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Adam Driver: «Io, Michael Mann, Enzo Ferrari e la responsabilità di quel ruolo»

La filosofia del motore, l’importanza del contesto, il pilota: l’attore racconta il suo Enzo

Ferrari
Adam Driver sul red carpet di Ferrari. Foto di Giorgio Zucchiatti.

VENEZIA – Otto anni dopo Blackhat, che fu un flop totale quanto inatteso, Michael Mann ritorna con Ferrari – in concorso qui alla Mostra e in sala poi dal 30 novembre – centrato su un’ossessione del regista, ovvero la figura di Enzo Ferrari, ritratto qui in un momento decisivo della sua vita, il 1957, anno di crisi personale e professionale. La figura di Ferrari è riletta e rivista da Adam Driver che – dopo aver interpretato Maurizio Gucci in House of Gucci di Ridley Scott – si ritrova a portare sullo schermo un altro grande personaggio italiano. Ecco come ha raccontato l’esperienza l’attore che, durante la conferenza stampa, ha anche parlato dello sciopero degli sceneggiatori che prosegue ormai da due mesi. «E onestamente non capisco come mai abbiano accettato piccole compagnie e non colossi come Amazon o Netflix…».

Adam Driver
Adam Driver con i fan sul red carpet di Venezia. Foto Giorgio Zucchiatti

IO E MICHAEL – «Ho conosciuto Michael Mann un anno prima di iniziare a girare, ma ho sempre voluto lavorare con lui, è un regista enorme. Quando ho letto la sceneggiatura ho pensato che era stimolante interpretare un personaggio che si trova in una fase tanto delicata della propria vita. Nel 1957 infatti Ferrari stava attraversando gravi difficoltà lavorative e personali, soprattutto in seguito alla morte del figlio. Per me l’aspetto più importante era comprendere la mentalità di un pilota di quegli anni e guidando le Ferrari si può capire quanto fossero importanti la lucidità e la concentrazione. E proprio in quanto pilota, costantemente a contatto con il rischio, Ferrari era abituato a prendere decisioni veloci per gestire i problemi, rimanendo sempre concentrato».

Driver e Micahel Mann in un momento della conferenza stampa.

IO E L’ITALIA – «Dopo Gucci, ho voluto avvicinarmi ancora di più ad una cultura diversa dalla mia per comprendere a pieno non solo il personaggio ma soprattutto il contesto nel quale Enzo si muove e agisce. Il luogo in cui si svolge la storia è la cosa più importante, capire una cultura diversa dalla mia è ciò che più amo del mestiere di attore, perché mi permette di provare empatia per qualcuno che spesso è molto diverso da me. Sicuramente è anche una responsabilità perché non è la mia cultura, bisogna immergersi nel contesto per essere in quel luogo e in quel momento…».

Ferrari
Driver e Mann al photocall di Ferrari.

LE MACCHINE – «No, non abbiamo potuto utilizzare macchine originali per via dell’assicurazione, ma sul set ho capito che il motore è esattamente come un film. C’è una grande quantità di pezzi che devono lavorare insieme per garantire un risultato, elementi che collaborano al funzionamento finale della macchina. Una cosa bella? Sì, ma fa anche riflettere su quante cose potrebbero andare storte se uno solo di quei pezzi non funzionasse bene e da questo punto di vista il motore interno di Enzo, del personaggio è stato fondamentale per me».

  • VIDEO | Qui il trailer di Ferrari:

 

 

 

 

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