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Santa Maud | La conversione di Morfydd Clark e l’incubo religioso di Rose Glass

Follia, fede e terrore: la triade di un racconto che affonda nel ritratto di una protagonista solitaria e sola

santa maud

ROMA – «Perdona la mia impazienza, ma spero che rivelerai i piani che hai per me molto presto». Maud (Morfydd Clark) è una giovane infermiera. Soffre di forti dolori allo stomaco. Vive in una stanzetta spoglia di una cittadina di mare, Scarborough, dove lavora per un’agenzia medica privata. Si è recentemente convertita e parla con Dio che ritiene avere in serbo per lei un piano divino. Per questo, quando viene mandata a prendersi cura di Amanda Kohl (Jennifer Ehle), ex ballerina e coreografa con un male terminale, si convince di dover salvare la sua anima. Rose Glass, classe ’90, in Santa Maud – lo trovate su CHILI – debutta al lungometraggio con un horror in cui follia, fede e terrore costituiscono la triade di un racconto che affonda nel ritratto di una protagonista solitaria e sola.

Santa Maud
Morfydd Clark e Jennifer Ehle in una scena di Santa Maud

Puntellato di flashback che rivelano in brevi frammenti un passato ben diverso dal presente di Maud, il film prosegue poi quella riscrittura delle regole dell’horror portata avanti da A24, la casa di produzione e distribuzione newyorchese dietro il titolo. Santa Maud è solo l’ultimo film in ordine di tempo che, insieme a Hereditary e Midsommar di Ari Aster o The Witch e The Lighthouse di Robert Eggers, decide di prendere le regole del genere e scomporle a proprio piacimento. Diviso narrativamente in due – con una prima parte incentrata sul rapporto che si crea tra l’infermiera e la sua paziente e una seconda legata alla perdita del controllo di Maud -, il film della Glass cresce lentamente.

Una scena del film

La fotografia cupa di Ben Fordesman – giocata sulle sfumature del rosso, del marrone e del beige -, insieme alle scenografie di Paulina Rzeszowska – divise tra l’opulenza impolverata della casa di Amanda, moderna Norma Desmond, e la modestia austera della camera di Maud – e la colonna sonora spettarle di Adam Janota contribuiscono a creare quell’atmosfera di crescendo che porterà al climax finale.

Santa Maud
Morfydd Clark in una scena di Santa Maud

Chi però si aspetta un horror religioso fatto di ripetute sequenze terrificanti rischia di rimanere deluso. Quello di Santa Maud è prima di tutto uno studio su una figura isolata dalla società. Una giovane donna che si convince di avere una missione datale da Dio (o da Satana?). Un dramma psicologico teso e disperato che regala più di una sequenza indimenticabile e che inserisce Rose Glass in quella nuova generazione di registi con una visione nitidissima.

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Qui potete ascoltare un brano della colonna sonora:

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