in

Aspettando Endgame | L’epica, New York e il dialogo finale: perché rivedere The Avengers

La guerra alla Grand Central, il cast, uno script di marmo. La prima dei Vendicatori è entrata nella storia

L’idea di espandere i personaggi, facendoli poi incontrare in un film mitologico, era il piano studiato ancora prima dell’uscita di Iron Man. Però, per un’operazione del genere, il motore della macchina doveva essere oliato alla perfezione. Tutti gli elementi sulla lavagna, pronti per essere collegati con un filo che non si sarebbe più sciolto. Oggi, con tutta l’attesa spasmodica che ruota intorno ad Endgame, il pensiero dovrebbe tornare al 2012, al primo (ma il sesto in generale) titolo del MCU dove ci siamo ritrovati ad emozionarci con i primi sei, iconici Vendicatori.

Iconic Six.

Tutti insieme, lì sul grande schermo: Tony Stark, Steve Rogers, Bruce Banner, Thor, Natasha Romanoff, Clint Barton. Aggiungendoci anche Nick Fury, Phil Coulson, Maria Hill. E, sì, anche Loki, in quel film protagonista assoluto, shakespeariano e dolente come un «Dio gracile». Ecco perché, dopo tanti anni, The Avengers, diretto da Joss Whedon, resta forse il capitolo più prezioso dell’intera saga. Sceneggiatura di ferro (sempre di Whedon, che avrebbe lasciato l’Universo Marvel dopo Age of Ultron), azione coerente e pulita (semplicemente meravigliosa e unica la battaglia finale, con un piano sequenza di alta classe).

Loki aka Tom Hiddleston, dietro il Chrysler Building.

Atmosfera da mito cavalleresco, con un’epica e un respiro che non avremmo più trovato nell’epopea decennale dei cinecomics. In The Avengers – lo trovate su CHILI – c’è stato il colpo totale della Marvel al mondo del cinema. Un film gigantesco – con un cast all star, da Robert Downey Jr. a Scarlett Johansson, dalla “prima” di Mark Ruffalo a Chris Evans –, un successo rivoluzionario. I protagonisti dei fumetti, per la prima volta, erano diventate carne e ossa, insieme in un’unica inquadratura entrata di diritto nei libri di storia del cinema. Cinema pop, cinema  Ogni interprete non sbilanciava l’altro, ogni figura non sovrastava i personaggi che aveva attorno.

Nick J. Fury, simbolo del Marvel Cinematic Universe.

Così, tornando all’azione, è proprio nella scena finale, in quella guerra che ha raso al suolo mezza New York, che è nata l’epopea cinematografica più forte della storia. Dalla volta stellata della Grand Central Station fin su al Chrysler Building, illuminato dalle saette di Thor, la sequenza corona una prima parte narrativa dove gli eventi, concatenati, svoltano totalmente verso una soluzione in cui l’eroe in maschera si fa uomo, capendo che anche l’ego più smisurato ha bisogno di un gruppo, di un’appartenenza. Frase su frase – «È questo il mio segreto, capitano: sono sempre arrabbiato», dice Mark Ruffalo aka Hulk alias Bruce Banner; «Quando ero congelato, il mondo era in guerra. Mi sveglio e dicono che abbiamo vinto. Ma non che cosa abbiamo perso», afferma il Cap – momento dopo momento, rivendendolo, si capisce meglio quello che ci sarà dopo Avengers: Endgame.

Avengers: Assemble!

In un modo o nell’altro, infatti, gli Avengers non moriranno mai davvero. E, per capire il perché, bisogna tornare alle fine del film, in un dialogo che, chissà, anticipava già il grande finale: «Signore, adesso come funziona? Ognuno ha ripreso la sua strada. Alcuni andranno molto lontano. Se dovesse ripresentarsi una situazione del genere, cosa succederà?», dice Maria Hill a Fury. «Torneranno», le risponde diretto. «Ne è sicuro di questo?»«Si». «Perché?, domanda lei». «Perché avremo bisogno di loro», chiude Fury. Emblematico, no?

  • Volete rivedere il film di Joss Whedon? Lo trovate su CHILI: The Avengers

Iron Man #1: l’anima della Marvel e quell’esordio di ferro
Thor #2: l’evoluzione di un eroe in una trilogia epica
Captain America #3: da soldato a uomo in tre film

Lascia un Commento

HOT CORN Tv | La Llorona – Le Lacrime del Male: da Linda Cardellini a Raymond Cruz il cast racconta il film

COOL STUFF | L’astrolabio e il libro pop-up di Game of Thrones