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Lilli e il Vagabondo | Ma serviva davvero un remake live action? Sì

Charlie Bean riadatta il classico d’animazione del 1955 per il lancio in Europa di Disney +

Un'immagine di Lilli e il Vagabondo
Un'immagine di Lilli e il Vagabondo

MILANO – Può un film salvare una vita? Sì, e la storia di Monte, meticcio trovato tutto solo in un ranch del New Mexico e trasferito in Arizona grazie alla HALO Animal Rescue, né è la dimostrazione. Perché? Quel trovatello durante un sopralluogo nel canile è stato scelto dalla Disney per prestare muso e zampe a Biagio, schnauzer randagio co-protagonista del remake live action del classico d’animazione del 1955 Lilli e il Vagabondo. Un colpo del destino che non solo lo ha reso una celebrità canina ma gli ha permesso – così come a tutte le comparse randagie del film – di trovare una casa e una famiglia tutta per lui.

Lilli, Gianni caro e Tesoro
Lilli, Gianni caro e Tesoro

Un happy end degno di una fiaba disegnata da Walt Disney. E proprio il live action diretto da Charlie Bean è stato scelto per lancio europeo di Disney+. La storia la conosciamo bene: Lilli, una cocker spaniel americana di una famiglia della classe alto borghese, s’imbatte in Biagio, un cane randagio di città. Due mondi opposti divisi tra comode cucce e ossi rubati, coccole e accalappiacani alle calcagna, amore e solitudine. La sceneggiatura di Lilli e il Vagabondo firmata da Andrew Bujalski e Kari Granlun non stravolge la storia originale optando però per smussare gli aspetti più insidiosi. Un esempio? La canzone dei gatti siamesi qui è riadattata in toni a prova di polemica.

Lilli e Biagio
Lilli e Biagio

A differenza dei remake live action de Il Libro della Giungla e Il Re Leone, Lilli e il Vagabondo non è stato realizzato basandosi interamente sull’uso dell’animazione computerizzata della CGI. Al contrario, si è scelto di affidarsi all’uso di veri attori a quattro zampe che, nella versione originale, hanno le voci di Tessa Thompson e Justin Theroux. «I cani randagi sono come noi: solo che loro non sono fortunati abbastanza da avere una casa» pronuncia Lilli dopo aver scoperto che dietro i modi scaltri del randagio si cela il dolore per un abbandono. Una storia ambientata nel mondo animale che parla però di temi universali come la divisione di classe, la lotto per l’accettazione e il valore della lealtà.

Una scena di Lilli e il Vagabondo
Una scena di Lilli e il Vagabondo

Ad effetto l’unione della scenografia di John Myhre con la fotografia di Enrique Chediak e le musiche dall’eco classico di Joseph Trapanese. Un’incastro di luci, note e atmosfera per una perfetta cena a lume di candela davanti ad un piatto di spaghetti con le polpette. Un film pensato per tutta la famiglia in cui il valore dell’unione e della casa, intesa come rifugio sicuro per uomini e animali, sono sottolineati attraverso lo sbocciare di una fiducia reciproca tra Lilli e quel vagabondo che le insegna a ululare alla Luna. Pura magia.

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La nostra intervista esclusiva a Tessa Thompson e Justin Theroux:

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