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Serpico | Al Pacino, Sidney Lumet e i cinquant’anni di un’incredibile storia vera

L’indagine, la Commissione Knapp, Paul Newman e Robert Redford. Riscoprire un capolavoro

Uno straordinario Al Pacino è Frank Serpico nel (quasi) omonimo film di Sidney Lumet del 1973
Uno straordinario Al Pacino è Frank Serpico nel (quasi) omonimo film di Sidney Lumet del 1973

ROMA – Il 3 febbraio 1971, al 778 di Driggs Avenue, Brooklyn, quattro agenti del comando di polizia di Brooklyn North ricevettero una soffiata su un grosso affare di droga. Due poliziotti, Gary Roteman e Arthur Cesare, rimasero fuori. Un terzo, Paul Halley, si fermò davanti al condominio. L’ultimo di loro, Frank Serpico, salì dalla scala antincendio per poi scendere al piano di sotto e seguire due sospettati dall’esterno. La polizia aspettò il momento giusto per coglierli in flagrante con due sacchi di eroina. Arrestati, Halley rimase con i sospetti mentre Serpico – l’unico dei tre a parlare spagnolo – fu mandato da Roteman sotto-copertura fingendo una contrattazione con lo spacciatore. L’obiettivo? Semplice, farsi aprire la porta per piombargli addosso. Giunti al terzo piano, Serpico andò avanti con Roteman e Cesare a coprirgli le spalle.

Serpico di Sidney Lumet fu presentato nei cinema statunitensi il 5 dicembre 1973
Serpico di Sidney Lumet fu presentato nei cinema statunitensi il 5 dicembre 1973

Serpico bussò alla porta, tenendo ben stretta la rivoltella. La porta si aprì di appena pochi centimetri, quanto basta per provare a incunearsi dentro. Serpico chiamò aiuto ma sia Roteman che Cesare lo ignorarono. Lo spacciatore ebbe tutto il tempo per prendere la pistola e sparare dritto in faccia a Serpico, alla cieca, il proiettile infatti lo colpì nella terra di mezzo tra l’occhio e la guancia sinistra. Nonostante il colpo critico, Serpico riuscì comunque a sparare al suo aggressore, ferendolo mortalmente. Come se non bastasse i colleghi di Serpico non inviarono alcun 10-13 (Agente ferito in azione) al comando centrale. Chi lo fece fu un uomo anziano che abitava nell’appartamento accanto. Quando giunsero i soccorsi Serpico si trovava letteralmente in un bagno di sangue.

Il film racconta la vera storia del Detective Frank Serpico
Il film racconta la vera storia del Detective Frank Serpico

Trasportato d’urgenza al Greenpoint Hospital, il proiettile non ferì mortalmente Serpico, ma danneggiò gravemente il suo nervo uditivo, lasciandolo sordo da un orecchio. A questo va aggiunto un dolore cronico dovuto a dei frammenti di proiettile depositati nel cervello. Nei giorni successivi il suo aggressore, lo spacciatore Edgar Echevarria, fu arrestato e condannato per tentato omicidio. Tre mesi dopo, il 3 maggio 1971, il New York Metro Magazine gli dedicò un articolo (Portrait of an Honest Cop/Ritratto di un poliziotto onesto) a una settimana di distanza dall’inizio del processo dipartimentale presieduto dalla Commissione Knapp, avente ad oggetto un gruppo di poliziotti del NYPD accusati di aver preso tangenti da speculatori e giocatori d’azzardo. Serpico testimoniò davanti alla Commissione Knapp in due occasioni tra l’ottobre e il dicembre 1971. Ecco il testo integrale del suo intervento.

Uno straordinario Al Pacino è l'omonimo protagonista del film
Uno straordinario Al Pacino è l’omonimo protagonista del film

«Attraverso la mia apparizione qui oggi, spero che in futuro gli agenti di polizia non sperimenteranno la stessa frustrazione e ansia a cui sono stato sottoposto negli ultimi cinque anni per mano dei miei superiori perché del mio tentativo di denunciare la corruzione. Mi è stato fatto sentire che li avevo caricati con un compito indesiderato. Il problema è che non esiste ancora l’atmosfera in cui un agente di polizia onesto possa agire senza paura del ridicolo o di rappresaglie da parte dei colleghi. La corruzione della polizia non può esistere a meno che non sia almeno tollerata ai livelli più alti del dipartimento. Pertanto, il risultato più importante che può venire da queste udienze è la convinzione da parte degli agenti di polizia che il dipartimento cambierà. Per garantire ciò un organo investigativo indipendente e permanente che si occupi della corruzione della polizia, come questa commissione, è essenziale».

Serpico/Pacino davanti alla Commissione Knapp
Serpico/Pacino davanti alla Commissione Knapp

Serpico fu il primo agente nella storia del NYPD a farsi avanti per riferire – e successivamente testimoniare apertamente – su una diffusa corruzione sistemica che ammontava a milioni di dollari. Conclusa la sua missione, si ritirò il 15 giugno 1972, un mese dopo aver ricevuto la più alta onorificenza del Dipartimento di Polizia di New York City: la Medaglia d’Onore. Ma senza alcuna cerimonia, a detta dello stesso Serpico: «Mi venne passata sulla scrivania come fosse un pacchetto di sigarette» e nemmeno un regolare attestato. Per quello Serpico dovette aspettare esattamente cinquant’anni dal giorno della sua esperienza di quasi-morte (3 febbraio 2022), a conferma di quanto le sue azioni avessero colpito il punto più profondo del NYPD. Dopo il pensionamento viaggiò per l’Europa, cercando ristoro tra i Paesi Bassi e la Svizzera.

Serpico fu il primo agente nella storia del NYPD a farsi avanti per testimoniare la diffusa corruzione sistemica che ammontava a milioni di dollari.
Serpico fu il primo agente nella storia del NYPD a farsi avanti per testimoniare la diffusa corruzione sistemica

In quel periodo collaborò con lo scrittore Peter Maas che, fresco del successo di The Valachi Papers, vide in Frank Serpico un ottimo soggetto per un romanzo biografico e d’inchiesta (Serpico: The Cop Who Defied the System, edito nel 1973 da Bantam Books). Parallelamente il detective David Durk, anch’egli comparso davanti alla Commissione Knapp, pianificò di vendere i diritti della storia sua e di Serpico per un adattamento cinematografico. I primi negoziati includevano Paul Newman come Durk e Robert Redford come Serpico – il loro secondo film come coppia dopo Butch Cassidy & The Sundance Kid – con Sam Peckinpah alla regia. E sarebbe andata a buon fine se non fosse che Serpico si mise di traverso ritenendo inaccettabile l’idea che figurasse come un aiutante e non come l’unico e solo baluardo difensivo della legalità.

Nei cinema italiani Serpico fu distribuito il 26 febbraio 1974
Nei cinema italiani Serpico fu distribuito il 26 febbraio 1974

Dello stesso avviso lo sceneggiatore John Gregory Dunne che rifiutò questa visione di Serpico perché sentiva bene quanto mancasse una storia in quel concept. Non se ne fece nulla. Peckinpah scelse di dedicarsi a Pat Garrett & Billy Kid, Newman e Redford si consolarono invece con un capolavoro di quella decade: La Stangata. C’era però ancora vita per Serpico. Perché il produttore Dino De Laurentiis, dopo aver collaborato con Maas per il precedente The Valachi Papers (noto in Italia come Joe Valachi – I segreti di Cosa Nostra) di cui acquistò i diritti di utilizzazione economica, fece lo stesso con Serpico: The Cop Who Defied the System per una cifra vicina ai 400.000 dollari. Nonostante la valenza di un concept decisamente interessante, De Laurentiis incontrò numerose resistenze da parte della Paramount Pictures.

Al Pacino e Tony Roberts in una scena del film
Al Pacino e Tony Roberts in una scena del film

A detta di De Laurentiis: «Ritenevano fossero stati girati abbastanza polizieschi e poi nessun produttore americano avrebbe avuto il coraggio di rappresentare la corruzione della loro polizia in un film». In suo soccorso ecco Charles Bluhdorn della Gulf+Western che invece volle a tutti i costi che Serpico arrivasse a vedere il buio della sala cinematografica. Parallelamente Sam Cohn, l’agente di Maas, fu avvicinato dall’executive Martin Bregman dopo che un articolo sulla biografia solleticò il suo interesse proponendo Al Pacino per la parte di Serpico. Allo script lo sceneggiatore Waldo Salt il cui primo draft non impressionò particolarmente né De Laurentiis né lo stesso Bregman («Troppo politico, e la storia poi non rifletteva ciò che volevamo vedere in Serpico» dirà al riguardo). Di parere diverso Maas che comunque aiutò attivamente Salt guidandolo nei punti più oscuri della sua opera.

Il momento topico di quel 3 febbraio 1971
Il momento topico di quel 3 febbraio 1971

Il secondo draft diede la definitiva marcia in più al progetto Serpico, tanto da convincere De Laurentiis e Bregman a ordinargli un trattamento. Sottoposto all’attenzione dello stesso Pacino, solo un incontro con lo stesso Serpico convinse il premiato interprete de Il Padrino (qui per il nostro Longform) ad accettare la parte. Per la regia si fece il nome di quel John G. Avildsen che di lì a poco avrebbe fatto le sue fortune con Rocky (qui per il nostro approfondimento) e che a dire il vero non ritenne il lavoro di Salt all’altezza delle ambizioni filmiche di Serpico. Avrebbe accettato la regia solo se avesse potuto disporre del genio – e della penna – di Norman Wexler con cui aveva precedente collaborato per La guerra del cittadino Joe. Entrambi si recarono a casa di Serpico, in Svizzera.

In origine Serpico sarebbe dovuto essere il secondo film della coppia Paul Newman/Robert Redford, si rifaranno con La Stangata
In origine sarebbe dovuto essere un film della coppia Paul Newman/Robert Redford, si rifaranno con La Stangata

Parallelamente il piano di lavorazione dovette essere riscritto da capo perché Pacino era impegnato sul set de Il Padrino: Parte II. Come se non bastasse ci furono scintille tra Avildsen e Bregman sia a proposito dello script che per il casting (non accettò mai Cornelia Sharpe nel ruolo di Leslie) che per alcune selezioni offerte dal location scouter. Avildsen infatti si era messo in testa di girare una scena nella vera casa dei genitori di Serpico così da dare al racconto una dose generosa di autenticità. Bregman esplose. Chiese un incontro con De Laurentiis che dalla sua non ci mise molto a licenziare il vulcanico regista («Oggi tratterei tutto con più finezza» dichiarò anni dopo Avildsen), al suo posto quel Sidney Lumet noto per la velocità di esecuzione e il rispetto dei tempi di lavorazione.

Per la regia di Serpico si fecero i nomi di Avildsen e Peckinpah prima di puntare su Sidney Lumet
Per la regia del film si fecero i nomi di Avildsen e Peckinpah prima di puntare su Sidney Lumet

E infatti, avviata la produzione con un budget di 3 milioni e mezzo di dollari messo in dote dalla Paramount, Lumet organizzò 107 parti parlate in 104 luoghi differenti in modo da restare nei tempi previsti. Iniziate le riprese nel luglio del 1973, la distribuzione di Serpico fu prevista per la finestra della prima settimana di dicembre. Appena quattro mesi di tempo per girare e montare il tutto. Un’esperienza estenuante a detta dello stesso Lumet: «Penso di essere stato più stanco dopo aver finito Serpico che non tutti i film che abbia mai fatto. Solo in termini di logistica ti dà il problema di mantenere il tuo tema emotivo in prospettiva. Devi chiederti non solo dove sono fisicamente, ma anche emotivamente. D’altra parte c’era l’obbligo nei confronti di Frank: essere onesto con la sua vita e non sfruttarla».

F. Murray Abraham in una scena del film
F. Murray Abraham in una scena del film

Dopo due settimane di prove Pacino e Lumet si resero conto che il draft di Salt non era all’altezza di quello di Wexler, ma quello di Wexler aveva dialoghi più poveri. Lumet diede allora agli attori la possibilità di improvvisare alcuni dialoghi. Il vero problema sorse poi nella gestione di barba e baffi di Pacino. Specie perché Lumet – per via anche dello stile di montaggio di Dede Allen che diede a Serpico delle transizioni delicate e morbide nel suo sviluppo narrativo decennale – diede loro il compito di scandire i vari momenti della vita di Frank. In realtà, rispetto a ciò che vediamo nel cut definitivo, Lumet girò il film al contrario. Pacino iniziò quindi la lavorazione con barba e capelli folti per poi essere rasato sino ai baffi e infine i capelli.

Serpico: Idealismo, verità e compromesso nella vita di un poliziotto onesto
Serpico: Idealismo, verità e compromesso nella vita di un poliziotto onesto

E d’altra parte non c’è da stupirsi visto che l’incipit di Serpico corrisponde al suo climax. Un’ingegnosa narrazione circolare dal taglio realistico e dalle immagini vivide il cui montaggio alternato in apertura di racconto determina un dislivello valoriale tra idealismo, verità e compromesso nella vita di un poliziotto, acuito sempre più dallo sviluppo narrativo. Tra pestaggi e comprensione, burocrazia, strozzini legalizzati ed etica inscalfibile, Lumet imbastisce una narrazione ricchissima di eventi dal ritmo metodico nei suoi 130 minuti di sviluppo in cui il passato narrativo diventa, gradualmente, presente fatto di «Uomini di fascino, tanto più malvagi in quanto umani e comprensibili». Per un Serpico in assoluto il più oscuro di tutte le produzioni targate Lumet, dalla regia claustrofobica di privazione di colore: «Cercavo di negare il colore, di realizzare un’immagine a colori che non fosse colorata».

Il film fu girato al contrario in modo da "giocare" con la barba di Pacino
Il film fu girato al contrario in modo da “giocare” con la barba di Pacino

Per prepararsi a Serpico Pacino – che a un certo punto sembrava perfino sul punto di lasciare il film dopo che Bob Fosse gli sottopose lo script di Lenny (al suo posto un Dustin Hoffman indimenticabile e troppo poco celebrato) – partecipò ad alcuni turni di notte degli agenti del NYPD ma sentiva non essere abbastanza per un attore da Metodo come lui. Calatosi perfettamente nella dimensione caratteriale di coraggio, determinazione mista a ostinazione e puro eroismo del suo alter-ego Serpico, Pacino iniziò ad attraversare zone pericolose della città tentando perfino di compiere un arresto verso un camionista infuriato per i fumi di scarico del traffico newyorchese. Manco a dirlo si avvicinò moltissimo a Serpico che invitò a trascorrere del tempo con lui in una casa presa in affitto a Montauk.

Al Pacino fu sul punto di lasciare il progetto in pre-produzione dopo che Bob Fosse gli sottopose lo script di Lenny
Al Pacino fu sul punto di lasciare il progetto in pre-produzione dopo che Bob Fosse gli sottopose lo script di Lenny

Fu come estasiato dalla visione di Serpico e dalla sua voglia di rendere il NYPD libero dalla corruzione. Del tempo trascorso insieme c’è un aneddoto particolare raccontato da Pacino in un’intervista di qualche tempo fa: «Una volta eravamo a Montauk. Eravamo seduti lì, sulla spiaggia, a guardare il mare e ho pensato: Beh, potrei anche essere come tutti gli altri e fare una domanda stupida, e la feci. Gli chiesi: Perché, Frank? Perché l’hai fatto? E lui mi disse: Beh, Al, non lo so. Immagino di dover dire che sarebbe perché se non lo facessi, chi sarei quando ascolto un brano musicale? Voglio dire, che modo di dirlo! Questo è il tipo di ragazzo che era. Mi è piaciuto stare con lui. C’era come della malizia nei suoi occhi».

Da devoto del Metodo, Pacino lavorò in simbiosi con il "vero" Frank Serpico
Da devoto del Metodo, Pacino lavorò in simbiosi con il “vero” Frank Serpico

Tristemente, su ordine di Bregman e Lumet, i due dovettero separarsi con l’inizio della lavorazione, ma non stupisce che per Pacino sia proprio Serpico il film a cui è più affezionato, quello della performance del cuore. Al punto che, a detta dello stesso Lumet, durante la lavorazione Pacino era talmente calato nel personaggio da non poter scindere il suo io dalla dimensione caratteriale ospitata. Arrivò perfino ad essere incapace di gestire le proprie emozioni, settandole automaticamente su Serpico e su ciò che la scena richiedeva in termini di stato d’animo. Una devozione totale al Metodo che si tradusse in una prova d’attore straordinaria fatta di intimità, esplosività e coraggio da vendere. I due si ritrovarono all’anteprima mondiale del 5 dicembre 1973 ma per poco tempo. Serpico infatti non riuscì a finire di vedere il film, sentendosi distante dal risultato ottenuto.

«Questo film non ha assolutamente alcun rapporto con la realtà dei fatti» (Il procuratore distrettuale Burton B. Roberts)
«Questo film non ha assolutamente alcun rapporto con la realtà dei fatti» (Burton B. Roberts)

In un’intervista rilasciata a Pauline Kael per il The New Yorker, Serpico dichiarò come: «Non ho sentito alcun senso di frustrazione, è quel che provi quando non sei in grado di fare nulla». Fosse stato per lui avrebbe affidato il film ad Avildsen con cui rimase in contatto per anni tanto da aver perfino condiviso una proprietà a Long Island negli anni Ottanta. In realtà, nonostante Serpico sia stato accolto benevolmente da critica e pubblico con i suoi quasi 30 milioni di dollari al botteghino world-wide, attirò numerose polemiche, a partire dall’opinione del commissario del NYPD Michael Dodd per cui: «Serpico tende ad implicare che lui fosse l’unico poliziotto onesto dell’intero dipartimento, non è così». Gli fece eco il detective Durk che non apprezzò Serpico né la sua controparte filmica Bob Blair (Tony Roberts).

Due anni dopo Serpico, Lumet-Pacino faranno squadra per quel capolavoro di Quel pomeriggio di un giorno da cani
Due anni dopo Serpico, Lumet-Pacino faranno squadra per quel capolavoro di Quel pomeriggio di un giorno da cani

«Il costo dell’onestà è il martirio» dichiarò Durk in un’intervista al The New York Times. Parallelamente il procuratore distrettuale Burton B. Roberts puntò il dito contro Serpico: «Questo film non ha assolutamente alcun rapporto con la realtà dei fatti». L’unica e sola verità è che quel film, con un concept del genere, con o senza Lumet e Pacino – che comunque contribuirono a renderlo immortale – ebbe talmente tanta energia, talmente tanta forza capace di scuotere le fondamenta di un sistema marcio come quello dei poliziotti corrotti della New York negli anni Settanta, che nessuno si sarebbe mai sognato di appoggiarlo pubblicamente. Avrebbe significato far vincere ancora una volta Frank Serpico, e lui si che quel mondo riuscì a metterselo in tasca e farlo suo.

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Qui sotto potete vedere il trailer del film 

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