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Vanessa Gravina e Il piacere dell’onestà: «Il mio teatro, in bilico tra Liliana Cavani e Pirandello»

A partire dal 2 maggio l’attrice porta a Milano la pièce. Qui racconta l’incontro con una regista speciale

Vanessa Gravina e Geppy Gleijeses nella pièce Il piacere dell'onestà.

ROMA – Se c’è un’attrice che non ha avuto mai paura di cimentarsi nelle sfide più più diverse, è senza dubbio Vanessa Gravina. Un esordio al cinema a sette anni nella deliziosa commedia di Marco Risi, Colpo di fulmine, volto amato dal pubblico televisivo per fiction di successo come Incantesimo e Il paradiso delle signore, la Gravina vanta anche un solido curriculum teatrale. Qualche nome? Basti dire che Giorgio Strehler la scelse nel 1991 per il ruolo di Hilde nel dramma di Ibsen, La donna del mare. Un piccolo tassello in un puzzle ancora in fieri, che dal prossimo 2 maggio, al Parenti di Milano, aggiungerà un altro ruolo femminile di primo piano: quello di Agata Renni in Il piacere dell’onestà di Luigi Pirandello, per la regia di Liliana Cavani.

Vanessa Gravina
Vanessa Gravina nei panni di Agata in Il piacere dell’onestà.

Una pièce dai tipici incastri pirandelliani che ruota attorno ad una bugia insostenibile. Agata, amante del Marchese Colli che l’ha messa incinta e che non ha alcuna intenzione di restare con lei, si vede costretta a diventare la moglie di facciata di Angelo Baldovino (Geppy Gleijeses), un uomo dalla dubbia moralità che accetta l’incarico di Colli solamente per denaro. Col tempo Baldovino si rivelerà però onesto e premuroso e proprio grazie ad Agata avrà l’occasione di riscattare una vita mediocre.

Vanessa Gravina
Una giovanissima Vanessa Gravina assieme a Jerry Calà in Colpo di fulmine

IO E PIRANDELLO «È la seconda volta che mi capita di affrontare Pirandello dopo Vestire gli Ignudi, ed è un ritorno felice. Mi ero già innamorata del suo modo di mettere a nudo le coscienze e di indagare all’interno delle nostre zone d’ombra. Un’altra cosa che mi affascina è il linguaggio. Uno degli strumenti di cui Pirandello si avvale per agevolare attori e personaggi è la scrittura, il fascino della lingua, la musicalità, il suono, il modo in cui viene scritta la battuta. Se ti fidi di lui e ti affidi alla sua punteggiatura, il lavoro diventa più semplice».

Vanessa Gravina
Un momento di Il piacere dell’onestà

LA MIA AGATA «Il personaggio parte come vittima, apre la porta, devastata da quello che le sta succedendo, succuba di una condizione morale e sociale che non le appartiene. Eppure decide di compiere una scelta importante e in quel momento diventa un personaggio estremamente alto dal punto di vista decisionale, si trasforma. Il suo percorso è scandito da poche scene. È il personaggio meno parlato che ho fatto nella mia carriera, proprio per questo estremamente incisivo».

Vanessa Gravina
Vanessa Gravina in Donna d’amore e di parola.

LE DONNE DI PIRANDELLO «Lo diceva Sciascia, quindi non un mediocre: Pirandello è in assoluto l’autore più femminista della letteratura italiana. Agata è una Mater Matuta, una dea portatrice di luce. Scopre l’amore, la giusta via e la giusta strada attraverso Angelo Baldovino. La loro è una storia di coraggio, un incontro tra due anime simili. Anche lui è all’inizio un personaggio indecifrabile, con delle ombre, e scopre in lui l’unico uomo che possa essere degno di passare la vita con lei e il figlio. Lo sceglie coscienziosamente. Agata ha il coraggio di rompere la pantomima».

Vanessa Gravina
Vanessa Gravina e Geppy Gleijeses

IO & LILIANA «Liliana Cavani è stata fondamentale. Un testo come questo senza una regia che restituisca qualcosa di importante, diventa il classico spettacolo di Pirandello, messo in scena senza infamia e senza lode. Qui la sfida è stata quella di trovare un realismo magico. Credo sia stato geniale affidare Il piacere dell’onestà ad un’autrice con una storia di cinema come il suo. Non è una regista che ti dà indicazioni, non dice come devi muoverti. Ti dà le traiettorie, ti dà la condizione sociale e umana del personaggio, toglie tutte le sovrastrutture, toglie tutto ciò che è recitato, ti porta per mano all’interno di una dimensione di verità».

1974: Lilliana Cavani con Charlotte Rampling sul set de Il portiere di notte.

QUELLO CHE AMO «Oggi l’esaltazione massima di un attore è ritagliarsi spazi qualitativi, sia che faccia teatro, televisione o cinema. Il pubblico ha bisogno di riscoprire delle cose belle e quando sei autentico, ti segue e ti acclama. La preferenza deve essere solo nella qualità. Ed è la sfida più difficile. Che spettatrice sono? Senza pregiudizio. Chiaramente seguo un regista, un’idea, un titolo o un argomento che mi interessa. Ma deve emozionarmi e farmi riflettere allo stesso tempo…».

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