in

Steven Spielberg e la vera storia della bambina con il cappotto rosso di Schindler’s List

Il film del 1993 torna nelle nostre sale dal 24 al 27 gennaio per il 25º anniversario dell’uscita

Oliwia Dabrowska in una scena di Schindler's List di Steven Spielberg.

I piccoli passi, la confusione, le grida della gente. E poi i colpi di fucile, le lacrime, gli sguardi perduti e, in mezzo al bianco e nero, una piccola macchia di colore ad illuminare la scena: una bambina con un cappottino rosso. Era uno dei passaggi più strazianti di Schindler’s List di Steven Spielberg – in sala dal 24 al 27 gennaio per celebrare il venticinquesimo anniversario dell’uscita – il simbolo di un’inutile speranza destinata poi a morire come altri milioni di persone, una visione feroce che scuoteva cuore e coscienza di Liam Neeson, dando inizio alla missione di Oskar Schindler che avrebbe salvato poi oltre mille persone.

Una rara immagine di Steven Spielberg sul set di Schindler’s List con Oliwia Dabrowska.

Ma chi era quella bambina? E che fine ha fatto? Il suo nome era Oliwia Dabrowska, aveva solo quattro anni ed era stata scelta da Spielberg sul set polacco del film poco prima delle riprese. Oliwia non capiva e non sapeva esattamente cosa stesse succedendo attorno a lei, in quel continuo movimento di genti che fingeva di essere altrove. «No, e non potevo certo saperlo. L’ho capito molto tempo dopo solo, quando finalmente sono riuscita a vedere Schindler’s List: avevo undici anni», ha spiegato la Dabrowska in un’intervista al Times«Rimasi sconvolta per settimane, avrei voluto dimenticare tutto, avrei voluto cancellare per sempre quelle immagini…».

Oliwia-Dabrowska- Schindlers-List
Oliwia Dabrowska in una scena di Schindler’s List. Era il 1993.

Polacca, nata nel 1989, la Dabrowska a fine riprese, siamo nel 1993, aveva fatto una solenne promessa a Spielberg che, salutandola, le aveva espressamente chiesto di non vedere Schindler’s List almeno prima di aver compiuto diciotto anni. Non mantenne la promessa e si ritrovò improvvisamente bambina dentro il film, un volto innocente che diventava il manifesto dell’orrore, filmata prima per le strade di Cracovia durante il rastrellamento nazista, poi verso la fine del film, priva di vita, portata su un carro, un corpo tra i molti, un cuore tra i tanti. La mostruosità dell’Olocausto in una singola immagine.

Venticinque anni dopo: un’immagine recente di Oliwia Dabrowska. Foto Piotr Malecki.

«Aveva ragione lui. Aveva ragione Spielberg», ha ammesso la Dabrowska, «non avrei mai dovuto vedere Schindler’s List prima di diventare adulta, perché non avevo gli strumenti necessari per rielaborarlo, per capirlo. Ricordo che rimasi sotto choc per lungo tempo dopo averlo visto. Al liceo cercai perfino di non dirlo a nessuno che ero proprio io quella bambina dal capotto rosso. Cercai di far finta di nulla. Ci ho messo anni a dimenticare quel trauma, ma oggi posso dire di essere orgogliosa di aver partecipato a un’opera tanto importante».

Oliwia-Dabrowska-Schindlers-List.
L’apparizione di Oliwia Dabrowska alla fine di Schindler’s List.

Oliwia Dabrowska oggi ha ventinove anni, vive in Polonia, non ha quasi più fatto nulla al cinema, i film lasciati indietro tra studi e progetti differenti eppure la sua bambina dal cappottino rosso non solo è diventata un simbolo dell’Olocausto e di ogni Giornata della Memoria degli ultimi vent’anni, ma è entrata a far parte anche della complessa galleria dei bambini che affollano il cinema di Spielberg, da Henry Thomas in E.T. alla più recente Ruby de Il Grande Gigante Gentile, senza dimenticare Christian Bale ne L’impero del sole. Piccole creature che subiscono gli errori degli adulti per poi pagarli a un prezzo altissimo: la loro innocenza.

Lascia un Commento

Noi, il poster del film di Jordan Peele.

Tutto quello che dovete sapere su Noi, il nuovo horror di Jordan Peele

Il lungo addio: undici anni dopo, un ricordo di Heath Ledger