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Pochi Dollari per Django, gli spaghetti western e quello scambio di registi

Ufficialmente il film (da rivalutare) è stato diretto da Klimovsky. Ma forse la regia è di Castellari…

Pochi Dollari per Django
Pochi Dollari per Django

MILANO – Se provaste a cercare il titolo di questo film in rete o nei vostri annali, vi accorgereste di quanto poco sia stato considerato in termini di critica e giudizio del pubblico. Per dire, IMDb) assegna a Pochi dollari per Django solo 5.8/10, mentre il Morandini cartaceo (per lo meno nella versione 2011) non va oltre la citazione del titolo, senza degnarlo di nemmeno una riga di commento. Ma attenzione a non sottovalutare troppo questo film, perché è un western che merita molto di più di quanto pensiate.

La fotobusta di Pochi Dollari per Django
La fotobusta di Pochi Dollari per Django

Il film è una delle numerose riproposizioni in versione low cost del western con protagonista il bounty killer interpretato originariamente da Franco Nero nella pellicola di Sergio Corbucci del 1966. Seppur l’originale Django ebbe un solo seguito ufficiale (del 1987), negli anni successivi era molto diffusa la pratica di chiamare il protagonista del western di turno con quello stesso nome, proprio per richiamare il personaggio ideato da Corbucci e attirare pubblico in sala sfruttando l’onda del successo del fortunato spaghetti-western. Più che citazioni o omaggi (come saranno quelli di Tarantino e Thalashi Miike), delle vere e proprie furberie, che spesso hanno nascosto dietro a quei titoli e nomi film di secondo o terzo livello.

Anthony Steffen in Pochi Dollari per Django
Anthony Steffen in Pochi Dollari per Django

Questa volta il cacciatore di taglie è interpretato da Anthony Steffen, che non regge il paragone con il carisma di Franco Nero, ma che grazie al suo predecessore acquisisce autorità sin da subito all’interno del film, senza che nessuno ci debba spiegare la sua storia. Il suo mestiere da cacciatore di taglie lo porta nel Montana sulle tracce del capo di una banda di rapinatori, ma nel tragitto trova il neo-sceriffo morto alle porte della città e, un po’ per caso, un po’ per necessità, finge di essere proprio il nuovo sceriffo arrivato in città. Django deve quindi gestire l’ordine (e di certo con la pistola non è secondo a nessuno), ma si troverà di fronte a una serie di questioni irrisolte tra contadini e pastori del Montana, oltre a scoprire che, forse, non è l’unico a fingere di essere qualcuno che non è (o forse vogliono solo farglielo credere?).

Singolare il fatto che non si sappia chi sia davvero il regista di questo film, perché l’accreditato Leon Klimovsky, pare sia stato aiutato, o forse addirittura sostituito da Enzo Girolami Castellari (figlio della parte italiana della produzione), con il risultato di una pellicola che dà l’impressione di non avere grande personalità dietro la cinepresa, di essere un film girato di fretta e senza idee solide alla base. Ma dalla sceneggiatura di Tito Carpi (curiosamente chiamato ‘Capri’ nei titoli di testa) e Manuel Serbas qualcosa di interessante da trarre c’è, ed è quel clima da guerra-civile-non-dichiarata in cui si trovava il Montana effettivamente in quegli anni, una situazione che spesso viene trascurata nel western, o trattata in maniera diversa: americani contro americani, coloni contro coloni; persone che semplicemente fanno mestieri diversi, incompatibili in un unico territorio, ma che hanno investito tutto su quella vita, e ora non possono tornare indietro e evo tenere la posizione.

Pochi Dollari per Django
Un’altra fotobusta dell’epoca

Oltre ai due protagonisti buono-cattivo, sullo sfondo di questo film si muovono infatti altre forze, che sono le persone vere che abitarono quei luoghi. Non sono buoni o cattivi, loro, sono solo gruppi sociali di fronte ai problemi quotidiani: i contadini vorrebbero allargare le loro piccole proprietà per estendere il coltivato e arrivare a fine mese, i pastori, al contrario, hanno bisogno di più terra libera per poter pascolare (e portare a loro volta a casa la pagnotta). E chiaramente vengono alle mani, anzi, alle armi, e tutti gli altri sfruttano questa guerra civile strisciante per i loro interessi, appoggiando l’uno o l’altro senza farsi troppi scrupoli nel cambiare banderuola, solo cercando di intuire quale vittoria potrebbe tornare più utile. Spaghetti western all’ennesima potenza.

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