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Meryl Streep, il futuro e quell’incredibile difficoltà nel trovare un’erede

Abbiamo provato a capire chi può succedere – prima o più probabilmente poi – alla grande attrice

Meryl Streep
Meryl Streep rivista in un'illustrazione grafica.

ROMA – Quando si parla di Meryl Streep la sensazione è sempre quella di confrontarsi con una figura al contempo sovrumana e familiare: un misto tra una dea della recitazione e una sorella maggiore, un mostro sacro e una zia intransigente (ma irresistibile). Come se tutto quel perfezionismo e quel talento non smettessero mai, nemmeno per un momento, di renderla umana. Lo sa bene Greta Gerwig, che in Piccole donne le ha dato proprio il ruolo della spigolosa, ma in fondo amabile, Zia March. Meryl Streep, lo sappiamo e ce lo ripetiamo fino allo sfinimento da tempo immemore, può fare tutto. Dalla malefica Miranda Priestly de Il diavolo veste Prada all’irresistibile Julia Child di Julie & Julia, lo spettro dei personaggi che ha interpretato, anche a distanza ravvicinata, non conosce limiti. Va dal diabolico al giulivo, con tutto ciò che ci sta in mezzo.

meryl streep
Meryl, Meryl, Meryl: illustrazione di Alejandro Mogollo.

Può reggere indistintamente il film d’autore, il musical scanzonato alla Mamma mia! e le tonnellate di meme e gif generati durante quelle cerimonie di premiazione di cui è regina incontrastata: in primis, ovviamente, gli Oscar, con le sue 21 nomination, l’ultima per The Post nel 2018, e tre statuette vinte. La Streep non si è infatti mai negata il privilegio di essere una figura divertente e autoironica, di non ritenersi soltanto l’attrice più stimata e apprezzata di sempre ma anche la più brava a non fare la faccia delusa e a reggere botta con sorrisi di circostanza quando vede vincere qualcun’altra al suo posto (solo agli Oscar è capitato 18 volte, dopotutto). Il grande critico del New Yorker, Pauline Kael, la riteneva eccessivamente controllata e calcolata nel gestire i suoi personaggi e probabilmente convivere con la zavorra di essere “la più brava di tutte” non dev’essere stato semplice.

Meryl Streep
Sul set di The Post

Ritirando l’Emmy per la miniserie Angels in America, nel 2003, disse: “Certi giorni penso di essere sopravvalutata, ma non oggi”, a riprova di quanto si possa ironizzare anche sui limiti della propria self-confidence (un monito fondamentale, soprattutto oggi). È possibile, alla luce di tutto ciò, ipotizzare delle eredi per Meryl Streep? E soprattutto: un’attrice di tale calibro può avere delle eredi? L’accostamento anche per le dirette interessate potrebbe essere più una zavorra che un plauso, visto che reggere il confronto con la carriera della Streep è impresa ardua per chiunque, ma abbiamo comunque voluto scegliere cinque attrici che ci sembrano le più vicine non solo alle sue caratteristiche ma anche al suo rapporto d’amore privilegiato con la macchina da presa. La prima è Saoirse Ronan, con la quale la Streep divide la scena proprio in Piccole donne.

Saoirse Ronan e Greta Gerwig sul set di Lady Bird
Saoirse Ronan e Greta Gerwig sul set di Lady Bird

Il film della Gerwig è l’ultimo tassello di una filmografia che evidenzia il carisma singolare di un’attrice giovanissima (classe 1994) ma con un piglio da veterana incorporato da sempre: la sua presa sul grande schermo, che proprio come la Streep è in grado di tenere insieme densità psicologica ed empowerment, un approccio ai ruoli romantico e passionale e una considerevole gamma di sfumature, sembra guidata da un talento che non nasconde mai il sacrificio, il metodo e l’applicazione che stanno dietro ai singoli ruoli, esaltandoli piuttosto col medesimo furore. Interpretazioni come Espiazione, Brooklyn, Lady Bird e proprio Piccole donne, quattro film per cui sono arrivate altrettante nomination all’Oscar, in tal senso parlano chiaro, e tre candidature agli Oscar negli ultimi quattro anni sono un bel bottino e senza dubbio una media “alla Meryl Streep”.

Amy Adam e Meryl Streep ne Il Dubbio
Amy Adam e Meryl Streep ne Il Dubbio

Tra le migliori attrici hollywoodiane del nostro tempo c’è anche Amy Adams, di vent’anni più grande rispetto alla Ronan e in passato accanto a Meryl Streep in due film molto diversi, Il dubbio e Julie & Julia, nei quali ha dimostrato di poterle tenere egregiamente testa anche dividendo con lei la scena. Prima o poi dovrebbe finalmente accorgersi di lei anche l’Academy, dopo le nomination andate a vuoto negli anni per Junebug, lo stesso Il dubbio, The Fighter, The Master, American Hustle – L’apparenza inganna e Vice – L’uomo nell’ombra. Gli ultimi anni la vedono forse un po’ al ribasso in quanto a quotazioni e ruoli di peso, ma il suo talento è troppo grande per non confidare che torni presto a stupirci con interpretazioni di rilievo.

Todd Haynes e Cate Blanchett sul set di Carol
Todd Haynes e Cate Blanchett sul set di Carol

Per molti, però, l’unica erede della Streep è solo una: Cate Blanchett. Ed è davvero difficile sostenere il contrario, alla luce di una carriera capace di alternare con solidità una militanza teatrale di tutto rispetto nei palcoscenici più prestigiosi e prove d’attrice metamorfiche al cinema, che sono valse all’attrice australiana, prossima presidente di giuria a Venezia, ben 7 nomination agli Oscar e 2 statuette vinte. Come la Streep anche la Blanchett è un’attrice camaleontica e di puro metodo, sempre perfetta in ogni epoca, abito o postura, con una tendenza incondizionata, ma mai stucchevole, a quel perfezionismo che lascia senza fiato anche con un dettaglio della voce, un gesto, un movimento impercettibile del volto (anche senza imparare da zero il polacco o imparare a suonare il violino a tempo record per un film, cose che invece la Streep ha fatto).

Meryl Streeo, Olivia Colman e Jim Broadbent sul set di The Iron Lady
Meryl Streep, Olivia Colman e Jim Broadbent sul set di The Iron Lady

Chiudiamo con altri due nomi: Olivia Colman, attrice britannica Oscar per La favorita di Yorgos Lanthimos, per molti versi l’attrice del momento, che sembra avere un luminoso futuro davanti a sé. The Crown, serie dove interpreta Elisabetta II, è stata una conferma, ma basterebbe ammirarla nella splendida Broadchurch per rendersi conto di avere a che fare con una fuoriclasse assoluta. Ma anche, ed è una menzione obbligata, la nostra (e dalle nostre parti troppo sottostimata e, da alcuni, vituperata) Alba Rohrwacher, che la Streep in passato in persona ha detto di ammirare e di ritenere speciale, intravedendo probabilmente, nella sua eterea maneggevolezza, un dono e non un limite.

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Paolo Ruffini

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