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Paolo Ruffini, la saggezza del giullare e la bellezza di quei due documentari

Cosa succede se il giullare indica la direzione? Up & Down, Resilienza e una riflessione necessaria

Paolo-Ruffini
Paolo Ruffini con il cast di Up & Down, il suo documentario da ora disponibile in streaming.

MILANO – Un amabile cialtrone, uno di quelli da due risate e via, simpatico e poi finita lì, si cambia canale, avanti un altro che ce ne sono tanti. Insomma, facce da televisione, una in fila all’altra, no? E invece no, invece questa volta il bischero mette lo spettatore spalle al muro, lo costringe a pensare, a riflettere, ma – attenzione – senza mai tenere l’indice puntato, senza mai tentare la morale, senza impartire lezioni di vita, anzi. Perché qui ci sono solo sorrisi, risate che disarmano, che lasciano svuotati da qualsiasi retropensiero. Tutto quello che c’è sta già lì, davanti agli occhi, basta guardare, osservare le immagini per capire che è tutta vita che passa e scorre. Nonostante tutto, nonostante tutti, uno sberleffo colossale, una risata in faccia che profuma di libertà.

Paolo Ruffini
Paolo Ruffini sul set di Up & Down con alcuni dei componenti del cast.

Grande cultore di cultura pop, da vent’anni in bilico tra Neri Parenti, Natali in giro per il mondo e Eccezionale veramente (nel senso del programma tv), Paolino Ruffini, si sa, ha però sempre avuto un’altra faccia, una dimensione lontana dalla corrente mainstream che ha fatto crescere e ha nutrito nel tempo, spesso senza farsi troppa pubblicità perché non era quello il senso, non era nemmeno quella la voglia. Ritrovarsi ora a vedere in fila i suoi due documentari – Up & Down e Resilienza, in esclusiva streaming su CHILI – significa però finire improvvisamente dentro il mondo capovolto di un giullare che urla che il re è nudo e che abbiamo sempre guardato nella direzione sbagliata. Perché? Perché il senso di marcia era l’altro, era un altro, era diverso.

Paolo Ruffini
Paolo Ruffini in una scena di Resilienza.

«Il teatro, il cinema, l’arte, non sanno che farsene della normalità. La vita stessa non ci chiede di essere normali, la vita è un inno alla diversità. Siamo tutti diversamente normali e ugualmente diversi», spiega Ruffini, ma dice quella frase con una leggerezza tale che, in un Paese dove sono tutti pronti a insegnare vita e impartire codici morali – dai social alla politica – lascia completamente disarmati. E allora sì, l’inattesa saggezza del giullare diventa lezione di vita, entra sotto pelle, quelle facce, quelle espressioni, dai ragazzi di Up & Down a Alessandro Cavallini, minuto dopo minuto iniziano a appartenerci, sono nostre, sgretolano il muro del cinismo e sciolgono finalmente – per dirla à la Zygmunt Bauman – la solitudine del cittadino globale che ci perseguita da vent’anni. Perché alla meta o ci arriviamo tutti oppure non arriva nessuno.

  • Qui la puntata di What’s Up con Paolo Ruffini:  

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