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Tra luce e dolore: Midsommar e la fiaba macabra di Ari Aster sull’appartenenza

Un altro horror atipico per il regista di Hereditary. Su CHILI trovate in esclusiva il Director’s Cut

MILANO – Si apre e si chiude con un primo piano Midsommar – trovate il Director’s Cut in esclusiva su CHILI, il nuovo film di Ari Aster che torna alla regia dopo il successo ottenuto con Hereditary, debutto da 79 milioni di dollari al botteghino. È il volto di Dani, interpretata da Florence Pugh, giovane studentessa di psicologia intrappolata in una relazione infelice con Christian (Jake Reynor) la cui vita viene stravolta da una tragedia familiare.

Midsommar: una scena del film di Ari Aster
Ari Aster, Florence Pugh e Vilhelm Blomgren sul set di Midsommar

Un lutto che è anche un esclusione: Dani è rimasta sola, non appartiene più a nulla e a nessuno. Tantomeno a quel fidanzato che resta al suo fianco solo per decenza umana e che decide di seguire, insieme agli amici di lui, per partecipare ad un festival estivo in un villaggio svedese. Nove giorni di antichi rituali ripetuti ogni novant’anni che immergono Dani e gli altri in un’atmosfera irreale fatta di sole perenne e fiori tra i capelli, cerimonie e canti.

Midsommar: una scena del film di Ari Aster
Gli abitanti di Hårga

Ma il villaggio di Hårga, con le sue geometrie simmetriche e tradizioni secolari, mostra ben presto un volto sinistro e ferreo, spezzando la presunta armonia suscitata dall’apparente candore iniziale. È è qui che risiede uno dei punti di maggiore interesse di Midsommar. Come già sottolineato per Heredetary, The Witch di Robert Eggers o Get Out e Us di Jordan Peele, il concetto di horror viene rivoluzionato e modellato per aprire a strade nuove, mischiando i generi o ribaltandoli.

Midsommar: una scena del film di Ari Aster
Florence Pugh è Dani

Perché, altrimenti, in quale altro modo si potrebbe pensare oggi di realizzare un horror? Così Midsommar fonde mito e finzione in una fiaba macabra illuminata dalla luce accecante di Pawel Pogorzelski in cui l’orrore non si nasconde nell’oscurità ma dietro i sorrisi degli abitanti di Hårga. Come per Hereditary, anche Midsommar parte da un’esperienza autobiografica – la fine di una relazione – per tramutarsi in una riflessione più ampia. Tra simbolismi e rituali pagani, il film parla di lutto e del suo faticoso – fisicamente e psicologicamente – processo di elaborazione, della conclusione di un legame sentimentale ma anche dell’eredità culturale e dell’appartenenza sociale.

Midsommar: una scena del film di Ari Aster
La Regina di maggio

Il villaggio, con le sue regole e liturgie, respinge e abbraccia come suggerisce anche la colonna sonora di The Haxan Cloak, divisa tra melodie armoniose e passaggi angoscianti. Dani che in quei nove giorni trascorsi ad Hårga festeggia il suo compleanno dimenticata dal suo ragazzo, rinasce simbolicamente tra gli abitanti del paesino svedese. Una regina dalla corona di fiori che consuma la sua vendetta e torna ad appartenere a se stessa e agli altri attraversando il dolore, tra urla e lacrime che lasciano spazio a quell’ultimo primo piano. Non più orfana, non più sola.

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Qui potete ascoltare un brano della colonna sonora di Midsommar:

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