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Dirty Dancing | Patrick Swayze, Jennifer Grey e la storia che ha ispirato il film

L’amore, il ballo e le differenze di classe: un cult che nessuno voleva è diventato un classico

Dirty Dancing
Il ballo di Dirty Dancing in un'illustrazione di Olivier Laude per brain-magazine.fr

MILANO – Oltre 214 milioni di dollari incassati nel mondo. 19 settimane in vetta al box-office. Un Oscar per la miglior canzone originale. A trentatré anni dal suo debutto Dirty Dancing continua a incantare il pubblico. E pensare che a metà degli anni Ottanta nessuno pensava che la storia d’amore a ritmo di danza di Baby e Johnny potesse avere un futuro. Le uniche a crederci, amiche fin dall’adolescenza, erano la sceneggiatrice Eleanor Bergstein e la produttrice Linda Gottlieb.

Dirty Dancing
Jennifer Grey e Patrick Swayze sono Baby e Johnny in Dirty Dancing

Fra loro, Eleanor era la più “trasgressiva”: figlia di un medico, cresciuta nella ricca borghesia newyorchese, la ragazza era soprannominata “Baby” e partecipava alle feste negli scantinati, dove si danzava al ritmo dei balli proibiti. Era lei che frequentava i resort sui monti Catskill e aveva le idee chiare sul suo futuro. Voleva scrivere storie che lasciassero il segno. Divenne una sceneggiatrice. Esordì nel 1980 con la commedia Amarti a New York. Ma quando Bergstein vide che una scena di danza fu eliminata dal suo script, scattò la rivalsa: avrebbe scritto un intero film dedicato al ballo.

Dirty Dancing
Patrick Swayze in una scena di Dirty Dancing

Tutto sarebbe stato incentrato su due sorelle in vacanza sui Catskill negli anni ’60. Secondo la produttrice Linda, l’unica cosa buona era il titolo Dirty Dancing. Serviva quindi una storia migliore. Si aggiunse spessore con le differenze di classe, l’aborto e la ricerca della propria identità. Il passaggio successivo? Trovare un Studio interessato al film, ma ci vollero 42 le lettere di rifiuto prima di arrivare alla Vestron, già specializzata nella distribuzione in Home Video e pronta a lanciarsi nella produzione. Con soli 4.5 milioni di dollari di budget, il film ottenne il semaforo verde. La regia fu affidata a Emile Ardolino, premiato con l’Oscar per il miglior documentario nel 1983 ma alla sua prima esperienza con un lungometraggio.

Dirty Dancing
Cynthia Rhodes in scena con Jennifer Grey e Patrick Swayze

Trovare i protagonisti fu una sfida. Per il ruolo di Baby si candidarono Winona Ryder e Sarah Jessica Parker, ma Eleanor e Linda volevano solo Jennifer Grey. Per Johnny Castle fecero il provino Benicio Del Toro e Billy Zane, ma quando si presentò Patrick Swayze la partita era chiusa. Nonostante un ginocchio mal ridotto a causa del football, era un ballerino professionista grazie anche alla mamma, un’affermata insegnante di danza. In scena poi Jennifer e Patrick facevano scintille, nonostante si detestassero già dai tempi di Alba Rossa.

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Jennifer Grey in Dirty Dancing

Si girò in autunno per cinque settimane fra Virginia e in North Carolina per contenere i costi. Le scene di ballo furono riprese senza musica. A sostituirla un metronomo perché mancavano il brano originale adatto al finale e i diritti (costosissimi) delle canzoni scelte da Eleanor. A tutto questo si aggiunsero: un infortunio per Patrick (si fece male ballando su un tronco), le bizze di Jennifer, i timori legati alla censura e agli sponsor, dato che la storia era incentrata su un aborto.

Alla fine però ogni ostacolo fu superato: Swayze ritornò sul set e propose la sua canzone She’s Like the Wind per la colonna sonora; le schermaglie fra i protagonisti diventarono parte integrante del film e fra centinaia di audiocassette fu trovata (I’ve Had) The Time of My Life. E se trentatré anni dopo tutti sanno che «nessuno può mettere Baby in un angolo» significa che avevano ragione Eleanor e Linda: Dirty Dancing non è solo un film per ragazze, ma un cult che usa la danza, per raccontare una storia di amore e riscatto.

L’iconica scena finale di Dirty Dancing:

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