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Paul Giamatti, Star Wars e la lotta libera | Perché recuperare Mosse Vincenti

Per la nostra rubrica SportCorn ecco una bella favola di amicizia e aggregazione

ROMA – Ma che belli gli inediti recuperati così, un po’ a sorpresa. Scoprendo un mondo invisibile eppure bellissimo, composto di piccole storie e grandi momenti, arrivati in Italia – ahinoi – troppo di corsa, troppo di sbieco. Però, in un tempo in cui il cinema non è solo quello della coda al botteghino e dell’odore dei pop-corn, quei racconti passati inosservati (o mai arrivati) in sala hanno la fortuna di rivivere in digitale. Come nel caso del semplice e divertente Mosse Vincenti, interpretato da Paul Giamatti e diretto, nel 2011, da quel Tom McCarthy che, tre anni dopo, avrebbe vinto l’Oscar per la miglior sceneggiatura originale de Il Caso Spotlight.

Alex Shaffer e Paul Giamatti.

E che strana carriera, quella di McCarthy: drammi e family movie, film da notte degli Oscar, sceneggiature Disney (Up e Ritorno al bosco dei 100 acri sono suoi), finendo pure per essere tra gli autori dell’instant cult Netflix Tredici. E sì, con Mosse Vincenti, anche regista da sport movies che, con il pretesto della lotta fisica tocca le corde sentimentali dell’unione che forza assoluta. E, il messaggio di Mosse Vincenti, è tutto racchiuso nel titolo originale: Win-Win, che tradotto – è un’espressione idiomatica inglese – vuol dire “Vincono Tutti”.

La famiglia di Mosse Vincenti. Nel cast anche Bobby Cannavale e Amy Ryan.

La trama del film ha per cornice Providence, New Jersey, con Mike Flaherty (Giamatti) che, nel tempo libero dalla sua attività d’avvocato (in crisi…), allena la modesta squadra di lotta libera. Il precario equilibrio suo e della sua famiglia, crolla quando prende in affidamento l’anziano Leo (Burt Young), così da intascare i suoi 1500 dollari di pensione. Chiedendone l’affido, si rimette però al volere del giudice, che lo vorrebbe intanto in una casa di riposo.

Una scena del film.

Un po’ superficialmente un po’ in lotta per la sopravvivenza, il Giamatti di Mosse Vincenti è l’ignavo per eccellenza. E nella vita, così come nello sport, l’apatico non sposta gli equilibri. A scombussolarlo, spingendolo verso una simbolica vittoria, ci pensa Kyle (Alex Shaffer), nipote di Leo, in fuga da una mamma assente e con il vizio della droga. Mike, scopre così che Kyle è bravo con la lotta libera, mettendolo prima al centro della squadra, poi al centro delle sue grige giornate. Almeno fino a che la madre non torni a cercarlo.

Tom McCarthy e Paul Giamatti sul set del film.

Insomma, forse scontato, forse monotono, ma è sempre bene ricordare il messaggio che Mosse Vincenti vuole evidenziare: la vittoria più bella e importante sta nel gruppo. Sempre. Ognuno dipende dall’altro, tutti sono essenziali. Insieme, l’obiettivo diventa scopo e meta nobile. Spesso, nel cinema americano il sinonimo più vicino alla vita è proprio lo sport, qui in un’unione irresistibile e adatta a tutti. Mettendo sullo stesso piano un trionfo o una sconfitta. E, tra una lotta e l’altra di Mosse Vincenti, è curioso trovare qua e là le citazioni di Star Wars e Yoda. E se non sono motivazionali i messaggi Jedi…

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