un buon film.

Patrick Stewart è Gurney Halleck
Patrick Stewart è Gurney Halleck

Nonostante tutto il suo cut preliminare senza effetti di post-produzione di quasi quattro ore fu accolto bene dalla troupe. Meno dai De Laurentiis e dalla Universal che si aspettavano corposi tagli sino ad arrivare a due ore piene di film. Dino, Raffaella e lo stesso Lynch eliminarono numerose scene e fecero dei re-shoots per semplificare alcune svolte narrative. Un espediente reso possibile da un comparto dialogico a onor del vero eccezionale: corposo, intenso, dove ogni battuta accoglie un mondo intero di sfumature e visioni. Che poi è esattamente il punto di forza del Dune di Lynch, così come la fotografia ombrosa. Il problema però sta nel resto delle componenti. E non solo per l’assenza di quella tipica magia Lynch in immagine, tra il realistico e il grottesco, qui depauperata e lasciata vivere in alcune dissolvenze incrociate da applausi tipiche del Lynch-autore.

Siân Phillips è Gaius Helen Mohiam, la Reverenda Madre della sorellanza Bene Gesserit in Dune
Siân Phillips è Gaius Helen Mohiam, la Reverenda Madre della sorellanza Bene Gesserit

La necessità di garantire a Dune una vita filmica di poco più di due ore finì con il dissiparne gli effetti, specie nello sbrigativo terzo atto. A questo va registrata la presenza di una CGI non all’altezza che qui appare come fumettosa e artificiale. Un certo effetto artigianale che se nel precedente targato De Laurentiis di Flash Gordon garantì all’opera un’aura da instant-cult da manuale – e il film diretto da Mike Hodges costò 27 milioni di dollari (quindici in meno di Dune) – lo stesso non può dirsi per Dune che, tra l’ingente peso specifico del precedente letterario e un super-cast da sogno, si trovò costretto a misurarsi con i contemporanei Alien, Atmosfera Zero, La Cosa, Blade Runner, Star Wars: Episodio VI – Il Ritorno dello Jedi e l’indimenticabile TRON.

Dean Stockwell è Wellington Yueh
Dean Stockwell è Wellington Yueh

Quello e la straniante voce-pensiero. Una soluzione che per quanto utile a tenere sempre il punto nell’elaborata narrazione herbertiana ha poco a che vedere con il cinema, risultando al più una (brillante) suggestione letteraria. E dire che a Dune per entrare nella storia del cinema è bastato proprio pochissimo: l’esordio di Kyle MacLachlan in quello che ha rappresentato, nel bene e nel male, l’inizio del sodalizio con Lynch, un’indimenticabile Virginia Madsen in apertura di racconto, un Kenneth McMillan come Barone Harkonnen cattivissimo, corrotto e purulento, Sting e un world-building immersivo e stratificato. Non abbastanza però. Distribuito nei cinema statunitensi da Universal il 14 dicembre 1984, al box-office Dune incasserà poco più di 30 milioni di dollari: un flop commerciale conclamato (e artistico per certi versi) che gli valse la nomea de: «I Cancelli del Cielo del cinema di fantascienza».

Una giovanissima (e irriconoscibile) Alicia Witt all'esordio assoluto in Dune
Una giovanissima (e irriconoscibile) Alicia Witt all’esordio assoluto in Dune

In funzione del poco apprezzamento da parte di critica e pubblico, i sequel previsti dagli accordi presi da De Laurentiis e Herbert (Messia di Dune, I Figli di Dune) – e per cui il regista e buona parte del nutrito cast firmò – furono cancellati. Un’esperienza commentata così dallo stesso Lynch: «Guardando indietro non è colpa di nessuno se non mia. Probabilmente non avrei dovuto fare Dune, ma ho visto tonnellate e tonnellate di possibilità per le cose che amavo e questa era la struttura in cui realizzarle. C’era così tanto spazio per creare un mondo, ma ricevetti forti indicazioni da Raffaella e Dino De Laurentiis sul tipo di film che si aspettavano, e poi sapevo di non avere il final cut privilege. Dune è l’unico film che ho fatto in cui non l’avevo».

Max Von Sydow è il Dottor Kynes
Max Von Sydow è il Dottor Kynes

Lynch si sofferma poi sull’esperienza in sé, sull’impossibilità di avere voce in capitolo nella decisione finale sul montaggio e sull’ipotesi Director’s Cut: «Con Dune ho iniziato a inserire tutto il possibile nello script ed è stata un’esperienza di lenta morte, terribile. Non so come sia successo, credevo avrebbe funzionato, ma è stata una mossa molto ingenua e sbagliata. A quei tempi la durata massima che pensavano potessi avere era di due ore e diciassette minuti, ed è quella che ha Dune. Ancora una volta si parla di soldi e non del film, di come era compattato, e gli faceva male. Non c’è alcuna Director’s Cut, c’è solo quella, ed è putrefatta», o così ci ha fatto credere per anni. Da quanto risulta la Universal si sarebbe fatta avanti proponendo a Lynch l’idea di rimettere mano al girato.

Il cameo di David Lynch in Dune (che il film lo ha praticamente ripudiato)
Il cameo di David Lynch (che il film lo ha praticamente ripudiato)

Voci di corridoio confermate dal diretto interessato che di recente, in occasione delle celebrazioni per i quindici anni di Inland Empire, ha lasciato intendere come l’ipotesi Director’s Cut c’è, ed è vera, e forse è passato abbastanza tempo per riprovarci. Sarebbe il perfetto coronamento, in modo da dare finalmente a Dune – il suo Dune – il giusto epilogo per un film tanto affascinante quanto bistrattato. E chissà cosa ne penserà Jodorowsky che, oltre a quel fiume in piena di Jodorowsky’s Dune, non ha mai nascosto una certa antipatia verso il progetto: «La prima volta che mi hanno detto che Lynch avrebbe realizzato Dune ne sono rimasto ossessionato, perché realizzarlo era il mio sogno. Mio figlio mi mostrò la foto mentre eravamo a Parigi, dicendo che avrei dovuto assolutamente vederlo. Io non volevo perché fare Dune era il mio sogno».

Nei cinema italiani Dune fu distribuito il 21 dicembre 1984
Nei cinema italiani Dune fu distribuito il 21 dicembre 1984

Secondo Jodorowsky infatti Lynch era l’unico regista in grado di dare alla luce un concept dalle simili inerzie. Tuttavia la delusione divenne gioia nel momento in cui scelse di misurarsi con il Dune lynchiano: «Poi sono stato felice, ma così tanto felice, perché il film era orribile. E lì ho capito che Dune non può farlo nessuno. Dune è una leggenda». Nell’attesa della Director’s Cut di Lynch, Dune intanto vive e prospera sotto l’egida di Denis Villeneuve che – nonostante le parole di Jodorowsky – è riuscito a trovare l’equilibrio giusto tra cast artistico, logiche narrative e comparto tecnico. Soprattutto quest’ultimo visto che nei successivi trentasette anni dal 1984 targato De Laurentiis e Lynch, il progresso tecnologico ha permesso finalmente di dare forma all’universo di Frank Herbert nel miglior modo possibile, aspettando Dune: Part II (e sequel) naturalmente…

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Qui sotto potete vedere il trailer del film 

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