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Da Spielberg a Instagram | La storia della bambina con il cappotto rosso di Schindler’s List

Gli attori, il set, quella bambina che non capiva e che oggi è su Instagram: chi era Oliwia Dabrowska?

Oliwia Dabrowska in una scena di Schindler's List di Steven Spielberg.

MILANO – I piccoli passi, la confusione, le grida della gente. E poi i colpi di fucile, le lacrime, gli sguardi perduti e – in mezzo a quel ritratto in bianco e nero – una piccola macchia di colore ad illuminare la scena: una bambina con addosso un cappottino rosso. Ricordate? Era uno dei passaggi più strazianti di Schindler’s List di Steven Spielberg, un’immagine feroce e potentissima che divenne anche il simbolo di una speranza destinata poi a morire con altri milioni di persone. Era la visione che scuoteva cuore e coscienza di Liam Neeson – e in quella scena al suo fianco, sul cavallo, c’era anche la nostra Beatrice Macola, che sarebbe scomparsa pochi anni dopo – dando inizio alla missione di Oskar Schindler che avrebbe salvato poi oltre mille persone.

Una rara immagine di Spielberg sul set di Schindler’s List con Oliwia Dabrowska.

Ma chi era quella bambina? E che fine ha fatto? Il suo nome era Oliwia Dabrowska, aveva solo quattro anni ed era stata scelta da Spielberg sul set polacco del film, poco prima delle riprese. Oliwia non capiva l’inglese e non sapeva esattamente cosa stesse succedendo attorno a lei, in quel continuo movimento di genti che fingevano di essere altrove, che fingevano di essere altro. «No, e non potevo certo saperlo. L’ho capito solo molto tempo dopo, quando finalmente sono riuscita a vedere Schindler’s List. Avevo undici anni», ha spiegato qualche anno fa la Dabrowska, in un’intervista al Times«Rimasi sconvolta per settimane. Avrei voluto dimenticare tutto, avrei voluto cancellare per sempre quelle immagini, ma ormai non potevo».

Oliwia-Dabrowska- Schindlers-List
Oliwia Dabrowska in una scena di Schindler’s List. Era il 1993.

Polacca, nata nel 1989, la Dabrowska a fine riprese, siamo nel 1993, aveva fatto una solenne promessa a Spielberg che, salutandola, le aveva chiesto solo una cosa: non vedere Schindler’s List almeno prima di aver compiuto diciotto anni. Oliwia non ci riuscì, non mantenne la promessa e si ritrovò improvvisamente bambina dentro quel film in bianco e nero, un volto innocente che diventava il manifesto dell’orrore, filmata prima per le strade di Cracovia durante il rastrellamento nazista, poi verso la fine del film, priva di vita, portata su un carro, un corpo tra i molti, un cuore tra i tanti. Spielberg era riuscito a ritrarre la mostruosità dell’Olocausto in una singola immagine.

Oliwia Dabrowska oggi in un’immagine del suo profilo Instagram.

«Aveva ragione lui, sì. Aveva ragione Spielberg», ha ammesso la Dabrowska, «non avrei mai dovuto vedere Schindler’s List prima di diventare adulta, perché non avevo gli strumenti necessari per rielaborarlo, non potevo capirlo. Ricordo che rimasi sotto choc per lungo tempo dopo averlo visto. Al liceo cercai perfino di non dire a nessuno che ero proprio io la bambina dal capotto rosso di quel film. Cercai di far finta di nulla. Ci ho messo anni a dimenticare quel trauma, ma oggi posso dire di essere orgogliosa di aver partecipato a un’opera tanto importante».

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L’apparizione di Oliwia Dabrowska alla fine di Schindler’s List.

Oliwia Dabrowska oggi ha trentuno anni, vive a Cracovia, ha un profilo Instagram e non ha quasi più fatto nulla al cinema, i film lasciati indietro tra studi e progetti differenti eppure la sua bambina dal cappottino rosso non solo è diventata un simbolo dell’Olocausto e di ogni Giornata della Memoria degli ultimi ventisei anni, ma è entrata a far parte anche della complessa galleria dei bambini che affollano il cinema di Spielberg, da Henry Thomas in E.T. al Ruby de Il Grande Gigante Gentile, senza dimenticare Christian Bale ne L’impero del sole. Piccole creature che subiscono gli errori degli adulti per poi pagarli a un prezzo altissimo: la loro innocenza.

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