in

Liev Schreiber: «Da Los Angeles a New York, il mio Ray Donovan che non molla mai…»

Il personaggio, il suo dolore, il percorso: l’attore racconta chi è davvero il suo Ray Donovan

NEW YORK – All’inizio della sesta stagione di Ray Donovan, vediamo Ray (Liev Schreiber) ricostruisce la sua vita proprio qui, a New York City, dopo essere stato salvato da un incidente nell’East River. Il suo salvatore, un poliziotto di nome Mac (Domenick Lombardozzi), introduce Ray nella confraternita del dipartimento di polizia di Staten Island. Mentre esplora questo nuovo mondo, Ray si ritrova a lavorare per la magnate Sam Winslow (Susan Sarandon), che, nel mentre, sta collaborando con la candidata sindaco di New York, Anita Novak (Lola Glaudini). Una partnership, questa, che mette Ray in difficoltà con i suoi nuovi amici di Staten Island. In un dialogo aperto qui al TriBeCa TV Festival Liev Schreiber ha spiegato chi è Ray e com’è nato.

Ray-Donovan-768x432
Ray Donovan, nel poster promo della Stagione Sei.

IL SUCCESSO – «Il segreto di Ray Donovan? I personaggi. Ad esempio, Ray rappresenta una certa fantasia della mascolinità. Ma in altri modi, è una versione infantile di un essere umano che si occupa del dolore e dell’abuso. Penso che sia qualcosa a cui tutti possiamo relazionarci a livello primordiale. Come assorbiamo il dolore e non lo esprimiamo? Come gestiamo gli abusi e non ne parliamo? Come possiamo non reagire? Penso che quando Ann Biderman, la creatrice della serie, scrisse il personaggio, creò suo padre, suo fratello e il suo compagno. È così profondamente imperfetto, ma allo stesso tempo così meritevole di amore e compassione».

IL RUOLO – «Ray è profondo, intenso, caotico. Quando ho letto il copione, ho pensato fosse un’interessante interpretazione della mascolinità contemporanea. Quando hai una gran cast e sceneggiatori, il personaggio acquisisce una vita sua. Dopo aver girato la prima scena sapevo di essere, diciamo, nei guai: avevamo in mano qualcosa di incredibile. È difficile interpretare qualcuno che è così sepolto dalla propria sofferenza e solitudine da non poter permettere a nessun altro di entrare. Amo davvero Ray, ma non vorrei essere lui tutto il tempo»

Liev Schreiber è Ray Donovan.

LA SERIE – «Una persona davvero intelligente una volta disse che la televisione riguarda anche la famiglia. Penso che ci sia qualcosa di vero in questo. Nel nostro caso è molto familiare, l’idea che le famiglie siano lacerate dalla moralità. Non è facile crescere bambini in questo mondo ossessionato dalle celebrità e social media. Però le persone vivono in questa realtà. E, a proposito, apprezzo che, ironicamente, Ray sia una persona morale, è molto duro con se stesso e duro con la sua famiglia».

Barba e cappellino degli Yankees: mood newyorkese.

NYC – «Il cambio di città? New York ha un’altra atmosfera rispetto a L.A., è un nuovo territorio. Non possiamo trasferire il Ray Donovan di Los Angeles a New York. Dobbiamo solo guardare questo nuovo personaggio in questo nuovo ambiente, e capire come ci si sente ad essere Ray Donovan a questa età, in questo luogo, in questa città, in questo momento. Scaviamo in profondità e osserviamo davvero come può essere una persona moderna a New York City, però, con la sua storia alle spalle. È tutto molto entusiasmate, ma anche complicato».

L’EVOLUZIONE – «La sesta stagione prevede che, inizialmente, gli eventi accadano in entrambe le Coste, e faremo qualunque cosa affinché i personaggi incrocino Ray nel suo nuovo cammino, in una serie di eventi che influiscono sulla sua attività lavorativa. Dall’ultima serie, ora, è famoso e conosciuto, ha perso i suoi clienti, certo, e non ha le sue fondamenta, ma ha ancora le sue capacità. Attitudini perfette, con abilità perfette da avere in una città come New York…»

  • Ethan Hawke: «Ecco chi era Blaze Foley, il mio perdente di successo»

Lascia un Commento

le mans 66

Le Mans ’66 | La grande sfida tra Ford vs. Ferrari e la storia vera dietro il film

Slow West

Il cavaliere solitario Michael Fassbender e un cult da recuperare: Slow West