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Star Wars: L’Ascesa di Skywalker | Il maestoso finale di un viaggio epico

Jedi, droidi e Sith: la recensione (senza spoiler!) dell’ultimo atto di Guerre Stellari

Rey, Finn, Poe e gli altri. il banner di Star Wars: L'Ascesa di Skywalker
Rey, Finn, Poe e gli altri. il banner di Star Wars: L'Ascesa di Skywalker

ROMA – Di miti e leggende, di pirati stellari e ribelli coraggiosi. Lassù, in quella galassia lontana (lontana) fatta di sogni impossibili e paure recondite, cornice e protagonista della saga più grande di tutti i tempi, giunta all’epilogo assoluto dopo quarant’anni di cinema capace di reinventare l’immaginario di almeno quattro generazioni. Perché, come l’epica di Omero, anche Star Wars si rifà all’oralità, alla favola tramandata di padre in figlio, da sangue a sangue. Legami indissolubili e sguardi complici. Uomini, wookiee, droidi, cacciatori di taglie e nobili cavalieri Jedi. Del resto, se ogni cammino ha una sua meta, non poteva esserci finale migliore di quello regalato ai fan da J.J. Abrams con questo atto finale che è L’Ascesa di Skywalker, ora anche in digitale su CHILI dopo il passaggio in sala lo scorso dicembre.

Una scena di Star Wars: L'Ascesa di Skywalker
Star Wars: L’Ascesa di Skywalker, la Forza di Rey

No, non era facile, per tanti motivi. A cominciare dal fatto che i due episodi precedenti, quelli che hanno fatto abbracciare il passato e il futuro (e qui il concetto di tempo ritorna, eccome se ritorna…), peccavano di troppo poco cuore. Ovvero: bella la confezione, irresistibile BB-8, ma Han Solo avremmo tanto voluto piangerlo. Infatti, in Episodio IX, è come se ciascuna scena fosse stata pianificata per non lasciare nulla al caso. Parola dopo parola, dettagli su dettagli a far la differenza. Visiva e narrativa. Ed ecco riemergere le macerie dimenticate (e che colpo d’occhio la carcassa della Morte Nera, dilaniata dalle onde perenni di Endor) e i rumori di vecchie battaglie, mentre le voci dal cielo riecheggiano come fossero preghiere pagane.

I droidi di Star Wars
Vecchi amici…

Così, quando il Nuovo Ordine rastrella i pianeti come fossimo nella Varsavia del 1942, J.J. Abrams ci accompagna verso il tramonto poetico, simbolico e commovente delle guerre stellari. Se è praticamente impossibile parlare della trama senza fare spoiler, vi basti sapere che i Sith stanno tornando ma che i Ribelli possono contare su Poe (Oscar Isaac), Finn (John Boyega), Chewbecca (Joonas Suotamo), Leila (Carrie Fisher, parzialmente elaborata in digitale) e Lando (Billy Dee Williams). Che R2-D2 e C-3PO (Anthony Daniels) vengono (ri)messi al centro della storia e, soprattutto, che Rey (Daisy Ridley) e Kylo (Adam Driver) si attraggono e si respingono verso una missione comune. Più in là non andiamo per non rovinarvi la sorpresa.

Una scena di Star Wars: L'Ascesa di Skywalker
… e vecchie abitudini

Perché la verità è che un film quasi sacrale come L’Ascesa di Skywalker dev’essere visto nella più totale inconsapevolezza di cosa possa accadere, su uno schermo in cui sibilano spade laser. In un duello collettivo che fonde il male al bene, finendo per assottigliare i rispettivi contorni, con la squadra che si divide e si rincontra per ridividersi ancora. Sempre a bordo di quel Millennium Falcon, simbolo della saga e icona cinematografica. J.J. Abrams non sbaglia a mischiare gli schieramenti, le coppie, le dinamiche: Poe e Chewbacca, R2-D2 e Leila, C-3P0 e BB-8. Con loro, anche gli eroi che non ci sono più, eroi di cui però resta il sacrificio che ha reso possibile un definitivo e maestoso trionfo.

Gli eroi galattici di Star Wars: L'Ascesa di Skywalker: Chewbacca, BB-8, D-O, Rey, Poe Dameron e Finn
Gli eroi galattici di Star Wars: L’Ascesa di Skywalker: Chewbacca, BB-8, D-O, Rey, Poe Dameron e Finn

Ed è il caso di dire: una nuova speranza all’ultima speranza. Perché, proprio in mezzo alla Forza e al Lato Oscuro, in una sfumatura che sa di poesia (soprattutto in questi giorni di ansia e paure), ecco arrivare (finalmente) tutta la potenza di Rey. Divenuta definitivamente l’eroina tormentata che mancava nell’universo creato da Lucas, attualizzato e reinventato in un’epoca che mette in discussione i vecchi miti per poterne creare di nuovi. Ed è il bello del racconto, la circolarità che si rinnova, in un’epopea galattica che ci ha insegnato ad essere noi stessi, senza mai cedere alla paura, all’odio, all’intolleranza. La storia che si ripete per non finire mai. E allora possiamo dirlo: finalmente Star Wars.

  • Qui la nostra intervista a Daisy Ridley:

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