LOCARNO – Giovanni Tortorici dopo l’esordio con “Diciannove”, torna alla regia con “Kettice”, presentata in anteprima l’8 agosto al Concorso Internazionale del 79º Festival del Cinema di Locarno. Prodotto da Luca Guadagnino (Frenesy Film Company) e distribuito da Piper Film (in collaborazione con Rai Cinema e il sostegno di Sicilia Film Commission) il film uscirà nelle sale italiane il 3 settembre, con un’anticipazione in Sicilia il 27 agosto 2026. Con un salto indietro anagrafico e temporale nella Palermo del 2012, la pellicola semi autobiografica che attinge direttamente ai ricordi dell’autore, prosegue l’esplorazione giovanile iniziata con “ Diciannove”, raccontando l’esperienza di crescita e ricerca di sé di Giulio (Salvatore Gallina), un adolescente insoddisfatto della sua vita, e Ketty (Rachele Testagrossa), dal carattere deciso che diventa per lui un rifugio sicuro, lontano dagli sguardi e dai giudizi dei grandi. I due sedicenni insofferenti alle regole, si ritrovano e stringono un’intesa profonda e confidenziale per fuggire dalla noia quotidiana e dal mondo degli adulti, genitori e professori.
Oltre alla partecipazione straordinaria di Monica Bellucci, il giovane cast è composto principalmente da ragazzi esordienti individuati direttamente nelle scuole di Palermo. “Ketticè” restituisce un ritratto intimo e autentico degli adolescenti, tra emozioni e fragilità, raccontando la complessa ricerca della propria identità, quel momento di transizione o sperimentazione giovanile di crescita e scoperta, in cui le amicizie diventano il primo posto da cui prendere esempio. Il giovane regista e sceneggiatore palermitano riesce a catturare il senso di vuoto, la spontaneità e la freschezza giovanile, il desiderio di libertà tipici dell’adolescenza, con un effetto visivo e inquadrature, «al ralenti» e una colonna sonora ( dai Fabri Fibra, Flo Rida-Kesha a Gianni Vezzosi, Nino D’Angelo a Marcel Khalife) che fa da canto corale alle scene del film mescolando cultura pop, mainstream, musica neomelodica e internazionale. La scelta della musica araba è collegata al ricordo delle forti radici storiche e culturali della Sicilia, una influenza ancora viva oggi nell’anima siciliana.

Il montaggio è di Marco Costa, i costumi sono di Maria Antonia Tortorici mentre la scenografia è curata da Marta Morandini. Tortorici ci tuffa in un mondo e un futuro opprimente , ma realistico in cui l’angoscia esistenziale di Giulio è il tracollo di una società, di un sistema di regole, di valori e punti di riferimento. Le immagini curate dalla direttrice della fotografia Camilla Cattabriga, catturano una Palermo decadente e stratificata del 2012, che oscilla tra i contesti dell’alta borghesia e quelli popolari giovanili. Spicca una realtà adolescenziale allo sbando, una giovinezza soffocata dalle istituzioni spinta sull’orlo del baratro, tanto drammatica e grottesca da apparire perfino tragicomica. Perché tanta rabbia e frustrazione dei giovani?
L’unica colpa da attribuirgli è la mancanza di dialogo e distanza emotiva con il mondo degli adulti che, segnati da una società in declino e berlusconiana, riversano negli adolescenti una inevitabile sfiducia nel loro futuro e nelle loro scelte. Giulio dovrà fare i conti con una madre pure lei frustrata (Monica Bellucci), con un padre aristocratico ma distaccato (Tommaso Cristiano Wirz) e con i suo insegnanti delusi e scoraggiati. È su questa incomunicabilità che Giovanni Tortorici imbastisce l’intera storia , descrivendo una realtà estrema fino a renderla deliberatamente rozza, sgarbata e volgare, senza nessuna intenzione di ingentilire o valorizzare i due giovani protagonisti. Il suo cinema si conferma una voce nuova e audace del panorama cinematografico italiano, con cui affronta l’esplorazione giovanile più scomoda e delicata attraverso una sorprendente schiettezza cinematografica e una autenticità espressiva spiazzante.
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