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The French Dispatch | Wes Anderson, il New Yorker e la storia dietro al film

Tre storie e un cast corale per un film antologico che racconta una redazione. In sala? Dal 24 luglio

The French Dispatch
Un dettaglio del poster di The French Dispatch disegnato da Javi Aznarez

MILANO – A leggere la stampa estera sembrano essere tutti d’accordo: The French Dispatch sarà il film più wesandersiano di Wes Anderson. L’uscita in sala in America è prevista per il 24 luglio 2020 (quindi sarà a Cannes…) ma è già stato rilasciato il primo trailer di quello che segna il ritorno del regista dietro la macchina da presa dopo la parentesi in stop motion de L’Isola dei cani. Un concentrato di colori pastello, inquadrature perfettamente simmetriche, personaggi bizzarri e musiche d’impatto. Come quelle scelte per accompagnare le prime immagini del film: da un lato L’ultima volta, brano firmato da Ennio Morricone per la colonna sonora de L’ultimo treno della notte di Aldo Lado, dall’altro Aline, hit dell’estate francese del 1965 intonata da Christophe.

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Un chiosco di giornali di Ennui-sur-Blasé con una copia in bella vista del French Dispatch

Ma di cosa parla la pellicola? Della redazione del French Dispatch per l’appunto, supplemento settimanale del quotidiano statunitense Evening Sun di Liberty, Kansas. «Una lettera d’amore ai giornalisti» come l’ha definita Anderson ambientando il film nella fittizia cittadina di Ennui-sur-Blasé nella seconda parte del XX secolo. Un giornale che si occupa di cronaca e cultura generale ispirato al New Yorker e alle sue storie, il periodico statunitense tanto amato (e collezionato) dal regista e celebre – tra le molte cose – per il suo puntiglioso e leggendario fact-checking.

The French Dispatch
Adrian Brody è il mercante d’arte Julian Cadazio ispirato a Lord Joseph Duveen

«Il film parla di un giornalista americano che vive in Francia dove crea la sua rivista», ha raccontato Anderson a Charente Libre, «È più un ritratto di quest’uomo, di questo giornalista che lotta per scrivere ciò che vuole scrivere. Non è un film sulla libertà di stampa, ma quando parli di giornalisti parli anche di quello che sta succedendo nel mondo reale». E alla morte del suo direttore – Arthur Howitzer Jr. (Bill Murray), ispirato al co-fondatore del New Yorker, Harold Ross – la redazione del giornale decide di pubblicare un’edizione speciale composta dagli articoli più importanti pubblicati dal magazine negli ultimi dieci anni. Tra questi anche le tre storie raccontate in The French Dispatch e ispirate a giornalisti o articoli pubblicati dal settimanale newyorchese.

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Una scena del film

La prima – The Concrete Masterpiece – prende spunto dall’articolo in sei parti, The Days of Duveen: A Beginning in Delft, scritto nel 1951 da S.N. Berhmann ed incentrato sul mercante d’arte Julian Cadazio (Adrian Brody), ispirato a Lord Joseph Duveen, e al suo tentativo di acquistare un dipinto da Moses Rosenthaler (Benicio Del Toro), artista condannato all’ergastolo per un doppio omicidio e “voce artistica più rumorosa della sua turbolenta generazione”. La seconda – Revisions to a Manifesto – racconta le rivolte studentesche nella Francia degli anni Sessanta e vede protagonista Frances McDormand nel ruolo della giornalista Lucinda Krementz affiancata da Lyna Khoudri e Timothée Chalamet in quelli di due studenti rivoluzionari. Un segmento che prende spunto dall’articolo firmato nel 1968 da Mavis Gallant intitolato The Events in May: a Paris Notebook.

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Una scena di Revisions to a Manifesto

Infine, la terza storia – The Private Dining Room of the Police Commissioner – vede protagonista Jeffrey Wright nel ruolo del giornalista Roebuck Wright, un mix tra James Baldwin e A.J. Liebling, chiamato a scrivere un profilo sullo chef personale di un commissario di polizia che risolverà un caso di rapimento. Un film antologico per un cast corale che vede riuniti gli attori feticcio di Anderson oltre a qualche new entry d’eccezione tra cui (ri)troviamo Owen Wilson, Anjelica Houston, Jason Schwartzman, Willem Dafoe, Tilda Swinton, Edward Norton, Liev Schriver, Saoirse Ronan, Cristoph Waltz, Henry Winkler, Elizabeth Moss e Léa Seydoux.

The French Dispatch
La redazione del French Dispatch

Scritto dallo stesso regista insieme a Roman Coppola, Hugo Guinness e Jason Schwartzman, The French Dispatch vede Anderson tornare a collaborare anche con altri nomi ormai legati al suo cinema. Dai costumi di Milena Canonero alle musiche di Alexandre Desplat fino al montaggio di Andrew Weisblum e alla fotografia di Robert Yeomn per un film incentrato sulla vita all’interno di una redazione che permetterà di vedere come prende forma e viene raccontata una storia. C’è chi accusa il regista di Houston di essere troppo estetizzante tanto da rendere il suo cinema ripetitivo e freddo. Eppure, per noi, in quelle inquadrature dai colori tenui è possibile perdersi tra riferimenti all’arte e primi piani intensi, personaggi stravaganti ed ironia, miniature e magia che, ne siamo certi, ritroveremo nella redazione del French Dispatch.

Qui potete vedere il trailer di The French Dispatch:

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