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Cannes Archives: You, The Living e l’assurdità della vita

Mentre va in scena l’edizione numero 71, riscopriamo su CHILI titoli e cult transitati per la Croisette

C’è un cinema bizzarro, onirico e surreale che solo gli scandinavi sanno produrre. Come quello di You, The Living, film del 2007 diretto dal regista svedese Roy Andersson e presentato al festival di Cannes all’interno di Un certain regard. Secondo capitolo di una trilogia – successivo a Canzoni del secondo piano, e precedente al più celebre Un piccione seduto su un ramo riflette sull’esistenza – You The Living, con la sua fotografia vintage fatta di colori desaturati tendenti al grigio, è un autentico gioiellino del cinema svedese.

L’atmosfera è fiabesca, i personaggi sono stralunati – ricordano quelli del cinema del più grande autore scandinavo, il finlandese Aki Kaurismaki – e i dialoghi mantengono la sagacia grottesca del classico black humor del nord. Ma You, The Living è soprattutto parabola in chiave satirica dell’atarassia scandinava, attraverso il ribaltamento di qualsiasi gerarchia e logica sociale – sono i bambini a confortare la maestra, non il contrario – e la sottrazione delle emozioni, che rimangono seppellite sotto la coltre di compostezza imperscrutabile tipica degli svedesi.

Il cinismo imperante sfiora, a tratti, la misantropia. Emblematiche di questa gelida imperturbabilità sono l’esilarante scena di sesso fra due coniugi dalla carnagione cadaverica, ma anche il monologo dello scontento psichiatra: «Passare ore in terapia per cercare di fare felice una persona squallida non ha alcun senso, è immorale! Così ora ho smesso. Prescrivo pillole e basta». Sconvolge inoltre l’abilità di Andersson (non Paul Thomas, nè tantomeno Wes, questo è con due S) nel delineare la sua cifra stilistica con l’impiego di brevi sketch, gag scanzonate e canzoni popolari intonate da astrusi musicisti.

Così, minuto dopo minuto, You, The Living diventa un film sul male di vivere – per dirla à la Eugenio Montale – e sull’infelicità dell’esistenza infausta alla quale siamo destinati. Sono proprio i personaggi nati dall’estro del cineasta svedese a muoversi in un mondo ovattato, privi di meta, lottando contro le ingiustizie e le brutture del mondo circostante, in balìa della Natura Matrigna leopardiana. Si ride tanto, ma è riso amaro, strozzato in gola dallo splendido finale. Un film complesso nella forma e – di conseguenza – anche nella fruizione, ma indispensabile e, al tempo stesso, struggente. Se non l’avete ancora recuperato, fatelo presto.

Il film di Andersson lo trovate su CHILIYou The Living

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