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Indole anarchica e spirito femminista: chi era Colette molto prima di Keira Knightley

I romanzi, Parigi, gli amori: la vera storia della scrittrice raccontata nel biopic di Wash Westmoreland

La Parigi della Belle Époque era una città magica, i cui confini sembravano tratteggiati da un pittore. Il luogo ideale di chi sognava di essere libero da ogni condizionamento e Sidonie-Gabrielle Colette, che senza alcuna costrizione borghese era vissuta da sempre, ne divenne il simbolo. In un attimo. Scrittrice, attrice, giornalista, esperta di bellezza.

Colette in posa davanti l’obiettivo di una macchina fotogrfica.

Artista esotica e disinibita che non aveva paura di indossare pantaloni, tagliarsi i capelli e mostrarsi nuda a teatro in un periodo storico in cui alle donne non era concesso nulla. Nemmeno scoprire le caviglie. Una personalità misteriosa e sfaccettata che Keira Knightley ora interpreta in Colette, biopic diretto da Wash Westmoreland e in uscita il 6 dicembre, dopo il passaggio al Torino Film Festival.

Keira Knightley nei panni della scrittrice.

Ma cosa colpisce oggi in un’eroina vissuta nel primo Novecento? L’indole anarchica e lo spirito femminista. Colette odiava le suffragette per il modo eccessivamente duro di mostrarsi al mondo, anche se, proprio come loro, da sempre impresse una decisa forza politica alle sue azioni. Prima fra tutte, ottenere il diritto a vedere il proprio nome sulla copertina di un romanzo. Perché la mano che tiene la penna scrive la storia.

Colette in abiti maschili.

Ed è impossibile all’inizio separare la storia di Sido, questo il nomignolo di Colette, da quella di Henry Gauthier-Villars, noto nei salotti della Ville Lumière come Willy. L’impresario letterario, despota e libertino, si invaghisce di lei e la sposa nel 1893 nonostante la considerevole differenza d’età. Il punto è proprio questo. La fanciulla dal cuore in tumulto, nata in un paesino della Borgogna, sotto il segno dell’Acquario, il più anticonformista dello zodiaco, ama Willy, ma non al punto da rinunciare a sé stessa.

Uno scatto dal set di Colette.

Cresciuta con genitori amorevoli e illuminati, Colette sa poco del mondo e ancor meno delle sue ambizioni. Eppure, sente il desiderio irrefrenabile di inventare storie. In questo Willy si rivela molto acuto. Si accorge del talento della compagna e la spinge a scrivere. Anzi, a rielaborare dei vecchi aneddoti di gioventù che Gabrielle gli confida nelle serate casalinghe. Nasce così Claudine, signorina inquieta e dalla sensualità fuori dal comune che in poco tempo conquista migliaia di lettrici.

Colette a lavoro.

Ragazze come tante che sognano di evadere dalla routine quotidiana leggendo le avventure di una coetanea non ordinaria. Claudine a scuola esce nel 1900 ed è il primo di una serie di quattro libri di successo. Willy li firma tutti e se ne appropria, come se Colette non esistesse. Colette c’è, invece. E non esita a lasciare il marito Pigmalione, sette anni più tardi, per riprendersi ciò che è suo. Si sposerà altre due volte, avrà una figlia e innumerevoli amori da prima pagina.

Dominic West e Keira Knightley in una scena del film.

Al netto dei pettegolezzi, la grandezza letteraria di Colette sta nell’aver infuso ai suoi personaggi passioni e turbamenti personali. È sbocciata assieme loro, dimostrando che un’autrice può essere popolare intercettando la voglia di cambiamento di un pubblico equamente diviso tra signore mature e adolescenti ribelli. Un fenomeno originale che Colette ha incarnato attraverso figure femminili anticonvenzionali.

Colette alla scrivania con uno dei suoi amati gatti.

L’acerba Claudine, certo, ma anche la disillusa Chéri, innamorata di un uomo più giovane di lei e impersonata nel 2009 da Michelle Pfeiffer nell’adattamento di Stephen Frears. E la dolce Gigi, portata sul grande schermo da Leslie Caron con la regia di Vincente Minnelli. Si dice che sia stata la stessa Colette, profetica, a indicare nel 1951 la Gigi perfetta per i palcoscenici di Broadway: Audrey Hepburn.

Qui potete vedere il trailer di Colette:

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