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Da Parigi alla Guyana passando per la TV: la nuova vita di Papillon

Un regista danese e due eroi televisivi per ridare linfa al classico degli anni Settanta

Charlie Hunnam nel ruolo che fu di Steve McQueen in Papillon.

Era il 1973 quando Franklin J. Schaffner firmò la regia di Papillon, ispirato all’omonima biografia di Henri Charrière pubblicata quattro anni prima. L’odissea di un uomo condannato al carcere a vita con l’accusa – sempre respinta – di omicidio (ve lo abbiamo raccontato qui in Storie). A quarantacinque anni di distanza, questa volta è il regista danese Michael Noer a cimentarsi nell’impresa girando il suo primo film in lingua inglese e accettando la sfida – nient’affatto sgombra da ostacoli – di confrontarsi con un classico del cinema moderno. Dopo il passaggio a Toronto, Papillon approderà così nelle nostre sale il 27 giugno e l’Italia sarà il primo Paese a farlo uscire visto che negli Stati Uniti arriverà quasi due mesi dopo, il 24 agosto.

Charlie Hunnam è Papillon.

Un remake dalla gestazione decennale fatta di parentesi sospese, passi indietro e una decisiva accelerazione grazie alla scelta dei due interpreti protagonisti. Già, perché prima dei due grandi eroi tv Charlie Hunnam di Sons of Anarchy e Rami Malek di Mr Robot nonché futuro Freddie Mercury in Bohemian Rapsody, solo Franco Franchi e Ciccio Ingrassia (!) avevano avuto il coraggio – o la sfacciataggine, dipende dai punti di vista – di confrontarsi con due miti come Steve McQueen e Dustin Hoffmann. Il film si chiamava Farfallon, rifacimento in chiave parodistica del capolavoro di Schaffner diretto da Riccardo Pazzaglia nel 1974.

Hunnam e Rami Malek in una scena del film.

Questa volta alla sceneggiatura è arrivato Aaron Guzikovski (vedi Prisoners) che ha scelto, con lungimiranza e intelligenza, di partire proprio dal libro di Charrière come base narrativa su cui sviluppare il remake. Nel farlo ha voluto dedicare nel film anche ampio spazio alla vita precedente l’arresto di Papillon nella Parigi di Montemartre, del Moulin Rouge e del suo amore per Nenette (Eve Hewson, figlia di Bono degli U2, già con Soderbergh in The Knick). Un prima e un dopo, dunque, dove i boulevards sono sostituti dalle celle fetide dell’Isola del Diavolo della Guyana francese. Isolamento, violenze e sopravvivenza condivisa da Papillon con Dega, amico agli antipodi con il quale unirà le (opposte) forze per fare squadra e organizzare molteplici tentativi di fuga.

Charlie Hunnam e Eve Hewson in Papillon.

Una lotta costante per (ri)guadagnare la libertà negata. Una storia personale raccontata da Henri Charrière oltre quarant’anni fa per fare pace, forse, con il proprio passato ma che, ancora oggi, resta attuale. E così il remake di Noer assume anche una valenza identitaria slegata (in parte) dall’originale grazie al simbolismo che la vicenda incarna. Un rialzare sempre la testa, anche dopo la sconfitta apparentemente più grande, perché come dice Papillon ad un altro compagno di sventura confinato come lui su quell’isola/prigione a morire: «C’è sempre una via d’uscita».

Una scena del film.
  • Qui il trailer della nuova versione di Papillon:

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