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Heat – La sfida | Michael Mann e l’atteso meta-incontro tra Al Pacino e Robert De Niro

Chuck Adamson e Neil McCauley, Sei solo agente Vincent! e Miami Vice. Riscoprire una leggenda

Il trio Robert De Niro, Al Pacino e Val Kilmer per un cult da leggenda: Heat - La Sfida di Michael Mann
Il trio Robert De Niro, Al Pacino e Val Kilmer per un cult da leggenda: Heat - La Sfida di Michael Mann

ROMA – Iconico, leggendario, intramontabile. Il 15 dicembre 1995 arrivava nelle sale statunitensi quel Heat – La sfida quintessenza dell’heist-crime movie anni Novanta con il preciso compito di consolidarsi nell’immaginario collettivo come l’apoteosi del cinema di Michael Mann oltre che far condividere la scena, per la primissima volta in trent’anni di carriera, ad Al Pacino e Robert De Niro. Carriere speculari e parallele dal talento italo-americano purissimo sullo sfondo di continue sliding doors, intrecci e sodalizi mancati e un’amicizia cinquantennale. Tante le opportunità di casting che li avrebbero visti l’uno nei panni artistici – e con il volto – dell’altro. Oggi, ad esempio, sarebbe impossibile immaginare Travis Bickle di Taxi Driver o Jimmy Conway di Quei bravi ragazzi con un volto diverso da quello di De Niro. Eppure in entrambi i casi aleggiò su di lui lo spettro di Pacino che scelse poi di dedicarsi ad altri progetti.

Heat - La sfida di Michael Mann è stato presentato in terra statunitense il 6 dicembre 1995
Heat – La sfida di Michael Mann è stato presentato in terra statunitense il 6 dicembre 1995

A dividere la scena ci andarono vicinissimi con le prime due parti de Il Padrino di Francis Ford Coppola dove, se è vero che in Parte II del 1974 fecero parte dello stesso cast sfiorandosi appena tra passato e presente della Famiglia Corleone, è con il capostipite di due anni prima che avrebbero potuto dividere la scena nel presente narrativo. De Niro era infatti uno dei candidati forti per la parte di Sonny. La spuntò il compianto James Caan – che a De Niro soffierà anche il ruolo da protagonista ne 40.000 dollari per non morire (qui per il nostro Revisioni) – perché caldeggiato da Marlon Brando e più convincente secondo Coppola. Ecco infine Heat come deus-ex-machina ad agire come un rullo compressore nella carriera di entrambe le stelle mettendole uno di fronte all’altro in una mitologica partita a scacchi filmica cristallizzatasi nella memoria comune.

Al Pacino è Vincent Hanna in un momento di Heat - La sfida
Al Pacino è Vincent Hanna in un momento del film

Dinamica che andrà a ripetersi poi, con risultati altalenanti, tra l’infelice Sfida senza regole che citerà apertamente Heat in un climax che ribalta del tutto l’inerzia dell’opera di Mann e il formidabile The Irishman: l’apogeo del cinema gangster di Scorsese, il coronamento di due carriere incredibili. Facciamo un passo indietro però, perché la narrazione di Heat parte davvero da molto lontano, precisamente dal 1964. Al centro di tutto Neil McCauley: un ex-detenuto di Alcatraz sulle cui tracce c’era quel detective Chuck Adamson di cui Mann sfrutterà la caratterizzazione eccellente come base per il Vincent Hanna di Pacino nonché per il Melvin Purvis di Christian Bale in Nemico Pubblico. Nel 1961 McCauley fu trasferito da Alcatraz a McNeil. Rilasciato l’anno successivo, McCauley iniziò a pianificare dei colpi assieme a Michael Parille e William Pinkerton.

Robert De Niro è Neal McCauley in una scena di Heat - La sfida
Robert De Niro è Neal McCauley in una scena di Heat – La sfida

È qui che entra in scena Adamson, protagonista di due faccia-a-faccia con McCauley analiticamente narrati da Mann tra le maglie narrative di Heat. Uno è la scena madre del film di cui Mann ripropose perfino le stesse parole usate quella sera davanti a una tazza di caffè in un diner, l’altra a pistole puntate, più o meno come raccontato nel climax della pellicola. Poi la rapina. Il 25 marzo 1964 McCauley e la sua squadra seguirono un’auto blindata che trasportava denaro alla National Tea di Chicago. Una volta effettuata la consegna, tre degli uomini di McCauley entrarono ad armi spianate minacciando gli impiegati e rubando loro un malloppo di circa 13.000 dollari (oggi con il tasso di cambio attuale, quella cifra è dieci volte tanto). Non erano soli però, Adamson gli stava col fiato sul collo. Gli agenti di Polizia costruirono un perimetro intorno bloccando tutte le uscite.

La straordinaria fotografia di Dante Spinotti
La straordinaria fotografia di Dante Spinotti

Imboccata la via di fuga, si ritrovarono in un vicolo cieco. Circondati, armi alla mano, gli uomini di McCauley vennero facilmente fermati da quelli di Adamson, lo stesso McCauley rimase ucciso, colpito proprio dalla sua nemesi. Da qui l’inizio di un excursus produttivo che vide Heat, al pari del precedente di Miami Vice, passare dal piccolo al grande schermo per mano dello stesso Mann, seppur dall’inerzia invertita. Se nel caso di Miami Vice si è passati da un successo televisivo strepitoso a un adattamento cinematografico che è puro Mann dai connotati tipici seppur accolto tiepidamente da critica e pubblico, nel caso di Heat è successo esattamente l’opposto. La quintessenza del cinema di Mann nasce infatti come unaired pilot televisivo all’NBC. Quel Sei solo, agente Vincent con protagonisti Scott Plank, Alex McArthur e Michael Rooker che in origine sarebbe dovuto essere il nuovo Miami Vice.

Un momento della pirotecnica sparatoria, la scena-chiave di Heat
Un momento della pirotecnica sparatoria, la scena-chiave di Heat

Nel 1979 Mann scrisse un draft di 180 pagine di Heat contenente al suo interno larga parte della narrazione della versione definitiva. All’indomani di Thief – Strade violente ci ritornerà a lavorare con l’obiettivo di proporre la regia a quel Walter Hill, amico e collega, fresco del successo (strepitoso) di 48 ore (qui per il nostro Revisioni). C’era un problema però perché Hill, a quel tempo, stava dando forma e immagine al progetto che sognava di fare da una vita intera: Strade di fuoco. Non trovando quindi registi adeguati – e reduce dal successo di Manhunter – Frammenti di un omicidio – Mann scelse di dirigerlo lui stesso complice anche la credibilità televisiva acquisita grazie a Miami Vice. Il successo fu nullo o quasi. Larga parte delle sottotrame del concept originale vennero omesse in favore di un racconto più snello.

Val Kilmer è Chris Shiherlis in una scena di Heat - La sfida
Val Kilmer è Chris Shiherlis in una scena di Heat – La sfida

La NBC a dire il vero rimase colpita dal lavoro di Mann, ma a metà. Pose una condizione in particolare: il recast di Plank come Hanna. Mann, che sentiva l’occasione come sprecata – specie per uno script snaturato e mutilato – rifiutò, scegliendo di dirigerlo lui stesso per il cinema o piuttosto rinunciandovi. Nel 1994, quasi dieci anni dopo – e all’indomani de L’ultimo dei Mohicani – abbandonati i piani per un biopic su James Dean e un progetto filmico su Enzo Ferrari per cui evidente non era ancora giunta l’ora, decise che era arrivato il momento giusto per portare finalmente alla luce Heat. Il karma venne in suo soccorso. Da script nel dimenticatoio divenne il progetto che vale la carriera al punto da volere Pacino e De Niro come unici e solo Hanna e McCauley: entrambi accettarono senza battere ciglio.

Nel cast anche una giovanissima Natalie Portman
Nel cast anche una giovanissima Natalie Portman

Il successo di Heat fu tale che perfino Sei solo, agente Vincent ebbe fortuna postuma. Le idee di sviluppo seriale immaginate da Mann negli anni Ottanta verranno poi riciclate per il serial Robbery Homicide Division dei primi anni Duemila con protagonista quel Tom Sizemore che di Heat è uno dei reduci eccellenti. Passato, quello televisivo di Vincent, che Mann non rinnegò mai tanto da definirlo, più che un’occasione mancata: «È il suo prototipo televisivo, mi fece capire ciò che avrebbe/non avrebbe funzionato al cinema». Mann comprese l’importanza intrinseca di quelle 70 pagine di sottotrame escluse dallo script televisivo. Si parte da qui quindi. Da quelle pagine che diedero consistenza e corpo a un’opera che nel consacrare la poetica filmica di Mann è ridefinizione totale del genere di riferimento.

Altro momento incredibile di Heat: la rapina nel prologo
Altro momento incredibile di Heat: la rapina nel prologo

Del resto c’è davvero tutto in Heat. Il respiro realistico e corposo delle sequenze action fatte di costruzioni ragionate e metodiche e di esecuzioni a sangue freddo, maschere da hockey, fucilate in semi-soggettiva di rapine che fanno la storia del cinema, proiettili che esplodono in modo fragoroso. La costruzione dell’ambiente scenico, del sapore del contesto, del genere, non gettandoci tutto in faccia in un medias res d’impatto, come a catapultarci nel vivo del racconto, bensì facendo entrare lo spettatore in punta di piedi per poi sconquassarlo sin nelle viscere. Mann se la gioca di mestiere nelle sirene in effetto doppler, nell’attesa dell’arrivo della Polizia, lasciando l’inquadratura tesa, facendo risuonare i suoni ambientali, rispettando il naturale andamento ritmico della narrazione.

Robert De Niro e Val Kilmer in uno dei momenti concitati della rapina di Heat
Robert De Niro e Val Kilmer in uno dei momenti concitati della rapina di Heat

Qualcosa di cui Mann ci aveva già dato gusto e sapore in Thief – l’antesignano e progenitore di Heat – ma che qui è tutta un’altra storia: amplificato in tutta la sua essenza complice l’impianto filmico da autentico kolossal crime di cui assaggiamo l’imponenza della costruzione d’immagine, la regia spaziale che, specie nel silenzioso shoot-out del climax, definisce confini e contorni del contesto scenico giocando di luci e ombre, il disegnare caratterizzazioni complete e totalizzanti della dimensione individuale degli agenti scenici lasciandoci dubbi e incertezze, sfumature di colore caratteriale. Qui emerge una delle chiavi di volta che hanno reso grandissimo Heat. Nel trascinarci negli abissi losangelini fatti di corruzione nelle forze dell’ordine ed etica criminale, Mann aggiunge una nota d’innovazione colorando e ricalibrando la tipica dicotomia bene/male alla base del genere attraverso una totale ricodifica valoriale del tipizzato buono-e-cattivo.

«Una volta uno mi ha detto: Non fare entrare nella tua vita niente da cui tu non possa sganciarti in trenta secondi netti se senti puzza di sbirri dietro l'angolo. Se tu sei sempre appresso a me e dove vado io vai anche tu, beh, come pretendi di tenerti... una moglie?»
«Una volta uno mi ha detto: Non fare entrare nella tua vita niente da cui tu non possa sganciarti in trenta secondi netti se senti puzza di sbirri dietro l’angolo. Se tu sei sempre appresso a me e dove vado io vai anche tu, beh, come pretendi di tenerti… una moglie?»

Perché Vincent e Neil sembrano fatti della stessa pasta seppur posti agli angoli opposti del reticolato narrativo. Un detective/criminale mancato più corrotto e spietato di tanti delinquenti, contro un criminale/detective mancato, più lucido e introspettivo di molti poliziotti. Agenti scenici uguali e opposti che si rincorrono in un guardia-e-ladri di proporzioni epiche anticipando l’uno le mosse dell’altro, così come lo spettatore che brama il fatidico meta-momento dell’incontro – della prima scena condivisa dai due titani del cinema – rincorrendolo scena per scena, inquadratura dopo inquadratura. Mann sa del maniacale spirito voyeuristico che c’è nell’attesa di quella scena e vi ci costruisce l’intera inerzia del racconto avvolgendolo intorno ad un andamento ritmico che nel suo giocare di montaggio alternato ci porta gradualmente lì: all’incontro tra Pacino e De Niro.

Nei cinema italiani Heat fu distribuito il 9 febbraio 1996
Nei cinema italiani Heat fu distribuito il 9 febbraio 1996

Un incontro che va oltre il giocare a carte scoperte tra Vincent e Neil, perfino oltre la teorizzazione esistenziale sul valore dei «Trenta secondi netti se senti puzza di sbirro», piuttosto un incontro-scontro tra meta-mondi e interi immaginari collettivi. Da una parte Michael Corleone, Frank Serpico, Sonny Wortzik, Steve Burns, Tony Montana, Frank Slade e Carlito Brigante, dall’altra Vito Corleone, Travis Bickle, Alfredo Berlinghieri, Jimmy Doyle, Michael Vronsky, Jake La Motta, Rupert Pupkin, Noodles, Jimmy Conway, Leonard Lowe e Sam Rothstein: volti e valori di ventitré anni di Hollywood in una sola e semplice inquadratura che diventa primo piano in campo e controcampo davanti a una tazza di caffè. Perché è il cinema del resto, fatto della stessa sostanza di cui son fatti i sogni, ed è lì che troviamo Heat, proprio nel suo centro nevralgico, al centro di tutto.

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Qui sotto potete vedere il trailer del film: 

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