in

Furore | John Ford, la Grande Depressione e quel viaggio sulla Route 66

Henry Fonda e Jane Darwell, il romanzo di John Steinbeck, gli Oscar. Celebrare un classico

Henry Fonda e Jane Darwell in una scena del film
Henry Fonda e Jane Darwell in una scena del film

ROMA – Pezzi di storia da consegnare all’immortalità cinematografica. Volessimo cercare una specifica ratio filmica dietro al cinema di John Ford si potrebbe partire da qui. Dall’ottimistico entusiasmo verso il Mito della Frontiera di Ombre rosse sino alla disillusione disamorata de L’uomo che uccise Liberty Valance, passando per il mito romantico di Wyatt Earp in Sfida infernale sino all’ode d’amore alla Cavalleria Nordista nell’omonima trilogia. In ognuna di queste opere il Maestro Ford ha saputo plasmare la propria effige di narratore eccezionale nel sottile confine tra realtà storica e rielaborazione cinematografica. Non fece eccezione in questo Furore del 1940 raccontando di povertà e coraggio della famiglia Joad nel pieno della cosiddetta Grande Depressione, tratto dall’omonimo romanzo del 1939 a firma John Steinbeck (Nobel per la letteratura 1962).

Furore di John Ford fu presentato a New York il 24 gennaio 1940
Furore di John Ford fu presentato a New York il 24 gennaio 1940

Oltre 4 milioni di copie vendute, Premio Pulitzer 1940: il Grande Romanzo Americano per eccellenza. L’idea alla base di Furore risale ad alcuni articoli di approfondimento del San Francisco News dell’ottobre 1936 sul flusso migratorio di centinaia di famiglie che avevano abbandonato il Midwest per raggiungere la California. Erano i nuovi poveri. Artigiani e contadini, perlopiù bianchi e protestanti, che si videro espropriare le terre dopo che le Dust Bowl/tempeste di polvere che attanagliarono l’America negli anni Trenta resero i terreni incoltivabili e l’humus non più fruttifero. Sullo stile di Ernest Hemingway e William Faulkner nacque l’idea de The Oklahomans, poi declinato in favore di The Grapes of Wrath/Furore la cui origine era ascrivibile ad un verso della prima strofa del canto popolare The Battle Hymn of the Republic di Julia Ward Howe del 1861 («He is trampling out the vintage where the grapes of wrath are stored»).

I titoli di testa di Furore
I titoli di testa di Furore

Al momento della pubblicazione furono molti i dibattiti intorno alla veridicità di Furore. Pur riconoscendo a Steinbeck il valore della sua posizione politica e delle affermazioni espresse, molti critici letterari puntarono il dito contro la sorte dei Joad definita, in tal senso, non proprio in un letto di rose ma nemmeno così amara. Tale dibattito ebbe seguito anche in ambito cinematografico. All’indomani dell’acquisizione dei diritti di utilizzazione economica per la cifra di centomila dollari – con la promessa che Ford ne avrebbe realizzato un’opera con tutta la riverenza possibile nonostante la sua posizione politica fortemente conservatrice – Darryl F. Zanuck della 20th Century Fox inviò alcuni investigatori privati in Oklahoma per legittimare gli elementi contenuti nel racconto. Ciò che scoprirono fu terribile e ben oltre quanto raccontato da Furore, abbastanza da ritenere le sopracitate critiche letterarie prive di alcun fondamento.

Dorris Bowdon, Jane Darwell e Henry Fonda in una scena di Furore
Dorris Bowdon, Jane Darwell e Henry Fonda in una scena del film

In ogni caso – per via della posizione pro-sindacalista espressa in Furore – sia Steinbeck che Ford furono oggetto d’indagine da parte degli uomini del Senatore McCarthy per presunte tendenze comuniste. Timori che entrambi avevano previsto sin dall’inizio della lavorazione che, proprio per proteggerla da eventuali interferenze politiche, aprì i battenti con il titolo provvisorio de Highway 66 che casualmente fu il titolo di lavorazione ufficiale del sequel che la Fox volle produrre all’indomani dell’enorme successo del film (per poi rimanere un’idea su carta). Chi invece credette fin da subito a Furore e al suo dramma fu Henry Fonda che, secondo le cronache dell’epoca, supplicò Zanuck per il ruolo di Tom Joad. Stando a Steinbeck, Fonda seppe incarnare pienamente l’anima ribelle-ma-familiare del suo Tom, al punto da dire: «Ha creduto alle mie parole». Tanto fu legato al ruolo da tenere per sé il cappello che gli vediamo indossare nel film.

La scena d'apertura del film
La scena d’apertura del film

Lo tenne per tutta la vita finché, prima di morire nel luglio 1982, scelse di regalarlo alla sua vecchia amica (e collega) Jane Withers da cui era legato da una profonda amicizia. I due si conobbero sul set del film d’esordio di Fonda (The Farmer Takes a Wife del 1935). Lì un Fonda trentenne e acerbo era parecchio teso all’idea di recitare davanti a una telecamera. La Withers – che all’epoca di anni ne aveva molti meno, appena nove – gli prese la mano e disse una piccola preghiera per alleviare i suoi nervi. Tornando a Furore invece, secondo la sociologa e storica di cinema Vivian Sobchack la principale differenza tra il romanzo e l’opera filmica fordiana sta nell’inerzia degli eventi raccontati. Laddove Steinbeck pose maggiormente l’attenzione sull’uomo e sulla terra nell’insieme (e di riflesso quindi alla criticità del quadro storico) Ford no, scelse diversamente, ma non troppo.

Jane Darwell in una scena di Furore
Jane Darwell in una scena di Furore

Dalla sua il regista di Cavalcarono insieme (qui per il nostro WestCorn) ragionò nell’ottica di una codifica di immagini rivolta – più che al grande racconto corale della depressa America per ragioni di denuncia sociale – unicamente a porre il focus drammaturgico sui Joad e sulla loro unità familiare così da entrarvi in empatia: «Ero in sintonia con persone come i Joad e contribuivo dando loro un mucchio di soldi, ma non ero interessato a Furore come studio sociale» il che, a ripensarci, sarebbe stato anche meno rischioso. Complice infatti la tipica inerzia della ratio filmica fordiana del «Consegnare pezzi di storia all’immortalità cinematografica» – oltre che la portata emotivo-valoriale della Grande Depressione – declinare un’opera filmica come Furore più secondo un’accezione sociale e corale sarebbe stato (quasi) scontato, non per John Ford però.

Furore: l'America on-the-road, la Grande Depressione, il grande romanzo americano
Furore: l’America on-the-road, la Grande Depressione, il grande romanzo americano

L’impianto narrativo on-the-road – quello del viaggio sulla leggendaria Route 66 infarcita di sogni e speranze proprio come fecero i pionieri nel riporre speranze nel Mito della Frontiera – se per Steinbeck rappresentò null’altro che un elemento strumentale della ragione sociale e del relativo quadro d’insieme, per Ford divenne l’anima stessa del suo Furore: la quintessenza del topos del viaggio fordiano in chiave non-Western. Quella traccia narrativa, qui giustificata e cucita addosso alla coscienza del racconto Tom Joad/Henry Fonda dall’inerzia di quell’eterno vagare degno di Sentieri selvaggi, con cui Ford esplicitò gli archi di trasformazione degli agenti scenici dei Joad asciugando del tutto la componente politico-sociale e della criticità storica per ricondurre il conflitto a una dimensione più intima: agli uomini e alla carica valoriale di cui si fanno portatori tra la ribellione ontologica (ma saldamente legata alla famiglia) di Tom e la serafica dignità benevola di Mà.

La Famiglia Joad in viaggio sulla Route 66
La Famiglia Joad in viaggio sulla Route 66

Il resto è impronta registica rigorosa, lucida e realistica fatta di campi lunghi e panoramiche dalla profondità di campo di dolore tangibile, trucco bandito dal set, scene il più possibile da «Buona la prima!» con cui dar vita a un Furore prodigioso affresco storico sulla Grande Depressione che – un po’ alla maniera di Steinbeck – più che sull’America in sé si concentrò sugli Americani: donne, uomini, famiglie, un documento cinematografico inestimabile e dall’eco impareggiabile sull’indomita speranza di poter vivere – ad ogni costo – il Sogno Americano. Presentato a New York il 24 gennaio 1940, Furore ha rappresentato un importante crocevia nella storia degli Academy Awards. In quella notte degli Oscar 1941 (27 febbraio) fu insignito di 2 Oscar (Miglior regia, Miglior attrice non protagonista) a fronte di 7 nomination ma è opinione comune che sarebbero potuti (e dovuti) essere molti di più.

Nei cinema italiani Furore fu distribuito il 26 aprile 1952
Nei cinema italiani Furore fu distribuito il 26 aprile 1952

Il Miglior film, dato quasi per scontato, sfumò in favore dell’hitchcockiano Rebecca – La prima moglie, lo stesso dicasi per la categoria Miglior attore protagonista. Fonda era già dato per vincitore nonostante avversari di livello come Charlie Chaplin (Il grande dittatore) e Laurence Olivier (Rebecca). A spuntarla però fu James Stewart grazie alla sua performance di livello in Scandalo a Filadelfia di George Cukor – per certi versi il sequel spirituale dell’hawksiano Susanna! – che nei piani originali di Ford e della Fox avrebbe dovuto prestare volto e corpo ad Al Joad (poi portato in scena da O.Z. Whitehead). Si fece molta dietrologia su questo premio. Secondo molti critici e studiosi fu da intendersi come un risarcimento per l’Oscar sfiorato da Stewart l’anno precedente con Mr. Smith vola a Washington, ma quella è un’altra storia…

  • WESTCORN | Sfida Infernale, Ford, Fonda e la leggenda di Wyatt Earp
  • LONGFORM | Un uomo tranquillo, il cuore d’Irlanda di John Ford
  • WESTCORN | L’uomo che uccise Liberty Valance, il lungo tramonto del West

Qui sotto potete vedere il trailer del film: 

Lascia un Commento

VIDEO | Il sapore della felicità e la ricerca di Gérard Depardieu: una clip in anteprima

Detective Marlowe.

Detective Marlowe | Liam Neeson, Neil Jordan e il ritorno dell’eroe di Chandler