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Jane Got A Gun | Natalie Portman, Joel Edgerton, il West e un classico contemporaneo

Nel sottovalutato western revisionista di Gavin O’Connor anche Ewan McGregor. Su Prime Video

Jane Got a Gun, un classico contemporaneo
Jane Got a Gun, un classico contemporaneo

MILANO – Può essere possibile, al giorno d’oggi, girare un western classico, nel senso più pieno del termine? Certamente sì, e Jane Got a Gun ne è la dimostrazione plastica e inequivocabile, compresi gli innumerevoli problemi di produzione che ha avuto (era già nella black list delle miglior sceneggiature non prodotte nel 2011, ma ci vollero altri due anni e diversi cambi di cast e regista, prima che si riuscisse a far partire il progetto definitivo). A fare la padrona di casa, dentro e fuori dal set, è la sempre ottima Natalie Portman (protagonista assoluta e co-produttrice del film): la storia della sua Jane è quella di una vita distrutta dalle contingenze e dalla Storia, e di una donna che prova con tutte le sue forze a ricostruirla per ritagliarsi il suo spazio facendo lo slalom tra uomini buoni e cattivi.

Natalie Portman è Jane
Natalie Portman è Jane

Siamo nel 1871 e Jane (Natalie Portman) vive con figlia e marito (Noah Emmerich) nel New Mexico – allora ancora territorio oltre confine – in una casa volutamente isolata che ricorda quella abitata da Claudia Cardinale in C’era una volta il west. Anche in questo caso, come nell’opera di Leone, c’è una verità tutta da scoprire, perché la signora è evidentemente in fuga da qualcosa e si porta dietro un fardello di violenti ricordi e di conti in sospeso che Gavin O’Connor, attraverso la sua regia, è molto bravo a raccontarci progressivamente, tramite una serie di flashback e con una ragionata gradualità che ci aiuta ad approfondire la vita dei personaggi e il modo in cui siano intrecciate le loro relazioni (una sovrapposizione di piani narrativi con cui il regista tornerà a divertirsi, seppur in maniera differente, sia in Tornare a vincere, sia in The Accountant).

Jane Got a Gun
Jane Got a Gun

Eppure nel 1864, solo sette anni prima, Jane stava vivendo un’esistenza idilliaca nel Missouri, fatta di passeggiate nei campi e carezze al frumento con il suo fidanzato Dan (Joel Edgerton, anche co-sceneggiatore del film), ma la Guerra di Secessione e l’ostinazione tutta maschile del voler partecipare al conflitto finirono con il portarle via tutto, serenità compresa, lasciandola sola e disorientata con la sua bambina. Fu così che, nella speranza di sopravvivere, si unì ad una carovana di migranti guidati dal bandito John Bishop (Ewan McGregor), uno di quei farabutti che offre protezione alla povera gente mostrandosi disponibile e disinteressato, ma che con il passare dei giorni svela senza troppi complimenti i suoi diabolici progetti (e a questo punto, il resto ve lo facciamo raccontare dal film, che trovate in streaming su Prime Video).

Ewan McGregor è John Bishop in Jane Got a Gun
Ewan McGregor è John Bishop in Jane Got a Gun

Natalie Portman riesce incarnare in quel suo corpicino tutte le caratteristiche dei grandi personaggi femminili del western, un genere troppo spesso liquidato come maschilista, ma che in realtà – compatibilmente con gli anni in cui sono stati girati i film – ha spesso un’altra considerazione della donna, soprattutto da un punto di vista morale. Jane è classicamente moglie come Maureen O’Hara in Rio Grande, ma è anche altrettanto tradizionalmente contesa tra due uomini, come Olivia Dandrige ne I Cavalieri del Nord Ovest. E come queste è in grado di scegliere con criteri razionali, sa il fatto suo ed è parte attiva delle dinamiche del gioco. Il suo nome ricorda quello di Calamity Jane, la famosa pistolera, ma forse anche di più quello della diva Jane Fonda, che ha portato nel mondo del west il tema della consapevolezza femminile, interpretando donne pronte al riscatto e coscienti dei propri diritti e della propria forza. Jane Got a Gun non rappresenta un cambiamento nella concezione della donna nel west (che sarebbe anacronistico), ma ha il merito di renderla davvero protagonista della narrazione, e questo non perché sia sexy o per farle scimmiottare le pistolettate una volta riservate agli uomini, ma perché soffre. E questo fa sì che abbia una storia da raccontare, che guarda caso va di pari passo con le evoluzioni di una civiltà in divenire: l’America.

Joel Edgerton e Natalie Portman
Joel Edgerton e Natalie Portman

E allora questa diventa la questione più interessante del film, perché il protagonista non è più l’eroe o il bandito, ma una donna che patisce e reagisce ad una socialità primitiva che è necessario sconfiggere e superare. Ma qui non si vuole demolire, decostruire o rivisitare il genere western, al contrario, lo si vuole ampliare aggiungendo un punto di vista nuovo, che è parte integrante di quello stesso mondo e mantiene intatti, e anzi rilancia e conferma, i valori e gli insegnamenti del genere classico. Per questo, anche nella sua estetica, il film rimane volutamente e orgogliosamente adeso ai canoni classici, e sin dalle prime inquadratura non possiamo far altro che pensare a Sentieri selvaggi e alle più paradigmatiche cavalcate nella Monument Valley; così il racconto rimane inquadrato in un sistema epico, in cui il melodramma porta avanti l’intreccio con i suoi equivoci e le sue drammaticità, ma quello che viene messo in scena è, ancora una volta, nient’altro che la lotta tra il bene e il male.

jane got a gun
Oltre la frontiera

La distinzione (classica) tra buoni e cattivi rimane quindi perfettamente intatta e priva di ogni possibilità di confusione, e starà al giudizio insindacabile di Jane scegliere da che parte si dovrà andare, trasformando la donna nel custode-ideatore dei veri valori americani, nel motore consapevole della Storia. Solo per un istante, verso il finale, in uno dei momenti di maggior intensità del film, si ha la sensazione di poter virare verso le ciniche dinamiche leoniane (quelle del tipo «Non puoi uccidermi perché solo io so come arrivare in quel luogo segreto») ma il senso di giustizia e l’inflessibilità di una lucidissima Jane (farciti con un pizzico di vendetta) ci portano inevitabilmente e immediatamente al lieto fine, in cui il trionfo dei giusti spinge il confine della civiltà ancora un po’ più ad Ovest, relegando i cattivi in un passato privo di regole di convivenza, incompatibile con le certezze della libertà e della democrazia.

  • Se volete leggere altri Western, scoprite la nostra sezione: West Corn
  • VIDEO | Qui per il trailer di Jane Got A Gun: 

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