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Galantuomini, Fabrizio Gifuni e quel dilemma tra etica e sentimento

Donatella Finocchiaro, Fabrizio Gifuni e un’opera atipica assolutamente da riscoprire

MILANO – Un film raro, non solo per il cinema italiano: dal punto di vista del protagonista maschile Ignazio (Fabrizio Gifuni), Galantuomini è un legal movie, perché è lui che porta avanti le indagini sulla morte per overdose del suo amico Fabio; dal punto di vista della protagonista Lucia (Donatella Finocchiaro) è un mafia movie, perché è lei che, dietro l’apparente vita solitaria, ha in mano le redini della malavita salentina, dà ordini, traffica con il Montenegro, gambizza i traditori. Da una parte il Bene e dall’altra il Male. Questo se la quarta regia di Edoardo Winspeare fosse un’opera canonica. Ma il melodramma confonde i piani, perché chi comanda è la passione amorosa, che è sempre stata rimandata e ora, invece, è pronta a esplodere in tutta la sua carnalità.

Donatela Finocchiario in una scena del film.

Ignazio si troverà di fronte al dilemma che pone in contrasto etica deontologica e sentimenti, onestà contro sentimento, diritto contro irrazionalità; a sua volta, la posizione di sicura e irreprensibile boss mafiosa di Lucia vacillerà, perché la scelta criminale finalmente sembra poter essere abbandonata, prendendo in considerazione l’alternativa di un’altra vita. Ma per Winspeare il destino sceglie gli abiti delle persone: la tunica da magistrato di Ignazio è impossibile da togliere, così come il sangue sul vestito di donna mediterranea di Lucia è incancellabile.

Fabrizio Gifuni è il giudice Ignazio Derau.

Passato un po’ in sordina nelle sale nel 2008 – nell’anno di Gomorra e Il divo – Galantuomini non assomiglia a nient’altro nel panorama del cinema italiano: non segue alcun filone modaiolo, ma si pregia di una straordinaria commistione di cronaca nera e affetti speciali, affrontando l’esplosione, nei primi anni Novanta, dell’organizzazione pugliese della Sacra Corona Unita. I paesaggi magnifici del Salento rappresentano il valore aggiunto, e quel calore trasmesso dai luoghi contrasta con il degrado di una terra che trabocca di delinquenza.

Fabrizio Gifuni e Beppe Fiorello in una scena del film.

Straordinari gli attori: una delle migliori prove di Gifuni, giudice serio ed elegante ma anche uomo combattuto tra la perdita di controllo emotiva e la statura professionale; la Finocchiaro è un’esplosione di sensualità, “carne tremula” e glaciale giustiziatrice. Sorprendente anche Beppe Fiorello, nel ruolo del violento Infantino, personaggio chiave all’interno di una realtà che ha perduto il fattore umano. Non sempre Winspeare ha mantenuto questo livello di narrazione: Galantuomini è senza dubbio il suo miglior lavoro, capace di analizzare una vicenda locale, e attraverso il linguaggio dei generi, possedere una potenza di racconto universale.

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