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Tra Thomas Harris e Michael Mann: Manhunter e quel poliziesco che ha fatto storia

Lo scrittore è appena tornato con un nuovo romanzo: Cari Mora. Ripercorriamo insieme la sua carriera

MILANO – Manhunter – Frammenti di un omicidio, all’epoca della sua uscita – era l’estate del 1986 – non riscontrò un grande successo. Il film venne persino stroncato dalla maggior parte dei critici che lo ritennero un mezzo passo falso da parte di un regista, all’epoca, ancora acerbo. Poi, grazie al trionfo agli Oscar de Il silenzio degli innocenti di Jonathan Demme, il film di Michael Mann cominciò a essere gradualmente rivalutato fino ad essere considerato un thriller moderno e straordinariamente anticipatore, di cui si possono ritrovare tracce in ogni poliziesco degli anni Novanta e Duemila basato sul metodo scientifico delle indagini.

William Petersen è il detective Will Graham.

Il primo adattamento de Il delitto della terza luna di Thomas Harris – appena tornato in libreria con Cari Mora – si contraddistingue per l’interpretazione di Brian Cox nei panni di Hannibal Lecktor – verrà chiamato Lecter solo successivamente -, che offre una versione dello psicopatico antropofago più sobria e controllata di quella ormai celebre di Anthony Hopkins ne Il silenzio degli innocenti. Il detective che si serve della mente geniale e disturbata del dottor Hannibal è Will Graham (interpretato da William Petersen che ritroveremo, anni dopo bei panni di Gil Grissom in C.S.I.), un agente dell’FBI che, per poterli catturare, vuole entrare nella testa dei criminali per interpretarli e capire le loro mosse.

Brian Cox è Hannibal Lecktor.

L’obiettivo è Francis Dollarhyde (Tom Noohan), soprannominato dalla stampa “Dente di fata”, uno sterminatore di famiglie incapace di instaurare rapporti personali, che lavora presso un laboratorio di sviluppo di pellicole. Spia le vite degli altri per individuare le sue vittime, manifestando nei suoi omicidi la frustrazione sociale che lo perseguita, respinto dagli uomini e soprattutto dal genere femminile. Ideatore della serie cult Miami Vice, Michael Mann rivelò il suo talento registico proprio con Manhunter, il suo terzo film dopo Strade violente (1981) e La fortezza (1983).

Tom Noonan nel ruolo del serial killer Dente di fata.

Ed è il primo in cui il suo stile si fa immediatamente riconoscibile: atmosfere glaciali e inquietanti, luci fredde (il direttore della fotografia è il fidato Dante Spinotti), un utilizzo della musica elettronica martellante, ossessiva e funzionale alla narrazione. Manhunter rientra così tra i modelli più influenti del genere poliziesco degli anni Ottanta, insieme a 48 ore di Walter Hill e Vivere e morire a Los Angeles di William Friedkin. E oggi? Basterebbe chiedere a Nicolas Winding Refn quanto Manhunter sia presente nel suo cinema: da Drive a The Neon Demon.

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