ROMA – «Perché aspettare? Le cose peggioreranno…». Asif Kapadia non usa mezzi termini. Il regista — già autore della trilogia documentaristica Senna, Amy e Diego Maradona, nonché premio Oscar nel 2016 per Amy — si è raccontato in redazione al nostro Dario Cangemi per presentare 2073, film ora al cinema che mescola documentario e fantascienza, con un chiaro intento: scuotere le coscienze. L’idea per 2073 è maturata negli ultimi anni, a partire dal referendum per la Brexit. Ma è durante il lockdown per il Covid che Asif Kapadia ha cominciato a lavorarci. Il punto di partenza? Semplice, quanto inquietante: «Ci sono troppe informazioni, troppe cose terribili che accadono. Ho deciso di intervistare giornalisti che rispetto per capire cosa sta succedendo». La struttura del film riflette questa visione: da un lato, sequenze documentaristiche che fotografano le crisi attuali, dall’altro, un racconto di finzione ambientato nel 2073. La protagonista, interpretata da Samantha Morton, guida lo spettatore in un futuro devastato dalle scelte compiute nel nostro presente. Il regista cita come ispirazioni La Jetée di Chris Marker — “il film più importante che non avete mai visto“, dice — Children of Men di Alfonso Cuarón, e libri come 1984 e Il mondo nuovo di Aldous Huxley. Non manca un pensiero per il cinema italiano: da Il Vangelo secondo Matteo di Pasolini ai maestri del neorealismo, passando per Gomorra di Garrone. «L’Italia è un luogo a cui sono molto legato, per il cinema, il calcio e il cibo…».
- VIDEO I Qui l’intervista completa a Asif Kapadia:





Lascia un Commento