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Daniel Radcliffe tra Pretoria e l’apartheid. In costante fuga da Hogwarts…

Un nuovo film in streaming, Escape from Pretoria, per l’attore. Sempre più lontano dalla Rowling…

Daniel Radcliffe nel ruolo di Tim Jenkin in Escape From Pretoria.

MILANO – «Hogwarts? Temo non farò mai più parte del franchise di Harry Potter. In questi anni ho fatto tanta strada e dubito tornerò indietro». Così, in un’intervista dell’anno scorso, Daniel Radcliffe ha preso posizione sul suo passato e su un possibile ritorno in Animali fantastici e dove trovarli. Ne è passato di tempo da quando si aggirava per i corridoi di Hogwarts, alle prese con la magia e da allora l’attore si è cimentato in diversi ruoli, più o meno impegnati (e più o meno riusciti). L’ultimo, che era ancora inedito, arriva ora in streaming: Escape from Pretoria (lo trovate qui su CHILI), diretto da Francis Annan, regista degli ottimi The Longest Drive e Going Up. Radcliffe, Daniel Webber e Ian Hart portano qui sullo schermo la storia vera di Tim Jenkin e dei suoi colleghi, raccontata già nel 1987 grazie al libro Escape from Pretoria Prison dello stesso Jenkin.

Escape From Pretoria
Daniel Radcliffe in Escape From Pretoria

Ma di cosa stiamo parlando? Nel 1979, nel pieno dell’era dell’Apartheid in Sudafrica, i tre attivisti vennero arrestati con l’accusa di aver prodotto opuscoli per varie organizzazioni vietate, tra cui l’ANC (African National Congress) di Nelson Mandela, il partito politico dell’odierna Repubblica del Sudafrica che combatteva con azioni di guerriglia e sabotaggi. Vennero condannati a dodici anni di reclusione nella prigione di Pretoria, in condizioni tragiche e trattati come terroristi. Il film segue, dal punto di vista di Jenkin (interpretato da un ottimo Radcliffe), la vita dei tre prigionieri durante la reclusione e l’incredibile fuga che li ha resi famosi. Realizzando un complotto con gli altri detenuti, dopo solo diciotto mesi di incarcerazione, i tre riuscirono a evadere grazie a un formidabile piano elaborato da Jenkin.

Escape from Pretoria
Daniel Radcliffe e Daniel Webber

Ricordando gli spensierati anni dell’infanzia, quando si cimentava per gioco a scassinare serrature, proprio Jenkin ebbe l’idea di creare dodici duplicati delle chiavi usate per le celle della prigione e adoperarle per scappare approfittando del buio della notte e della sonnolenza delle guardie. Ma in che modo replicare delle chiavi quando si è reclusi e sotto stretta sorveglianza? Con il legno. Provvidenzialmente, gli furono imposti turni obbligatori alla falegnameria della prigione. Sullo sfondo delle drammatiche vicende degli attivisti si profila la tragica politica di segregazione razziale messa in atto dal governo bianco nel 1948 e che ebbe fine, ancora più tragicamente, solo nel 1991.

Escape from Pretoria
Una scena del film

Un razzismo allo stesso tempo politico e religioso che portò a tremende leggi contro i cosiddetti coloureds e bantu (i meticci e tutte le popolazioni nere), oltre a un’insensata suddivisione dei cittadini in categorie e, di conseguenza, dislocati in diverse aree. Escape from Pretoria diventa quindi anche un modo per non dimenticare una delle tante macchie nella storia dell’umanità; un’atroce fase di solo trent’anni fa. Francis Annan recupera la straordinaria importanza di tre uomini che hanno contribuito a cambiare la storia in un thriller che, pur mostrando una situazione ai limiti della disperazione, reca comunque in sé un messaggio di speranza e di forza. Intrinseca all’essere umano capace di reagire, nonostante tutto, all’oppressione. Riflettendo sul passato e incamminandosi verso il futuro.

  • Qui potete vedere il film: Escape from Pretoria
  • Qui potete vedere il trailer di Escape from Pretoria:

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