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Sul set de L’apprendistato | Dietro le quinte di un’età difficile chiamata adolescenza

Spazio, musica, natura e ribellione: il nostro incontro a Torino con il regista Davide Maldi

L'apprendistato: una scena del film
Sul set de L'apprendistato

TORINO – Secondo capitolo di una trilogia sull’adolescenza, L’apprendistato di Davide Maldi – presentato al Torino Film Festival e a febbraio in sala – ha come protagonista Luca, adolescente timido quanto ribelle al primo anno di studio in un istituto alberghiero. Un film centrato sull’osservazione dei suoi cambiamenti nel momento di confronto con le prime forme di disciplina in un’età contraddistinta dal naturale rifiuto delle regole. Un percorso di crescita filmato in sintonia con le geometrie severe dell’Istituto del quale abbiamo parlato con il regista, Davide Maldi, tra dettagli rilevatori, natura e una colonna sonora in cui riecheggiano sonorità tribali.

L'apprendistato: una scena del film
Davide Maldi

LA GENESI – «La regola che mi ero dato? Avere regole, stare nel meccanismo della storia. Era anche un mio bisogno di fare film più “rigidi”. Ho cercato di approcciare questo lavoro con la sacralità di un tempo, quando si usava una 16 o una 35mm. Ho provato ad avere un mezzo che non fosse una macchina di contenimento di tante cose ma una traduzione di quello che si aveva davanti. Tutto questo discorso entrava in sintonia con il luogo e la storia che stavo raccontando. Volevo che il film fosse lo specchio di quello che provava Luca. L’Istituto doveva sembrare una sorta di galera per lui. Per sottolineare questo senso di rigore ho cercato di lavorare con ottiche fisse, girando a cavalletto cercando una composizione geometrica che rispecchiasse il luogo e delineasse uno spazio dal quale Luca non esce».

L'apprendistato: una scena del film
Luca, il protagonista de L’apprendistato

LA RIBELLIONE «Ho cercato di studiare il personaggio per capirne anche i movimenti. Ho visto che quando riusciva a liberarsi anche nei movimenti tornava sempre quel ribelle che entrava in contrasto con la scuola. Ero sempre attento a vedere quale immagine poteva aiutarmi a tradurre anche un po’ la sua sfacciataggine. Il dettaglio perfetto si traduce nell’inquadratura in cui mette la mano in tasca durante un’interrogazione».

L'apprendistato: una scena del film
Una scena del documentario

LA NATURA «Il film inizia nell’altura vicino casa del protagonista con gli animali che vengono riportati nei recinti. Quelle situazioni ritornano, anche prepotentemente, durante il film perché il suo senso di appartenenza riecheggia in maniera importante. Altri due esempi in questo senso sono la scena del cinghiale e quella del campo del merlo: le due sequenze portate dal suo immaginario e tradotte nel film».

L'apprendistato: una scena del film
I ragazzi dell’Istituto alberghiero

L’APPROCCIO «Questo film fa parte di una trilogia sull’adolescenza. È un secondo capitolo e ogni film parla, più o meno, dello stesso tema affrontato in modo differente. Ho sempre cercato di avvicinarmi e conoscere i protagonisti, degli adolescenti, come se mi stessi avvicinando a degli animali selvatici. Una visione che ho cercato di tradurre nel film perché il rapporto tra ragazza/ragazzo e animale è sempre presente. Con il massimo rispetto, come quando ci si avvicina ad una tigre che può graffiarti, non c’è bisogno di imporsi nel comportamento ma c’è solo bisogno di fare amicizia e aspettare. Così la mia presenza nella scuola è diventata qualcosa che faceva parte del loro quotidiano».

L'apprendistato: una scena del film
L’apprendistato

LA TRILOGIA «Questi tre film sono una sorta di passaggio di consegna. In ognuno c’è una storia in cui un ragazzo deve fare conto alla propria vita e diventare adulto il più velocemente possibile. Nel primo era una sorta di vagheggiare come degli zombie in un contesto in cui non c’era aiuto dagli adulti. Ne L’apprendistato il protagonista deve, invece, imparare da loro per entrare nel mondo. Nel capitolo conclusivo l’insegnamento è già arrivato ma si rivela un fallimento e il ragazzo deve scontrasi con una resa dei conti. Sarà un film sulla disfatta di una famiglia».

L'apprendistato: una scena del film
Luca in un momento del documentario

LA COLONNA SONORA «Freddie Murphy e Chiara Lee erano i membri di una band che si chiamava Father Murphy che ha avuto un suo seguito importante all’estero. La loro è una musica molto gotica e oscura e abbiamo lavorato insieme ad un aspetto che nel film magari era poco visibile ma era uno dei punti di partenza per il quale questo film doveva esistere: il rito d’iniziazione. Abbiamo cercato di capire quali elementi portati dalle varie sequenza girate richiamavano suoni tribali. Il rumore delle forchette, il respiro, i passi ai quali abbiamo aggiunto il suono del timpano e dei tamburi per avvicinarci a quel suono tribale riconducibile a una ritualità in cui qualcuno è portato a varcare una soglia per diventare altro».

  • Qui potete vedere il trailer de L’apprendistato:

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