in

Gaslit | Julia Roberts, Sean Penn e il Watergate come non è mai stato raccontato

“Watergate aveva torto, Martha aveva ragione”: perché vedere la nuova (bellissima) serie STARZPLAY

gaslit
Lo scandalo Watergate e una donna dimenticata: Gaslit

MILANO – C’è una donna che ha giocato un ruolo chiave in uno dei più grossi scandali della politica americana e che però è stata dimenticata e cancellata dalla storia, anche quella raccontata sullo schermo. E allora poteva pensarci solo Julia Roberts, produttrice e protagonista di Gaslit, la nuova serie StarzPlay diretta da Matt Ross, a ridarle il giusto e meritato posto nella narrazione. Accanto a un’incredibile Julia Roberts, Sean Penn. I due interpretano Martha e John Mitchell, una delle coppie più famose di Washington negli anni Settanta, anche se per motivi diversi.

Julia Roberts è Martha Mitchell in Gaslit
Julia Roberts è Martha Mitchell in Gaslit

Negli anni Hollywood ha provato a raccontare in tutti i modi il caos politico che è stato lo scandalo di Watergate che ha abbattuto la presidenza di Nixon. A partire da Tutti gli uomini del Presidente, passando per Frost/Nixon e The Post. Ma mancava ancora qualcuno che raccontasse cosa succedeva davvero dietro le quinte della Casa Bianca e, soprattutto, chi fu la prima donna ad accusare pubblicamente il Presidente e le ingiustizie che avvenivano nello studio ovale. Per questo, dopo il successo del podcast Slow Burn di Leon Neyfakh – che ha riesumato la storia di Martha – Gaslit è decisamente uno di quei titoli da non perdere.

Sean Penn è il Segretario Generale John Mitchell in Gaslit

Julia Roberts e Sean Penn sono le stelle di questa serie, e non solo perché ne sono i protagonisti. Penn, quasi irriconoscibile dopo trucco e volto prostetico, riesce a bilanciare l’enorme presenza fisica che il suo personaggio comporta e le sue tormentate dinamiche interne. Julia Roberts, invece, brilla come eroina di questa storia: la sua Martha è piena di sfaccettature, lati oscuri e tanta determinazione, il che la rende in assoluto il personaggio più interessante. Il loro matrimonio, diviso tra la fedeltà a Nixon di lui e la ricerca di attenzione di lei, sempre pronta a mettersi davanti alle telecamere, è la trave portante che attraversa Watergate.

gaslit
Watergate, anni Settanta: una donna dimenticata dalla storia in Gaslit

Ma Gaslit fa anche qualcos’altro. Per la prima volta, in un racconto corale che funziona magnificamente, il focus si pone anche su quegli uomini del Presidente che eseguirono gli ordini e che solitamente rimangono nell’ombra, oscurati dai due giornalisti del Washington Post che hanno svelato la storia. Ma non qui. Qui, in una campagna elettorale fino all’ultimo colpo, c’è solo la pressione che Watergate ha imposto su tutti e che per molti sarà la disfatta finale. Persino Nixon rimane in disparte, comparendo solo sui giornali o in televisione. Non è la sua storia, questa. È quella di tutti coloro che gli stavano intorno e che, in un modo o nell’altro, sono rimasti impigliati nella spirale dello scandalo.

Julia Roberts è l’assoluta protagonista di Gaslit

E accanto ai nomi in codice e alle cimici nei telefoni, ai sotterfugi e ai documenti top secret, molto prima di cadere nel tunnel dell’alcol e degli antidepressivi, con il volto di Julia Roberts Martha Mitchell torna ad essere quella determinata e astuta donna che, nonostante tutti attorno a lei cercassero di sviarla e di minare le sue convinzioni, ha cercato sempre di dire la verità. Alle telecamere, al pubblico di elettori, agli americani che avevano il diritto di sapere, smascherando anni di giochi politici e imbrogli. La serie copre molto più terreno di quanto non sia mai stato fatto in un racconto su Watergate, e riesce a farlo senza mai perdere l’attenzione dello spettatore. Una vittoria su tutti i fronti.

Qui il trailer di Gaslit:

Lascia un Commento

Davide Minnella

Davide Minnella: «La Cena Perfetta? Il mio food movie su una storia d’amore (im)possibile»

Roma Città Aperta: Roberto Rossellini e quel capolavoro che sa di Liberazione

Roma Città Aperta | Roberto Rossellini e quel capolavoro che sa di liberazione