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Venezia 75 – Il Film del Giorno: perché Opera Senza Autore è un’elegante lezione di stile

l dolori di un popolo e un finale che rasserena: l’arte di Henckel von Donnersmarck colpisce al cuore

opera senza autore

Abbiamo atteso Florian Henckel von Donnersmarck per tanto, troppo tempo. Sono passati ben dodici anni da Le Vite degli Altri, vincitore dell’Oscar per miglior film straniero, e ne sono trascorsi otto dalla deludentissima gita hollywoodiana di The Tourist. Con sublime piacere, la Mostra lo abbraccia per la prima volta, con Opera Senza Autore, il suo terzo film, un ritorno in Germania, dove è nato e di cui ha raccontato meglio di chiunque altro l’incubo della Stasi in quell’esordio folgorante che qualsiasi amante della Settima Arte conserva nel cuore.

Il film affronta di nuovo gli scheletri e i drammi storici di una Nazione che nel Novecento ha attraversato tre sfumature politiche, tre fratture, tre modi differenti di vivere nel mondo: l’orrore del nazismo, il comunismo dell’Est, il capitalismo dell’Ovest. L’aspirante pittore Kurt nasce e cresce a Dresda e da piccolissimo è testimone oculare di un dolore che si porterà dietro per tutte le fasi della crescita, permettendogli però di coltivare un notevole talento artistico, nonostante la libertà e la creatività in Germania siano state osteggiate sia da nazisti che da comunisti, perché considerate potenziali pericoli per l’ordine, il potere, il controllo.

Opera Senza Autore è un grandioso affresco su un Paese che non potrà mai smettere di confrontarsi con il proprio passato, ma riflette anche sulle scelte e le inclinazioni di chi sopravvive ai traumi del singolo per tramutarli in spinta propulsiva verso il genio, sublimando le ferite in miniere di bellezza. Con il respiro del cinema più classico e popolare, il quarantacinquenne regista di Colonia emoziona, indigna, commuove, servendosi di interpreti perfetti: è bravo il protagonista Tom Schilling, meravigliosamente odioso il grande Sebastian Koch, mentre sono bellissime, dolenti, appassionate e ribelli Saskia Rosendahl e Paula Beer. E il finale ottimista, rasserenato è un’elegante lezione di stile: non c’è bisogno di conoscere l’autore di un prodotto artistico, perché ciò che conta sono il contenuto e la sua espressione, gli unici elementi necessari per meravigliarsi e vibrare di fronte allo splendore.

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