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Il Delitto Matteotti | La pellicola di Florestano Vancini tra impegno, politica e monito

Cronistoria di uno dei fatti più sconvolgenti della Storia d’Italia. In streaming su Minerva Classic

Il Delitto Matteotti
Il Delitto Matteotti

MILANO – Forse non è un caso che Il delitto Matteotti sia uscito nel 1973. Quello fu un anno violento, politicamente parlando: a destra e a sinistra. Nell’ottobre Enrico Berlinguer, in viaggio verso l’aeroporto bulgaro di Sofia, venne travolto da un camion militare in quello che lo stesso Segretario del PCI – secondo Macaluso – definì un “finto incidente”. Nello stesso anno, il Ministro dell’Interno Mariano Rumor fu vittima di un attacco per mano dell’anarchico Bertoli (fu la “strage della questura di Milano”, 4 morti e quarantacinque feriti), mentre a gennaio venne assassinato in Guinea-Bissau, questa volta con successo, Amilcar Cabral. Se teniamo conto del fatto che parliamo dello stesso anno del colpo di Stato di Pinochet in Cile, della presidenza-a-vita del dittatore filippino Marcos, dell’attentato a Fiumicino (trentaquattro vittime), della Guerra del Kippur, del rapimento di Paul Getty, della nomina di Henry Kissinger Segretario di Stato e dello scandalo Watergate, si comprende quanto potesse essere alta la tensione in quei dodici mesi.

il delitto matteotti
L’on. Giacomo Matteotti è scomparso. Titolava L’Unità…

Ed è proprio in questo contesto polarizzato allo stremo su ogni fronte – mentre in Italia veniva scoperta l’esistenza dell’organizzazione neofascista La rosa dei venti – che l’impegnatissimo Florestano Vancini per Il Delitto Matteotti – disponibile su Minerva Classic che trovate sia su Prime Video che su The Film Club – raccoglie un cast stellare per ricostruire la ormai mitologica vicenda dell’omicidio di Giacomo Matteotti, il deputato di punta del PSU rapito (e poi assassinato) il 10 giugno del 1924, per mano dei fascisti. Tanto per dare un’idea dell’importanza attribuita dal mondo del cinema a questa produzione, elenchiamo il nome di qualche interprete: Franco Nero è Giacomo Matteotti, lo svizzero Mario Adorf è Benito Mussolini, Umberto Orsini è il fascistello Dumini, Vittorio De Sica l’integerrimo magistrato antifascista Del Giudice, Renzo Montagnani il suo assistente giudice Tancredi. E, ancora, Gastone Moschin veste i panni di Filippo Turati, Riccardo Cucciolla è Antonio Gramsci e il regista Damiani Damiani un ottimo Giovanni Amendola.

Franco Nero è Giacomo Matteotti
Franco Nero è Giacomo Matteotti

L’obiettivo del film sembra essere quello di voler mettere in guardia le nuove generazioni (quelle che danno per scontata la Repubblica) dai pericoli dell’atteggiamento fascista. Attraverso il metodo della messa in scena di una ricostruzione storico-giudica dei fatti, Vancini (già fine neorealista ed evidentemente anche profondo conoscitore della Storia) ci mostra la sua concezione del fascismo, che per mezzo di questa squallida vicenda emerge come una sorta di associazione a delinquere, guidata da un capo carismatico – che contestualmente è anche il Presidente del Consiglio – e attiva in tutto il territorio nazionale sotto forma di squadrette e squadracce che agiscono minacciando, picchiando e intimorendo in vario modi gli avversari politici. A volte questo avviene sotto precisa indicazione di Mussolini (vedi l’affare Gobetti), altre (come probabilmente nel caso del delitto Matteotti) i ras e bulletti di turno, vanno un po’ oltre nell’interpretazione dei comandi indiretti del lodo Duce (che, sia chiaro, chiude un occhio volentieri, salvo poi prendere le distanze quando gli si chiede conto delle troppe malefatte).

Mario Adorf è Benito Mussolini ne Il Delitto Matteotti
Mario Adorf è Benito Mussolini ne Il Delitto Matteotti

Ma un’associazione a delinquere, in teoria, dovrebbe essere isolata e combattuta, mentre Mussolini era al vertice del governo del Paese. Come mai? Cosa ci faceva lì? Come lo si poteva fermare? Lo si sarebbe dovuto fare prima? E qui entriamo nel terreno più interessante del film, che appunto nel suo dipanarsi dà indirettamente (ma volutamente) risposta a queste domande. L’Italia che ci mostra Il Delitto Matteotti è un’Italia ormai spacciata, formalmente ancora Regno costituzionale, parlamentare e liberale, ma inconsapevolmente già ben avviata sul piano inclinato che tende all’autoritarismo (iniziato con la Marcia su Roma e terminato poi con le Leggi Fascistissime). L’omicidio Matteotti, in quell’Italia assopita, ebbe l’effetto di destarla come una secchiata di acqua ghiacciata, permettendo ai più acuti osservatori di rendersi conto della gravità della situazione. E questo li spinse finalmente ad agire con decisione, ciascuno con i mezzi a propria disposizione e le sue strategie: i riformisti con le (ormai inutili) armi istituzionali, i comunisti con l’appello alla rivolta delle masse (che però è “senza fucili”), i giornalisti con la diffusione di nuove opinioni (ma a rischiando la propria vita), i giudici sfruttando l’indipendenza della Magistratura (che però deve fermarsi di fronte ad alcuni limiti).

il delitto matteotti
Una scena del film

Tutto inutile. E anzi, forse, fu proprio questa manifesta impotenza delle opposizioni a far comprendere a Mussolini che avrebbe potuto affondare sull’acceleratore e sterzare nella direzione della formalizzazione autoritaria. Una direzione percorribile per mancanza di insormontabili ostacoli politici, ma anche per il benestare del re – che, ricordiamo, non è solo figura simbolica, ma è a capo dell’Esercito del Regno – e per la connivenza di ambienti imprenditoriali e vaticani (per lo meno dopo l’allontanamento del povero don Sturzo). Il regista Vancini, a questo punto, non vuole solo renderci partecipi delle indegne azioni perpetrate dai fascisti nell’episodio Matteotti, ma anche metterci in guardia sul modo graduale, subdolo e strisciante in cui a volte i colpi di stato de facto – o le svolte totalitarie – si possono manifestare. Stiamo attenti dunque, ci dice Il Delitto Matteotti, fermiamo le derive prima di arrivare al punto di non ritorno. Altrimenti, neanche gente dello spessore culturale e umano di Turati, Gramsci e Gobetti basta più per cavarsela. Un grande film in costume (con una colonna sonora inquietante) che solo il 1973 ci poteva regalare.

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  • VIDEO | Qui per il trailer del film 

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