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Audition | Takashi Miike, le pagine di Ryu Murakami e quell’infinito viaggio nell’orrore

Eihi Shiina, l’amore di Tarantino e Marilyn Manson, e quel finale leggendario. Ecco perché recuperarlo…

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Eihi Shiina è Asami Yamazaki in una scena di Audition.

MILANO – No, non è un caso se una delle prime interazioni di Audition è quella di un figlio che spiega al padre che i dentici nascono tutti maschi e solo alcuni di loro sviluppano più avanti anche i gameti femminili. Uno dei pilastri su cui Takashi Miike costruisce il suo film più formale e concettuale, uscito nel 1999, è proprio lo sfaccettato rapporto tra la sfera maschile e femminile in un Giappone dove la donna è sempre stata una derivazione dell’uomo, una costola a cui sarà sempre legata. Miike, il regista additato spesso come “quello della quantità”, “quello dell’esagerazione” che mostra solo violenza e cattiveria, con Audition (lo trovate in streaming su Prime Video, Apple Tv+ e Youtube) chiude il cerchio di un percorso sempre dedito al raggiungimento di un limite visivo e narrativo a cui mancava una sfumatura onirica, che andasse oltre la semplice realtà.

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Il personaggio di Asami Yamazaki, interpretato da Eihi Shiina.

Audition, adattamento di un romanzo di Ryu Murakami (mai pubblicato in Italia), non si allontana totalmente dallo stile più folle dei vari Ichi The Killer o Dead or Alive, ma affronta la violenza da una prospettiva diversa, attraverso un climax riflessivo che unisce vari generi e rompe i confini della realtà. Audition si inserisce nella realtà della borghesia giapponese, in una famiglia traumatizzata e cambiata dalla morte della madre. Un padre e un figlio, svuotati dalla scomparsa del lato femminile all’interno del loro nucleo, creano un rapporto indissolubile per sopperire a una forte mancanza. È quando il figlio dice ad Aoyama di trovarsi un’altra donna da amare e con cui tornare felice che il padre si muove nella sua realtà conoscitiva e manipolatoria per tornare a riprovare qualcosa che aveva dimenticato. Organizza una finta audizione, sceglie trenta ragazze, le fa sfilare davanti a sé come delle bambole e viene ammaliato da Asami, misteriosa e indecifrabile.

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Ryo Ishibashi è Shigeiko Aoyama, l’uomo ammaliato da Asami.

Si instaura così un rapporto impari e disfunzionale, costruito su un ritrovato piacere infantile di Aoyama e le crepe esistenziali che Takashi Miike fa emergere lentamente di Asami. Un oscuro passato che non coincide con la sua versione, persone scomparse dopo averla incontrata, elementi che dovrebbero destabilizzarlo ma che Aoyama non riesce a concepire perché assuefatto da un sentimento accecante. Un legame che diventa un potente climax, che da una classica storia d’amore si trasforma in un vortice di violenza e manipolazione dove anche il sogno sfonda il confine della realtà. Audition è conseguenza che indaga la causa, solitudine che diventa fragilità. Fragilità che Miike costruisce in due modi: da un lato la solitudine reiterata di Aoyama rompe il suo equilibrio e lo costringe a inseguire un desiderio che lo acceca. Aoyama rappresenta la sfera sociale del Giappone borghese che resta immobile e sfrutta la sua posizione di potere per ottenere ciò di cui ha bisogno.

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L’audizione.

Aoyama è portavoce di una sensibilità umana corrotta, che Miike scrive e inscena come un debole, incapace di essere padrone della propria vita. Dall’altro lato la solitudine di Asami causata da una tremenda infanzia la trasforma in un mostro, il prodotto di una società malata e deviata che crea recinti sociali invalicabili. Asami è la conseguenza di un atteggiamento, la testimone di una psicopatia radicata che esplode in una violenza che non ha limiti, che rivendica tutti gli abusi subiti ma che non riesce a risolvere nulla, perché nel Giappone di Miike non c’è spazio per il cambiamento. Concetti come quelli di vittima e di carnefice smettono di esistere per indagare sulle colpe e sugli errori di una società incapace di includere, di accettare, di coinvolgere.

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L’apparizione sinistra di Asami.

Amato e odiato in ugual misura, tra svenimenti in sala e fan d’eccezione (Tarantino, Marilyn Manson, Eli Roth ma anche Scorsese), Audition unisce la realtà cruda di Miike alla dimensione onirica di Lynch, è un viaggio che trascende la verità per raggiungere una dimensione non tangibile ed espandere le sfaccettature dell’Oriente al di fuori della realtà, fuori dalla convenzionalità di un classico film horror o thriller. Con Audition, Miike raggiunge il suo apice narrativo e visivo, aggiunge una prospettiva alla sua idea di cinema che gli ha permesso di ritagliarsi un posto tra i cineasti più influenti e importanti nella storia.

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