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Mad Max: Fury Road, Furiosa e l’odissea punk di George Miller

Un action post-apocalittico visivamente spettacolare, tra tempeste di sabbia e declinazioni femministe

Mad Max: Fury Road

ROMA – Ormai la notizia è certa: Furiosa, il prequel di Mad Max: Fury Road, si farà. L’appuntamento è per il 2023. Dietro la macchina da presa sempre George Miller e a vestire i panni dell’Imperatrice troveremo la nuova stella di Hollywood Anya Taylor-Joy, affiancata da Chris Hemsworth e Yahya Abdul-Mateen II. Una sceneggiatura scritta da Nico Lathouris che racconterà gli eventi precedenti al film del 2015. Quello che lo stesso Miller ha definito il legittimo quarto capitolo della saga post-apocalittica iniziata trent’anni prima con Interceptor e riadattata al cinema odierno sotto il duplice profilo narrativo ed estetico dedicata al guerriero della strada, Max Rockatansky.

Mad Max: Fury Road
Charlize Theron è Furiosa: uno dei personaggi più iconici del cinema degli anni Duemila

E, in un’epoca di continui reboot e remake non sempre all’altezza dell’originale, il film, vince la sua sfida con il passato. Un lungo e frenetico inseguimento, mai sfiancante, che ridisegna i contorni del blockbuster unendo all’indiscussa maestria tecnica – dalla fotografia satura e sabbiosa al montaggio convulso ma rigoroso – un’anima punk data dalla lotta per la sopravvivenza dei suoi protagonisti stretti nella morsa tirannica di Immortan Joe, dittatore deforme di una civiltà al collasso.

Mad Max: Fury Road
Tom Hardy è il guerriro della strada Max Rockatansky

E se tra le novità maggiori figura proprio l’ottimo Tom Hardy, che dona al suo “Mad” Max – antieroe perseguitato dai sensi di colpa – un’umanità taciuta, fatta di piccoli gesti e sguardi capaci di amalgamarsi con naturalezza alla frenesia e alla potenza che caratterizza il film, uno degli aspetti chiave che ha sancito il trionfo del film è proprio l’introduzione di Furiosa (Charlize Theron). L’Imperatrice malinconica alla ricerca di redenzione già entrata nella storia del cinema grazie alla sua rabbia mista a fragilità, e delle altre figure femminili – le Cinque Moglie e le Molti Madri – con le quali Miller tratteggia un femminile potente e ribelle senza mai dimenticare la sua componente vitale racchiusa in un sacchetto di semi, simbolo di un nuovo possibile futuro.

chitarre fiammeggianti e muri di amplificatori

Un film che non ha paura di oscurare, in parte, il suo storico protagonista a favore della sceneggiatura e che gioca con le regole stesse del genere, modificandone a piacimento la struttura narrativa. Un action post-apocalittico trascinante e visivamente spettacolare, esaltato dalla colonna sonora fiammeggiante di Junkie XL fatta di ritmi forsennati e tamburi concitati, che, tra tempeste di sabbia, Figli della Guerra, scenari desertici e declinazioni femministe, nasce come fuga per concludersi come ritorno perché Miller ci insegna, attraverso i suoi personaggi, che per liberarsi bisogna combattere, proprio come l’Odisseo del poema omerico.

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Qui potete vedere un Behind the Scene di Mad Max: Fury Road:

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