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Woody Harrelson, i padri fondatori e il diritto ad essere difesi. Anche da Larry Flynt

La pornografia, Courtney e la morale puritana: perché rivedere il legal movie di Miloš Forman

Difficile attribuire un genere o assegnare un’etichetta a Larry Flynt – Oltre lo scandalo. Non c’è dubbio che la parabola dell’anticonformista, provocatore, vulcanico imprenditore di Hustler sia quella tipica del self made man americano: è anche vero però che il film di Miloš Forman fugge dai canonici ricatti retorici, quelli in cui all’ascesa dell'(anti)eroe segue una rovinosa caduta. Il vero Larry Flynt oggi vive a Hollywood e sta bene. La sua battaglia contro l’America bigotta e puritana del terzetto Ford – Carter – Reagan può considerarsi vinta: la rivista pornografica da lui fondata nel 1974 è comunque un’espressione delle libertà dell’individuo, e la sua esistenza non può essere ingabbiata da nessuna tagliola moralista.

James Cromwell con una copia di Hustler.

Ciononostante, è arduo pensare a Larry Flynt come a un classico legal movie: la soluzione della lunga serie di processi a cui assistiamo non è risolta dall’arte oratoria degli avvocati oppure dall’emersione di nuovi mezzi di prova, così come il climax emozionale del film non è il dispositivo dell’ultima sentenza che sancisce la libertà di Larry. L’intenzione di Forman è quella di analizzare le ragioni di un individuo arrivista e talvolta sgradevole, un nemico dichiarato dell’ordine e della morale tradizionale che vive all’interno di un Paese che vorrebbe essere ordinato e moralizzatore.

Woody  Harrelson (e Courtney Love) in una scena di Larry Flynt.

Flynt è un arrampicatore sociale, un teorico del caos tossico e sessuomane, che di fronte alla Costituzione ha il diritto di essere difeso come tutti gli altri, nonostante lui stesso non riconosca il sistema giudiziario che deve giudicarlo (memorabile la scena in cui si rifiuta di giurare sulla Bibbia). A salvarlo non sarà però il suo amico e giovane avvocato Alan Isaacman (la prima grande interpretazione di Edward Norton), bensì uno di quei famosi dieci emendamenti che furono aggiunti in un secondo momento alla Costituzione degli Stati Uniti, nel 1789, sotto la pressione degli anti-federali che temevano che lo Stato unico potesse violare i diritti del singolo.

Edward Norton e Woody Harrelson con una t-shirt eloquente.

Quella di Forman risulta così una pellicola unica, capace di unire sacro e profano: partendo da una descrizione cruda, finanche squallida, ma energica e piena di vitalità dell’ambiente pornografico, arriva a omaggiare la lungimiranza e l’illuminismo dei padri fondatori, che oggi permettono che lo scandalo sia un comportamento sociale compreso, forse addirittura necessario, perché i valori possano essere costantemente ribaltati, messi in discussione e perché la società civile si mantenga in perenne evoluzione. Larry Flynt rimane il personaggio ideale per l’istrionismo di Woody Harrelson: nessuno meglio di lui sarebbe stato in grado di incarnare così bene nello stesso tempo il furore e l’osceno, l’orgoglio e la depravazione.

Un’immagine del film.

Straordinaria e sorprendente anche la prova di Courtney Love: la vedova Cobain interpreta la moglie Althea con un’aderenza e un trasporto fisico che inquietano. Il grande regista nato nell’ex Cecoslovacchia le ha regalato un posto piccolo ma indelebile anche nella Storia del cinema: tre anni più tardi, nel 1999, sarà lei la donna più importante nella vita di Andy Kaufman in Man on the Moon. Altri scandali, altri oltraggi, ma la stessa irriverente, distruttiva poesia.

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