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The Salvation | Eva Green, il sapore della vendetta e quel western da rivalutare

Mads Mikkelsen e Eric Cantona in un western moderno (e inedito). Da recuperare in streaming

The Salvation
The Salvation

MILANO – Sin dai tempi del giusnaturalismo, molte interrogazioni filosofiche sul senso dello Stato hanno individuato nella vendetta (e nel suo superamento) uno dei meccanismi fondanti del vivere sociale: se nello stato pre-sociale la vendetta è considerata teoricamente positiva nei suoi effetti dissuasivi, nella pratica essa rivela un circolo vizioso antico quanto l’Edipo re, una reazione a catena si concluderà con la vittoria del più forte. Ma la narrazione dei western pretende di fondare gli Stati Uniti d’America sull’affermazione del principio di giustizia, non dell’imposizione della forza di qualcuno sugli altri, e The Salvation percorre in qualche modo questo sentiero di maturazione e sangue attraverso la terribile vicenda del suo protagonista e l’immancabile ed esplicito sguardo ai maestri John Ford e Sergio Leone (occhio anche alla presenza di Eric Cantona).

Mads Mikkelsen
Bello, sporco e cattivo: Mads Mikkelsen

Siamo nel 1871. Jon (Mads Mikkelsen) è un immigrato danese fuggito dall’Europa in seguito alla sconfitta nelle guerre dello Schleswig-Holstein, in cui egli aveva inutilmente combattuto e che nel 1865 consegnarono la parte meridionale della Danimarca agli austro-prussiani. Dopo sei anni di duro lavoro negli Stati Uniti, la nuova terra delle innumerevoli opportunità da cui ripartire, riesce finalmente ad avere abbastanza soldi e stabilità da permettere alla sua amata moglie e al figlio (che praticamente non ha mai visto) di raggiungerlo ripercorrendo io suo viaggio, per godere dei frutti delle sue coltivazioni e della tranquillità della casa che è riuscito a costruire insieme al fratello nelle vaste pianure intorno al villaggio pioniere di Black Creek.

Una scena di The Salvation
Una scena di The Salvation

Nei paraggi Jon è conosciuto come un brav’uomo, che poco si interessa delle faccende cittadine, ma quando va a prendere la moglie e il figlio alla stazione per portarli nel suo novello Eden, qualcosa va storto: condividono infatti la diligenza con due balordi, e in particolare uno dei due sembra molto interessato alla moglie di Jon; finirà con uno stupro e un duplice omicidio, e con il protagonista che, malmenato e gettato a calci dalla diligenza, resterà senza moglie e senza figlio. Si vendicherà? Certo che sì, e immediatamente, peccato che uno dei due maledetti, da vivo, fosse stato il fratello del potentissimo Delarue (Jeffrey Dean Morgan), che a furia di violenze e appropriazioni indebite di denaro è diventato il padrone incontrastato di Black Creek. Cercherà anche lui vendetta? Sì, ma non sarà così semplice.

Eva Green
Eva Green

Davvero molto interessante vedere come prede e predatori, giustizieri e uomini su cui dovrebbe incombere la vendetta, si scambino di ruolo e si trovino a scappare o a inseguire in base ai rapporti di forza e alle condizioni che si creano nelle dinamiche della vendetta. Una reazione a catena che, come dicevamo, può concludersi solo con la vittoria del più forte, a meno che l’altro non riesca a convincere la comunità di essere nel giusto e trasformare la guerra delle vendette nella lotta del tutti contro uno, della giustizia umana contro l’ingiustizia, dei buoni e degli innocenti contro l’aspirante tiranno: un omicidio giusto e definitivo, che serva a fondare ritualmente la nuova organizzazione della società e i suoi valori.

Mads Mikkelsen e Eva Green
Il regista Kristian Levring sul set con Mads Mikkelsen e Eva Green

Ma il danese Levring non si ferma qui, perché nel suo film non c’è l’ottimismo della rivoluzione riuscita, della molteplicità che diventa corpo unico per uno scopo comune; in The Salvation ognuno va per la sua strada, Black Creek è un paese di migranti, ciascun dei quali ha i suoi interessi e le sue ambizioni, e nessuno è disposto a cedere un millimetro della sua proprietà o dei suoi privilegi. Jon e Madelaine (Eva Green), la moglie-schiava di Delarue non sembrano voler rifondare un nuovo mondo in quel luogo, vogliono solo scappare da quelle dinamiche individualiste e anarco-capitaliste che schiacciano gli individui, in cui non c’è spazio per la giustizia, né per la brava gente come loro.

La frontiera di The Salvation
La frontiera di The Salvation (con Eric Cantona)

Ci sarà al mondo un posto per loro? O dovranno lottare per costruirlo? O forse è tornare in Europa la soluzione? Regista da elogiare anche per il gusto e la capacità di citare e riutilizzare i grandi maestri del genere, mettendoli però al servizio della sua storia, del suo film: i piani larghi e gli improvvisi e numerosi primi piani non sono un vezzo da cinefilo che ha amato la Trilogia del dollaro, sono invece assolutamente funzionali alla narrazione, così come le riprese alla stazione che ricordano John Ford e le scenografie scarne, ma simbolicamente rilevanti. Questo film è una piccola chicca western, molto consapevole del genere senza esserne succube e girato in modo intelligente.

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