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L’insostenibile leggerezza del genio: Woody Allen e il documentario perfetto

Un viaggio lungo tre ore in cui vita, cinema e reale si intrecciano: ecco perché dovete vedere Woody

woody allen
Woody Allen

MILANO – Non un ipocondriaco, ma un allarmista. Non un ruffiano, ma un grande artista. Non è capace di fare pubblicità, ma grazie alla sua comicità ha reso la sua vita quasi come un film, il più divertente. Tutto questo (e molto altro, ma quello è un altro discorso) è Woody Allen – in questi giorni in sala con Un giorno di pioggia a New York -, al secolo Allan Stewart Königsberg. Nel 2012, il regista Robert B. Weide, conosciuto per il successo della sit-com firmata HBO Curb Your Enthusiasm con un altro genio comico come Larry David, ha omaggiato il regista newyorkese con un documentario: Woody, della durata di 192 minuti, tre ore di racconti, testimonianze, viaggi, battute e riflessioni a cuore aperto, un altro grande titolo sul cinema dopo quelli che vi avevamo consigliato le settimane scorse, ovvero Alfred Hitcocock, Mad Max e Marilyn Monroe.

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Woody Allen con Robert Weide, regista di Woody.

Il documentario parte morbido, sulle note della colonna sonora composta appositamente per la pellicola da Paul Cantelon, jazz morbido che scorre tra le immagini di New York. I titoli di testa hanno il sapore alleniano, stesso font dei suoi opening titles. Nemmeno a dirlo: ci si sente immediatamente catapultati dentro un film di Woody Allen. Tutto si alleggerisce. Per la realizzazione di questo documentario, Weide ha seguito praticamente ovunque Woody per due anni attraverso i vari set dei suoi film, da Incontrerai l’uomo dei tuoi sogni a Midnight in Paris. Il risultato? Inestimabile.

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Woody Allen e la sua fidata macchina da scrivere.

Con Woody, Weide offre infatti allo spettatore un viaggio di sola andata nella vita di Allen: qui dentro troverete colleghi e vecchi amici, da Martin Scorsese, che gli dichiara profonda e affettuosa stima, all’amata Diane Keaton, che parla della loro relazione intrecciata al rapporto professionale che li ha sempre legati. L’apice del documentario arriva però grazie alle surreali interviste fatte a Allen, che, accompagnato dal suo umorismo, spiega minuziosamente le fasi della realizzazione dei suoi film.

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Diane Keaton in una scena del documentario.

Partendo dalla scrittura – rigorosamente sulla fedelissima macchina da scrivere – fino alla lavorazione sul set, tra la scelta del cast, i rapporti umani che si sviluppano durante le riprese e l’importanza della collaborazione di ogni singolo membro per la riuscita di una pellicola. Minuto dopo minuto Woody diventa così un viaggio, un racconto che non lascia niente di non detto, anzi, esplora, ricerca e chiede.

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Con Owen Wilson sul set di Midnight in Paris.

E Weide? Con la sua macchina da presa mantiene un saggio (e sano) distacco nei confronti del genio, personaggio ambiguo eppure sempre coerente, ricercato, intellettuale, capace di creare mix perfetti di filosofia e comicità, controversie e psicoanalisi, alto e basso, tra Groucho Marx e Ingmar Bergman. Se amate Allen, un documentario imperdibile su un personaggio trasversale che non smette mai di produrre, scrivere, girare, a dispetto dei botteghini e delle loro rigide verità. Profondamente leggero.

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