ROMA – Quando terminiamo le serate migliori confrontandoci sul cinema e sui suoi interpreti,
si parla, secondo noi, poco di Gene Hackman, scomparso, è il caso di dirlo, nella
propria casa il 18 febbraio 2025 a 95 anni. In effetti, le circostanze della morte, sua e
di sua moglie Betsy Arakawa, non sono del tutto chiare e questo dispiace per un
uomo attore che ci ha regalato interpretazioni indimenticabili e che fanno parte del
nostro comune patrimonio artistico. Non scriviamo per creare degli “idoli”, in senso
biblico, cioè persone, animali o cose da venerare come un dio, ma, anzi, per la
gratitudine che ogni artista merita, per esporsi al suo pubblico con passione e verità.
Un tempo gli artisti erano dei “guitti”, al meno in Italia, ora, sono stelle. Noi
preferiamo, con Truffaut, percepirli come angeli, qualunque sia il personaggio
interpretato, che ci possano ammaliare uno più di un altro. Noi amavamo moltissimo
Gene Hackman, nei ruoli drammatici e in quelli demenziali, fatti, si diceva, per soldi,
non considerando che tutti fanno tutto per i soldi, per garantirsi quella sicurezza che
poi non raggiungiamo mai. Per i cinefili, era comunque, sempre, un duro senza
compromessi, un uomo dalla schiena dritta, nel bene e nel male. Un solo film, Gli
spietati di Clint Eastwood, per capire di cosa stiamo scrivendo, e cioè di un
eccezionale carisma da duro, per il quale Eastwood gli offrì la parte di una intera vita
da artista. Uno sceriffo violento, determinato, ma anche coraggioso e sicuro dì se nel
tenere i criminali fuori dalla sua città. Gene trasuda intelligenza, forza e bellezza;
Clint lo esalta, con rispetto e umiltà, ma, del resto, dovremmo scrivere anche di Clint
Eastwood, del suo talento e del servizio per i suoi attori. Anche gli altri film della sua
lunga carriera testimoniano l’uomo e l’attore Hackman, sempre garanzia di qualità e
di entusiasmo per il suo ruolo da parte dei cinefili, scrittori e spettatori occasionali,
amanti tutti del suo lavoro di interprete eccezionale del cinema americano più clinico,
come era anche il suo sguardo.
A proposito di Clint Eastwood: “Clint impartisce poche istruzioni ed è una cosa che
apprezzo molto. La maggior parte delle istruzioni dei registi serve a soddisfare il loro
amor proprio. Sono cose dette per le persone che li circondano, per far capire a tutti
chi comanda. E spesso sono inutili.”
“Se comincio a diventare una «star», perderò il contatto con i ragazzi normali
con cui interpreto meglio”.
Necessario vedere, piano e senza fretta, la sua filmografia, perché dovunque sia,
nei film o in cielo, ci renderà tanto di quello spirito che lo contraddisse
felicemente in vita e nel dopo dipartita. Grazie Gene.
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