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Caffè, diamanti e colori: la colazione pulp de Le Iene

Sei uomini, una rapina andata male e quella scena iniziale che ha fatto la storia del cinema

È una mattina qualsiasi a Los Angeles. Una di quelle che scordi subito, una di quelle in cui tutto è passivo, una di quelle in cui non succede nulla di nulla. Se non fosse che, seduti al tavolo del Pat and Lorraine’s Coffee (ed esiste ancora, lo trovate sulla Eagle Rock Boulevard), ci sono sei tizi vestiti di nero – più due boss troppo sdruciti per essere credibili – che, oltre decidere se dare o no la mancia alla cameriera – per dire, Mr. Pink, non è d’accordo, la sua tazza fumante di caffè espresso gli è stata riempita solo tre volte, inaccettabile –, stanno pianificando un colpo ad un grossista di diamanti. Il momento topico, la discussione attorno ad una colazione, diciamo, ultra (ultra) calorica, dura circa nove minuti, con la telecamera di un certo Quentin Tarantino che non stacca mai, a girare di continuo sui volti dei sei stropicciati protagonisti, chiamati come una tavolozza di colori: Blonde, Blue, Brown, Orange, Pink, White.

La colazione delle iene.

Ecco, da quella colazione in poi, culminata con i titoli di testa sulle note di Little Green Bag di George Baker, il cinema che conoscevamo aveva, quasi per magia, cessato di esistere. Un tizio alto, nato nel Tennessee ma scappato nella California dei grandi sogni, dopo aver studiato cinema alla videoteca Manhattan Beach Video Archives, gira in cinque settimane appena, con un budget che low è dir poco, il suo primo lungometraggio, Reservoir Dogs. Le Iene, titolo italiano con cui uscì nel 1992, dopo essere stato cambiato dal meno fortunato Cani da Rapina (e se avete una di quelle locandine a casa, con il titolo scartato, siete molto fortunati), fu subito una folgorazione: per dirne una, ”Rivoluzionario”, urlarono dopo averlo visto al Sundance. Ed era vero, lo stile, gli intenti, il linguaggio, non avevano nulla a che fare con quello visto prima di allora. A cominciare proprio dalla leggendaria apertura: un dialogo fine a se stesso, superficiale, eppure incredibilmente magnetico.

le iene
Magic moment.

Chi ha la fortuna di vedere Le Iene per la prima volta, dovrebbe sapere che per recepirlo totalmente, deve replicare con una seconda visione. Perché la rapina pulp di Tarantino – pur essendo lineare nella storia, con un colpo andato male e un gioco di sospetti e sangue su un possibile ”colore” infiltrato nella banda – anche a distanza di ventisei anni e tanto cinema che ne ha preso in prestito lo stile, continua ad essere colmo di elementi, dettagli, frammenti, storie. Tutto è statico ma tutto corre a perdifiato, poggiato su una sceneggiatura d’acciaio e un montaggio perfetto (Sally Menke, scomparsa nel 2010), in cui entrano ed escono di scena un gruppo di attori formidabili: Harvey Keitel, Tim Roth, Steve Buscemi, Michael Madsen, Chris Penn, Lawrence Tierney, lo stesso Tarantino, addirittura lo scrittore Edward Bunker, mentore e amico del regista, nonché (ex) vero criminale, dal passato che pare uscito direttamente da un film.

le iene dance
Stuck in the Middle with You.

Così come Pulp Fiction (che vi avevamo raccontato qui), arrivato un paio di anni dopo Le Iene, il senso del tempo è rarefatto, quasi assente. Sembra iniziare da dove finisce e viceversa: all’interno, in 99 minuti, c’è il basso e l’alto, il sacro e il profano, il cinema colto e quello brusco, sporco, sfatto. Dialoghi insensati – quello sulle hit di Madonna, per esempio – e scene madri, citate, omaggiate, criticate. E sì, il pensiero non può non andare al balletto sadico Michael Madsen, con il rasoio puntato sull’orecchio del poliziotto, le note degli Stealers Wheel e Stuck in the Middle with You, e la camera di Tarantino che si sposta verso l’alto, perché forse, è troppo pure per lui. E la domanda che fa Madsen, ”Per te è stato bello come lo è stato per me?”, subito dopo quella scena, spiazzante e crudo, lascia interdetti. E la risposta non è così scontata. Film fondamentale.

Volete rivedere il film? Lo trovate su CHILI: Le Iene

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