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S.O.S. Fantasmi | Bill Murray e il Canto di Natale di Richard Donner

Robert Mitchum, Karen Allen, Il Filo del Rasoio e quella lavorazione. Riscoprire un cult di Natale

Bill Murray al centro della scena di S.O.S. Fantasmi, un film di Richard Donner del 1988
Bill Murray al centro della scena di S.O.S. Fantasmi, un film di Richard Donner del 1988

ROMA – Dal momento della sua distribuzione nei cinema statunitensi il 23 novembre 1988, S.O.S. Fantasmi di Richard Donner è diventato un autentico cult dei film natalizi, ponendosi come interessante alternativa alle tradizionali pellicole di Natale alla maniera de La Vita è Meravigliosa e il contemporaneo Il Grinch. D’altra parte, con un concept di puro postmodernismo che vede rievocare lo spirito e le atmosfere della leggendaria novella di Charles Dickens del 1843, Canto di Natale, opportunamente adattata alla contemporaneità del suo tempo – i rampanti anni Ottanta dei dirigenti tutti d’un pezzo – non poteva essere da meno. Eppure, se il risultato al box-office recita 100 milioni di dollari world-wide a fronte di un budget di appena 32 milioni, dall’altra è vero anche che S.O.S. Fantasmi (Scrooged in v.o. e non a caso) non fu accolto in maniera unanime dall’audience dell’epoca.

S.O.S Fantasmi di Richard Donner fu distribuito nelle sale statunitensi il 23 novembre 1988
S.O.S. Fantasmi di Richard Donner fu distribuito nelle sale statunitensi il 23 novembre 1988

Non poteva essere altrimenti con Donner in cabina di regia. Mai un film banale a quel tempo (e in realtà anche dopo, basti pensare a Maverick e Solo due ore) con una filmografia che, prima e dopo S.O.S. Fantasmi, vide il susseguirsi di Omen – Il presagio, Superman e Superman II, Ladyhawke, I Goonies, Arma letale e Arma letale 2. Solo che S.O.S. Fantasmi fu davvero sorprendente, spiazzante, non fosse altro perché da un film natalizio ci si sarebbe aspettato ben altro. E fu un bene, perché lo script di Mitch Glazer e Michael O’Donoghue riuscì a creare un difficile e fragile equilibro tra momenti dolcemente sentimentali (il climax è una roba da antologia) e altri da fantasy-horror, cucendoli addosso a una feroce tripla critica socio-culturale avente ad oggetto il capitalismo, l’influenza dei media e l’incedere dei programmi tv spazzatura.

La scena madre di S.O.S. Fantasmi: il finale con la conversione natalizia di Frank Cross
La scena madre di S.O.S. Fantasmi: il finale con la conversione natalizia di Frank Cross

Poi però c’è l’intuito registico di Donner che adattò lo script di S.O.S. Fantasmi alle sue esigenze offrendo costruzioni d’immagine solide e spiazzanti a soluzioni narrative ingegnose. Basti pensare al modo in cui quel Frank Cross (Bill Murray) novello Ebenezer Scrooge postmoderno, incontra il fantasma del suo mentore Lew Hayward. O le pittoresche sequenze con cui i Fantasmi del Natale Passato, Presente e Futuro, si presentano a lui. Non a caso il film fu pesantemente pubblicizzato dalla sezione marketing della Paramount intorno al ruolo dei fantasmi, quasi come a voler stabilire (se non perfino imporre) un insito legame con quel Ghostbusters autentica macchina da incasso con i suoi 295 milioni di dollari. Ironicamente, quello fu l’ultimo film a cui Murray prese parte, anzi, il penultimo, prima che decidesse di prendersi una pausa dalla recitazione.

Il film è una rielaborazione postmoderna del Canto di Natale di Charles Dickens
Il film è una rielaborazione postmoderna del Canto di Natale di Charles Dickens

Per l’ultimo chiedere a Il filo del rasoio. Uno dei più grossi flop commerciali degli anni Ottanta (12 milioni di dollari al box-office a fronte di un budget di appena 6 milioni), ma anche la ragione per cui Murray scelse di prendere parte a Ghostbusters: ottenere il finanziamento necessario per realizzare un progetto a cui teneva particolarmente. Il film, per chi non lo sapesse, racconta di un reduce della Grande Guerra, Larry Darrell, che di rientro in patria inizia a viaggiare in cerca di risposte si suoi dubbi esistenziali. Il primo ruolo drammatico di Murray che in realtà, dopo il Saturday Night Live e poi Polpette, Caddyshack, Stripes e Tootsie, sentiva il bisogno di esplorare strade nuove. Quelle arriveranno poi tra Jim Jarmusch, Sofia Coppola e Wes Anderson. Prima però ci fu S.O.S. Fantasmi: il ritorno sulla scena.

Robert Mitchum e Bill Murray in una scena di S.O.S. Fantasmi
Robert Mitchum e Bill Murray in una scena del film

Pur di assicurarsi la presenza di Murray in S.O.S. Fantasmi, l’executive Art Linson scucì un corposo assegno da 6 milioni di dollari. Una cifra esorbitante per l’epoca e per una ragione ben precisa. In quei quattro anni di assenza l’attesa intorno al coming-back di Murray fu febbrile. A detta di Linson: «Assieme a Eddie Murphy è l’unico nome in grado di attirare 10 milioni di dollari in biglietti in pochi giorni». Salito a bordo del progetto lavorò allo script a stretto contatto con Glazer e O’Donoghue in modo da ampliare e dare sostanza sia alla sottotrama romantica con Claire (un’adorabile Karen Allen) che alle relazioni umane e familiari di Cross. L’entusiasmo, tuttavia, si spense del tutto durante la lavorazione tanto che Murray, in un’intervista promozionale poche settimane dopo la distribuzione in sala, definì S.O.S. Fantasmi come: «Un grande, lungo e sciatto film».

Nel cast del film anche Karen Allen
Nel cast del film anche Karen Allen

La lavorazione di S.O.S. Fantasmi fu infatti ricca di conflitti. Uno in particolare riguardò le riprese del climax, l’epilogo in cui Cross rivela la sua redenzione in diretta televisiva. Glazer e O’Donoghue definirono la scena come: «La più difficile che avessimo mai scritto». Dello stesso avviso Murray che, oltre a sentirsi addosso il peso dell’essere la stella del film, voleva un momento recitativo centrale per sé, come a voler dimostrare di poter essere un grande interprete drammatico. E lo fece, in quei cinque minuti Murray è emotivo, intenso, straordinario, tanto da decidere di deviare dalle posizioni marcate delle parole incise su carta per andare oltre, improvvisando a briglia sciolta. Fu talmente forte quel momento che quando finì la scena sembrò quasi sul punto di avere un crollo mentale.

Nei cinema italiani S.O.S. Fantasmi fu distribuito il 3 febbraio 1989
Nei cinema italiani S.O.S. Fantasmi fu distribuito il 3 febbraio 1989

Di parere contrario O’Donoghue che fece un commento sarcastico: «Oddio, ma cos’era? L’ora di Jim Jones?» che per chi non afferrasse immediatamente la citazione è un rimando ai discorsi del predicatore Jim Jones e al tristemente famoso Eccidio di Jonestown del novembre 1978. Una reazione fuori fuoco che scatenò l’ira di Donner: gli diede un pugno sul braccio, lasciandolo contuso per una settimana. Fu comunque l’anticamera di una serie di situazioni poco piacevoli. Come con Carol Kane (Fantasma del Natale Presente) che oltre ad aver sperimentato numerose crisi di pianto per via delle sequenze violente del personaggio, fu ridicolizzata da Donner quando si trattò di girare la scena di ballo. Secondo O’Donoghue Donner non aveva il minimo senso della commedia, tanto da aver omesso gli elementi più sottili dello script in favore di quelli più rumorosi, veloci e d’impatto.

Bill Murray e Carol Kane in un momento del film
Bill Murray e Carol Kane in un momento del film

Il risultato fu che dello script originale di S.O.S. Fantasmi fu usato appena il 40% del materiale, e quel poco che è sopravvissuto fu manipolato opportunamente. Il malessere di Murray fu tale che ebbe a dire: «Il film sarebbe sarebbe potuto essere davvero fantastico, aveva un buon script, ma Donner continuava a dirmi di andare più forte, più forte, sempre più forte, a un certo punto ho pensato che fosse sordo. Non nascondo essere stata un’esperienza vissuta con una discreta dose di infelicità». Il tutto acuito da un set: «Polveroso, puzzolente e fumoso» dove la neve finta utilizzata finì perfino con il fargli tossire sangue. Tutt’altro che un’esperienza piacevole insomma. Tossica sarebbe il termine giusto, che nonostante tutto ha regalato ai posteri uno dei più spassosi e preziosi film di Natale che la storia del cinema ricordi.

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Qui sotto potete vedere il trailer del film 

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