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Il Fuoco della Giustizia | Donald e Kiefer Sutherland e un western di Frontiera e religione

Un padre, un figlio e una terra da difendere: un western da riscoprire con Donald e Kiefer Sutherland

MILANO – Spulciando tra gli inediti di ieri e oggi per la nostra rubrica WestCorn (trovate qui tutte le puntate precedenti), ecco qui un bel western da recuperare, uscito nel 2015 in Italia, direttamente in Home Video e in streaming (oggi lo trovate su Apple TV+, Prime Video) senza passare in sala: Il fuoco della giustizia, un film dal cast stellare in cui spiccano il compianto Donald Sutherland, il figlio Kiefer, Demi Moore nonché due facce piuttosto note negli Studios di Hollywood come Michael Wincott e Brian Cox. Il regista? Jon Cassar, filmmaker poco più che televisivo che conosce bene Sutherland Jr. per averlo diretto in 24, e che qui se la cava piuttosto bene, alternando meravigliosi paesaggi (è un western stranamente molto verde, ambientato su colline alberate), dialoghi intensi e riuscite scene d’azione.

Father and Son.

Il protagonista de Il Fuoco della Giustizia è John Henry Clayton (Kiefer Sutherland), attaccabrighe dal grilletto facile che ha dovuto abbandonare la famiglia per combattere la Guerra di Secessione, salvo poi vagare solitario alla fine del conflitto per dimenticarne gli orrori vissuti e ritardando di qualche anno il suo ritorno. Al suo arrivo, la madre è morta e il padre (Donald Sutherland), è arrabbiato con lui per essere stato lontano (oltre che per questioni personali che emergeranno durante il dispiegarsi dei fatti). Attorno a loro, una cittadella in cui piccole famiglie abbienti e di buon gusto vivono in villette costruite con il sudore dei genitori, ansiosi di regalare ai loro figli il sogno americano e pronti a difendere la proprietà con il fucile.

Pistolero Donald Sutherland.

Il rapporto tra John e il padre – che è anche il reverendo della Chiesa – è complesso e conflittuale. L’uno rimprovera all’altro di non averlo amato abbastanza, probabilmente perché il figlio prediletto era il minore, morto anni addietro per una ragazzata sul fiume, fatto di cui forse il padre rimprovera la responsabilità a John. Ma il ragazzo, ormai uomo, dice di essere cambiato: ha abbandonato le armi, non solo perché la guerra è finita, ma perché ha deciso di non usare la forza per risolvere le diatribe, preferendo il dialogo e il buon senso alle risse da bar, e scegliendo di vivere disarmato.

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Demi Moore versione western.

C’è – eccolo – ovviamente un piccolo problema, rappresentato dal signor James (Brian Cox) e dai suoi scagnozzi. Lui vorrebbe acquistare tutti i terreni delle colline circostanti per creare un proprio feudo e lo fa anche insistendo con mezzi non proprio pacifici, che vanno oltre la minaccia, seguendo le famiglie che abitano i terreni bramati dal ricco e intrattabile capobranco. Arriva quindi il primo morto, poi il secondo, ma quando quei farabutti oltrepasseranno la linea, John non potrà più né tacere, né evitare di agire.

Brian Cox, il villain.

Il fuoco della giustizia di cui si fa menzione nel titolo ha una doppia accezione: da un lato si tratta del fuoco delle pistole che John azionerà per ripristinare un po’ di giustizia, dall’altro si tratta del fuoco interiore che John possiede, un dono divino e, al tempo stesso, una dannazione, perché lo costringe, tramite la sua sete di giustizia, ad agire contro il suo stesso interesse, in direzione opposta alla nuova vita che si era scelto, dritto verso l’oblio dei suoi fantasmi di morte e dell’inquietudine di chi non ha un posto dove andare.

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Una scena del film.

Come una specie di Gesù con la pistola (facendoci intendere che l’avrebbe avuta anche quello vero, fosse nato nel far west), John sacrifica se stesso per gli altri, per la giustizia, anche a costo di andare contro la legge. Certo, il cambio di prospettiva sul mondo, la guerra, il ritorno a casa e il rimorso per il passato lo hanno anche fatto riavvicinare ad una Chiesa in cui non credeva, non a caso quando il nuovo John comprende che la novella etica da cowboy che porge l’altra guancia sta diventando una presa di posizione egoistica di cui potrebbero pagare altri le conseguenze, la abbandona senza esitazioni.

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Demi Moore e Kiefer Sutherland in una scena.

Film godibile e interessante, Il Fuoco della Giustizia, in particolare nella gestione della battaglia e del duello tra John e Dave (Michael Wincott), il mercenario al soldo di James, l’unico della gang che ha combattuto la guerra (dalla parte opposta del fiume rispetto al protagonista) e il solo in grado di avere una concezione della legge onesta e di riconoscere gli onori del caso al nemico. Nella scorrettezza generale dei suoi, Dave è l’unico che affronta John faccia a faccia. Non per odio, ma semplicemente per rispettare il contratto firmato con il capo, un contratto che ha il dovere di portare a termine. Anche in caso di sconfitta.

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Due cowboy a riposo: Donald Sutherland e il suo fedele amico.

Non vi diciamo come finisce, ma l’ending di Il Fuoco della Giustizia ha la funzione di riconciliare la legge umana (scritta e firmata) con la giustizia divina. Insomma, anche se i loro obiettivi possono essere diversi, tra due sistemi di valori ordinati c’è sempre spazio per il dialogo, oltre che adeguati luoghi adibiti alla soluzione delle controversie. Nel West, lo sappiamo, questo spazio è il duello, che seppur deve sempre terminare con la morte di uno dei due contendenti, non cede al caos spietato, non ricade nel disordine, ma ritualizza un conflitto imponendo le regole del gioco. E l’esito deve essere sempre accettato.

  • Qui invece le altre puntate di WestCorn
  • HOT CORN GUIDE | 5 film per celebrare Donald Sutherland
  • VIDEO | Qui per il trailer di Il fuoco della giustizia: 

 

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