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Caro Diario #10: L’American Pavilion, le illusioni e That ’70s Show

In cui si racconta di come l’inviata di Hot Corn a Cannes si rilassi. E trovi Topher Grace

CANNES – Caro Diario, dopo quasi dieci giorni di ricerca da rabdomante, abbiamo finalmente trovato il primo (unico?) posto accogliente di tutto il Festival: l’AmPav. Sembra l’acronimo di un’agenzia governativa top secret, ma la realtà è meno ingarbugliata: è l’American Pavilion, lo stand degli Stati Uniti d’America nel Villaggio Internazionale sulla Croisette. Molte nazioni, infatti, hanno il loro spazio per promuovere il territorio, le varie film commission, i festival e i vari eventi a cavallo tra cinema e turismo. Non sappiamo se in questi confini con sbocco sul porto godiamo di una qualche immunità diplomatica o se siamo ancora su suolo francese, ma l’emozione è palpabile. Perché? Ve lo spieghiamo subito.

Quando finalmente ti rilassi all’American Pavillion.

Punto uno: quando entri qualcuno ti saluta. Con un sorriso. E ti chiede persino come stai e come può aiutarti, al punto che inizi a guardarti intorno per cercare l’operatore di Candid Camera o – magari – Ashton Kutcher in versione nostalgica di Punk’d. No, è tutto vero. Punto due: qualcuno ti accompagna al buffet e ti offre addirittura la password del wi-fi. E qui cominciano le visioni di Karen in Will & Grace che sbotta con il suo Martini: «Enough is enough».

«Lo sapevo che doveva esistere un posto così!»

Punto tre: t’invitano (!!!) ad eventi culturali, talk e persino party (l’ambitissima festa di Star Wars, invece, per inciso, ha scatenato nei paraggi un fenomeno simile al bagarinaggio, con cessione del mitico invito in cambio di concessioni varie). Ci sediamo timidamente in fondo alla sala conferenze, ripensando alle mosse di John Travolta al photocall e aspettando di assistere – purtroppo sempre come protagonista e non come spettatore – all’arrivo minaccioso del bodyguard francese di turno che intima la ritirata con fare imperioso alla Napoleone.

GIF per non dimenticare: John Travolta a Cannes.

Anche mentre scriviamo assumiamo l’aria circospetta di chi sta per derubare il casino, in attesa del buon Topher Grace e del suo incontro con la stampa. Ma non succede niente. Continuano i cenni di saluto e le occhiate simpatiche. Sembra una realtà alternativa. Così cominciamo a rilassarci cominciando a contare i giorni che mancano alla fine di Cannes. Oggi è giovedì e il Festival ha sparato ormai anche gli ultimi colpi (la coppia Han Solo e la querelle Lars von Trier). Sappiate che se a momenti dovesse venirci ritirato il badge con l’accusa d’insubordinazione beh, ecco, è stato bello farvi partecipi di queste (dis)avventure cannensi.

«Hey Lars, possibilità che ritorni ancora a Cannes?».

Dopo questi pensieri più o meno utili ecco arrivare Topher Grace che dopo aver parlato del film di Spike Lee per cui è qui ha affrontato un argomento molto caldo per molti fan: una possibile reunion di That ’70s Show: «Sì, perché ho visto su Instagram che Laura Prepon è qui a Cannes e le ho subito mandato un messaggio ma era già ripartita», riflette lui, «Peccato, sarebbe stato divertente ritrovarsi, ma siamo stati un gruppo talmente unito che non ci siamo mai allontanati davvero. Tornare sul set? Sarebbe divertente, anche solo per farci le risate di un tempo. Ma del resto Ashton (Kutcher, nda) e Mila (Kunis, nda) ormai fanno reunion tutto il tempo». Già: sono sposati.

«Mamma, ho detto che forse, forse, rifaccio That ’70s Show».

 

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