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Dostoevskij | Filippo Timi, il nichilismo dei D’Innocenzo e un fascino da True Detective

La serie di Fabio e Damiano D’Innocenzo? Cinema puro con un grande Filippo Timi. La nostra opinione

Filippo Timi e le parole di Dostoevskij.

BERLINO – «Ex nihilo nihil fit». La scrittura di Fabio e Damiano D’Innocenzo non crea nulla e nulla distrugge, ma tutto trasforma e muta, per citare la legge della conservazione della massa che un po’ richiama anche il leitmotiv nichilista che traspare dalle immagini e dalle parole di Dostoevskij, la loro prima e nuova serie, presentata in anteprima alla Berlinale e poi su Sky e NOW dopo un passaggio al cinema a partire dall’11 luglio. Qui troviamo il protagonista, Enzo Vitello (interpretato da Filippo Timi), un poliziotto con un passato tormentato, ossessionato da – nemmeno a dirlo – Dostoevskij, ma non il grande scrittore Fëdor, bensì un serial killer che lascia dietro di se lettere che recitano una visione del mondo piuttosto desolante. Mentre cerca di catturare il criminale, indizio dopo indizio, Vitello dovrà però anche confrontarsi con i propri demoni.

Dostoevskij
L’occhio di Enzo Vitello alias Filippo Timi.

In questi anni i D’Innocenzo hanno saputo rimodellare sempre le loro (palesi) ispirazioni attraverso uno stile chiaro e definito già dai tempi della loro opera prima, La terra dell’abbastanza, che proprio da Berlino partì sei anni fa. Spesso attingono da loro stessi, infatti nei toni noir e nella fotografia di una terra scarna e inospitale, la nuova serie richiama il loro primo film pur ripescando a piene mani dal nichilismo grottesco già espresso in Favolacce e America Latina. E in questo senso Dostoevskij non regala sorprese o novità: il risultato è proprio quello che ci si aspetterebbe dalla prima serie dei D’Innocenzo. C’è un protagonista forte, oscuro e ben delineato, un grande Filippo Timi poche volte visto così burbero e carnale, quasi come il Rust Cohle di Matthew McConaughey in True Detective, serie che rimane forse la più grande fonte di ispirazione per Dostoevskij, anche se – inevitabilmente – lo si dice spesso di tutti i noir venuti dopo lo show di Nic Pizzolatto.

Filippo Timi e Carlotta Gamba: padre e figlia.

L’agente Vitello racchiude così un po’ tutte le anime dei personaggi del cinema dei fratelli: un nichilismo e una solitudine di fondo che neanche il desiderio di morte riesce a scalfire. E allora cosa si fa? Si va avanti per vedere fino a che punto ci porta questa terra di nessuno che chiamiamo vita. Spettri di famiglie e amicizie tradite aleggiano – come nel loro cinema – anche qui, dove trasformano malattie vere in malattie celebrali e della società, che pare sempre essere l’unico e vero mostro della loro narrazione. La divisione episodica richiama una meticolosità registica alla David Fincher (c’è anche Seven), anche se nel complesso Dostoevskij non regge bene la cornice del piccolo schermo e cade a più riprese in momenti altalenanti con una divisione netta tra primo e secondo atto, di cui quest’ultimo sicuramente rimane il migliore.

Un frammento di Dostoevskij e la fotografia di Matteo Cocco.

In questa cornice rimangono ottime anche le altre maschere ammalate di questa società: la causticità di Federico Vanni buca lo schermo così come quella di Gabriel Montesi e di Carlotta Gamba – che interpreta la figlia di Filippo Timi. La chimica tra i due c’è (e si percepisce anche un richiamo al cinema di Park Chan-wook), ma viene fuori in un rapporto un po’ destabilizzante e alle volte fuori le righe. Il nichilismo dell’animo umano continua a passare da un rimando all’altro nella serie: c’è una visione centellinata da Nicolas Winding Refn, con la fotografia di Matteo Cocco che saluta anche i Safdie Brothers, poi Dario Argento e un pizzico di Denis Villenueve. Ci si poteva aspettare altro? Sì e no. La loro impronta è già così radicata nell’immaginario (non solo italiano, sono arrivati anche a Kanye West) che forse Dostoevskij funziona proprio perché a priori c’è tutta la trasformazione in atto di quello che Fabio e Damiano D’Innocenzo già sono: due autori. Una visione affascinante che cresce anche molto dopo i titoli di coda…

  • HOT CORN TV | Qui per la nostra intervista a Fabio e Damiano D’Innocenzo:

 

 

 

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