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Luca | Un inno all’amicizia e all’accettazione sotto il sole di un’estate italiana

Enrico Casarosa dirige un film (bellissimo) su identità e inclusione sullo sfondo della Riviera ligure

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ROMA – Santa mozzarella, che bel film ha fatto Enrico Casarosa! Prendiamo in prestito (in parte) le esclamazioni di Giulia, piccola abitante della fittizia Portorosso nelle Cinque Terre, per mettere subito le cose in chiaro. Per noi Luca, lungometraggio Disney Pixar disponibile in streaming su Disney+, è un grande film. Una storia di amicizia sullo sfondo di un’estate italiana divisa tra gli abissi del mare e la terraferma, paura e accettazione, identità e inclusione. Protagonista di quest’avventura che cambierà per sempre la sua vita il dodicenne Luca, giovane mostro marino introverso e un po’ timido che non ha mai disubbidito alle regole imposte dai suoi genitori. La più importante? Non mettere mai il naso fuori dall’acqua. Perché? Gli umani li considerano un pericolo e gli danno la caccia.

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Luca e Alberto in versione marina

Ma quando Luca incontra Alberto, coetaneo molto più intraprendente e coraggioso di lui, le cose cambiano in un battito di pinna. Ecco così che Luca scopre di poter assumere sembianze umane una volta messa la testa fuori dall’acqua. Nasce un’amicizia fortissima suggellata da un desiderio comune: possedere una Vespa – «la più grande invenzione degli umani» – con cui visitare il mondo. Il loro sogno li porta alla vicina Portorosso, cittadina di pescatori a strapiombo sul mare sospesa nel tempo, in cui incontrano Giulia, ragazzina dai capelli rossi e dalla vitalità incontenibile. Insieme decidono di iscriversi alla Portorosso Cup, gara di triathlon che consiste in nuoto, pedalata e abbuffata di pasta (!), per sconfiggere “il malvagio impero dell’ingiustizia” di Ercole Visconti e comprarsi la tanto desiderata Vespa.

Luca, Alberto e una versione artigianale di una Vespa

«Una lettera d’amore alle estati della nostra gioventù» ha definito il suo film Enrico Cararosa (già candidato agli Oscar per il corto La Luna). E l’estate raccontata in Luca è una di quelle capaci di plasmare il futuro di chi le vive. Una metafora colorata, emozionate e divertente – su tutti i tempi comici del gatto Machiavelli – che parla di accettazione e paure reciproche (i mostri marini hanno paura della superficie così come gli umani degli abissi). Tutti ci siamo sentiti goffi, a disagio nei nostri corpi, tutti abbiamo avuto o siamo stati quell’amico intraprendente con cui chiudere gli occhi e urlare «Silenzio, Bruno!» a quella vocina nella nostra testa che ci paralizza e non ci fa credere in noi stessi. Quella di Luca per Enrico Casarasa è una storia personale, un omaggio alle estati della sua infanzia e a un amico speciale che l’ha fatto uscire dalla sua comfort zone.

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Giulia, Luca, Alberto e le trennette a pesto

E il suo film ci ricorda proprio che è solo andando oltre le barriere imposte (da noi stessi o dagli altri) che si può crescere. Solo attraverso il confronto e la connessione con l’altro, mostrandoci esattamente per quello che siamo, possiamo evolvere. Ma Luca è anche un film sulle prime volte. Il giovane protagonista, una volta uscito dall’acqua, scopre il mondo. Ed ecco allora il rumore del vento, i pericoli della gravità, la lucentezza delle stelle, il sapore del gelato. Tutto in Luca è avvolto dalla brillantezza della fotografia di David Juan Bianchi e Kim White, quella degli occhi di chi scopre la bellezza che lo circonda per la prima volta. Uno stupore che, per osmosi, finiamo per provare anche noi grazie alla meraviglia visiva evocata dal film (dalla schiuma dell’acqua che s’infrange sulla riva alla definizione dei più piccoli dettagli della natura e dei protagonisti).

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Una scena di Luca

Altro grande merito del film è, al pari di ciò che era stato Coco per il Messico, di rappresentare l’Italia senza stereotipi vecchi e superati. È vero: i personaggi gesticolano, mangiano pasta e girano in Vespa, ma Luca va oltre e mostra una cultura ancorata a tradizioni intramontabili che sono parte integrante di chi siamo senza scadere mai nella macchietta. Un film avvolto dai colori e dalla nostalgia (rievocata anche dalla bellissima colonna sonora di Dan Romer) che omaggia Italo Calvino e Marcello Mastroianni, Miyazaki e Federico Fellini (tra le tante citazioni presenti) e che vive al ritmo delle canzoni di Edoardo Bennato e Rita Pavone, Gianni Morandi e Mina. Un film che parla di evoluzione, personale e collettiva, e di quanto, per essere accettati dagli altri, dobbiamo prima di tutto accettare noi stessi per ciò che siamo. Santa mozzarella, che bel film!

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Qui potete vedere il trailer di Luca:

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