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Aspettando Avengers: Endgame | Spider-Man: Homecoming, il lato teen di un eroe iconico

Diretto da Jon Watts, il “ritorno a casa” di Peter Parker è tra gli episodi più deliziosi dell’MCU

L’ultima notizia prima di Avengers: Endgame, la rivela direttamente Kevin Feige, durante il presso tour a Shanghai: Spider-Man: Far From Home, sarà il capitolo che chiuderà la Fase Tre del Marvel Cinematic Universe. Dunque, dopo il film dei Fratelli Russo, sarà Jon Watts il regista che calerà (in parte) il sipario, lanciando poi il collegamento verso la Fase Quattro. E, il personaggio scelto, per far da trampolino, è proprio Spidey, che prima in Civil War e poi in Spider-Man: Homecoming, nel 2017, ha fatto la sua comparsa tra i personaggi della Marvel Studios, dopo l’accordo tra la Casa delle Idee e la Sony.

Tom Holland è Peter Parker.

Chiaro, quindi, che Kevin Feige voglia dare un respiro più leggero al finale, sfruttando l’iconico personaggio creato da Steve Ditko e Stan Lee nel 1962. Infatti, Spider-Man: Homecoming, all’annuncio, è stato una vera e propria gioia per i fan. Troppo importante, Peter Parker, troppo fondamentale, Spider-Man. Vendicatore a tutti gli effetti, icona pop, istituzione newyorkese. Impensabile non averlo nella saga cinematografica più influente degli ultimo vent’anni almeno. E il film, infatti, fa parte di quel filone Marvel – compresi i Guardiani della Galassia e Captain Marvel – pieno di humour, coloro, azione, divertimento.

Jon Favreau, Tom Holland e Robert Downey Jr. in Spider-Man: Homecoming.

Rispecchia in pieno sia l’essere Peter Parker che l’essere Spidey. In un’incastro di storia che parte subito dopo la battaglia di New York, il cattivo in questione scelto dalla produzione è l’Avvoltoio, schierato contro Peter Parker, studente alla Midtwon School of Science and Technology, che ogni giorno raggiunge via scuolabus, direttamente dalle casette basse del Queens. Perché non c’è Spider-Man senza Manhattan, non c’è Manhattan senza Spider-Man. Allora, per allontanarsi dai predecessori illustri (qualcuno ha detto Sam Raimi?), l’amichevole Spider-Man di quartiere, con il volto perfetto di Tom Holland, non affronta (solo) i cattivi tra l’Empire State Building e Chinatown, ma finisce addirittura su un’altra fondamento della Grande Mela, lo Staten Island Ferry.

Spider-Man e lo Staten Island Ferry…

In suo aiuto – e in generale, in aiuto al film intero – c’è pure Iron Man, formando con Spidey una coppia un po’ buddy movie e un po’ papà e figlio. Forte il legame di Stark con Parker, su cui poi Watts applica tutto il registro emotivo che fa da base alla storia. Fin dal titolo, che richiama l’annuale festa scolastica e (soprattutto) il ritorno a casa Marvel dell’eroe, Homecoming è anche una storia di formazione, un teen-movie, con protagonista un ragazzo come tanti, alle prese con problemi (e responsabilità) più grandi di lui, in quell’eta particolare quando ogni cosa è questione di vita o di morte. E c’è tutto: le t-shirt colorate, la cameretta in disordine, lo zaino, gli armadietti della High School.

Jacob Batalon è Ned, migliore amico di Tom Holland alias Parker.

Dunque, se Michael Keaton nei panni dell’Avvoltoio, Marisa Tomei aka Zia May e Zendaya alias MJ, formano un team di attori formidabili che ritroveremo tutti in Far From Home, l’assetto gioioso e giocoso del film, che mantiene una linea da coming-of-age alla John Hughes, pur essendo un blockbuster Marvel, è l’episodio più delizioso che ci accompagna verso l’Endgame. Profondamente diverso dagli altri episodi, Homecoming è, nei suoi 133 minuti di durata, il capitolo a sè stante dell’MCU, pur avendo Robert Downey Jr./Tony Stark a far da mentore e mantenendo i dettagli della storyline generale. Con un dettaglio, la fotografia di Salvatore Totino, a Brooklyn di color ocra, e a Manhattan satura e viva, racchiude in un giro di colori l’esperienza visiva e cromatica di New York. Proprio come fosse un fumetto.

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