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Venezia 75 – Il film del giorno: perché The Sisters Brothers è un capolavoro western

Attori perfetti, ambientazione magnifica e un altro futuro: l’America di Audiard colpisce al cuore

Charlie ed Eli Sisters (Joaquin Phoenix e John C. Reilly) sono sporchi e cattivi, ma anche perdenti, un po’ goffi e dai modi rozzi. Devono trovare un uomo e ucciderlo, la loro vita è quella selvaggia e violenta del profondo West, che non credono sia possibile mettersi alle spalle. Dopotutto, «questo mondo è un abominio» afferma Hermann Kermit Warm (Riz Ahmed), personaggio idealista che sogna di costruire una nuova civiltà democratica e che servirà ai due fratelli per far davvero avvalorare il pensiero stupendo di un’esistenza migliore, serena, dove il sangue non è più una presenza costante.

John C.Reilly in una scena di The Sisters Brothers.

Jacques Audiard approda alla Mostra di Venezia tre anni dopo la Palma d’oro a Cannes per Deephan e con The Sisters Brothers affronta il western, genere inedito per il regista, che viene omaggiato, riletto, poeticamente ribaltato. Il regista francese non è un pessimista, ma un realista, un autore per cui i suoi protagonisti rimangono in bilico per esserci anche un domani ma che, nonostante tutto, non muoiono mai, magari perdendo parti del corpo e pezzi d’innocenza.

Jake Gyllenhaal in un altro momento del film di Audiard.

Insieme a uno strepitoso quartetto d’archi hollywoodiano (Joaquin Phoenix, John C. Reilly, Jake Gyllenhaal, Riz Ahmed) Audiard realizza così il film che ogni cineasta europeo sogna, raccontando l’America, indagando sulle radici del Paese che da sempre ci influenza da lontano, rivisitando la colonna vertebrale del cinema dei nostri padri e la sua poetica che, con rispetto e ammirazione, viene messa in discussione e alla fine delusa, rinnovata: il western di oggi non ha bisogno di eroi, ma di riconciliazioni e di ritorni a casa, di addii alle armi.

Luce, fango, nuvole: il West secondo Audiard.

The Sisters Brothers è un capolavoro sulle seconde possibilità e in quegli ultimi quaranta minuti di amicizia maschile, fratellanza tra nemici che si rendono conto di essere tutti individui con lo stesso scopo e la stessa necessità di avere una spalla su cui piangere, trattenere le lacrime è impossibile. Ci auguriamo di ritrovarlo tra i premi principali di questa Mostra che finalmente celebra il sentimento maschile, le vulnerabilità e i passi indietro degli uomini.

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