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The Eddy | Il senso di Damien Chazelle per il jazz

Parigi, la musica, le contaminazioni per un racconto frammentato e vibrante dal respiro europeo

The Eddy

MILANO – «Il jazz é conflitto, è un compromesso, è nuovo ogni volta. Ed è molto eccitante». In La La Land Sebastian spiegava con queste parole a Mia cosa fosse per lui il jazz. Lo stesso Sebastian il cui sogno era aprire un club tutto suo, il Seb’s, in cui poter suonare ogni notte. Anche il protagonista di The Eddy, Elliot Udo (André Holland), la prima serie creata e diretta da Damien Chazelle – già disponibile su Netflix -, ha un locale tutto suo a Parigi ma se pensate di assistere a un La La Land in versione parigina rischiate di rimanere delusi. Con il film del 2016, la serie condivide la stessa passione totalitaria per la musica e l’ossessione di realizzare i proprio obiettivi dei suoi protagonisti. Ma le analogie si fermano qui.

 The Eddy
Una scena di The Eddy

Creata da Chazelle insieme ad Alan Poul (Tales of the City) e scritta da Jack Thorne (Skins, Shameless), The Eddy richiede un grado di attenzione e partecipazione non così frequenti in epoca di binge watching. Lo si capisce dal piano sequenza che apre la serie, in puro stile Chazelle. Un ragazzo intento a prendere del ghiaccio nel retro del locale e della flebile musica in sottofondo che esplode nel momento stesso in cui apre la porta. Da quel momento veniamo travolti da una regia vibrante, caotica, fatta di macchina a mano e movimenti repentini, tra cinéma vérité e dettagli strettissimi. Un racconto frammentato dal respiro europeo, filmato in 16mm ed illuminato dalla fotografia densa e velata di Eric Gauthier e Julien Poupard.

The Eddy
Una scena della serie

La storia è quella di Elliot, pianista newyorchese di fama mondiale che, dopo un lutto, non riesce più a suonare. Si è rifugiato a Parigi dove, con il suo migliore amico Farid (Tahar Rahim), ha aperto un locale jazz, The Eddy, in cui si esibisce la sua nuova band capitanata da Maja (Joanna Kulig) con cui ha una relazione complicata. Il patto è che lui si occupi della sfera artistica e Farid di libri paga, fatture e tutte quelle seccature burocratiche tipiche della gestione di un’attività. Ma l’amico si è messo in un giro sbagliato e toccherà a Elliot cercare di salvare il club. Il tutto mentre cerca di ricostruire un rapporto con la figlia adolescente, Julie (Amandla Stenberg), arrivata dall’America e convincere un importante produttore a far incidere un disco alla sua band.

The Eddy
Amandla Stenberg e André Holland

Il racconto di due mondi, due famiglie – quella professionale e quella di sangue – che collidono finendo per mescolarsi. Una contaminazione – in cui non manca una componente thriller, a nostro avviso la parentesi meno riuscita – che si ritrova in tutti e otto gli episodi di The Eddy. Una serie ambientata in una Parigi multietnica, in cui la Tour Eiffel è solo un puntino lontano, in un intreccio di lingue e accenti che contaminano anche la musica, dove il jazz si mischia con il rap e sonorità arabe. Il club di Elliot è situato in una strada anonima del XIII arrondissement, fuori dalla Périphérique, la circonvallazione che separa la Parigi da cartolina da quella delle banlieue.

André Holland e Joanna Kulig

Damien Chazelle ci mostra una città di immigrati in cui coesistono più culture e religioni – un intero episodio è dedicato ad un funerale in cui vengono mostrati i rituali tipici della funzione – e in cui le architetture raffinate del centro città lasciano spazio a condomini alveare. Otto episodi – i primi due diretti da Chazelle che passa poi il timone a Houda Benyamina e Alan Poul – dedicati ciascuno ad un personaggio come fossero strumenti in un brano che emergono in un assolo di cui conosciamo aspirazioni, conflitti e passioni.

E poi c’è la musica, ovviamente. Onnipresente, registrata dal vivo e a cui viene dedicata una porzione consistente dello show. The Eddy non è un musical ma tra i brani originali scritti da Glen Ballard e Randy Kerber e tutte le canzoni che attraversano la serie, la musica è il vero collante della storia. È la storia stessa. I suoi protagonisti ne sono ossessionati – tra chi non riesce più a suonare, chi si vergogna ad impugnare uno strumento e chi non può viverne senza – e quelle melodie imprevedibili, eccitanti, irregolari e improvvisate non sono altro che il racconto della vita stessa.

Qui potete vedere uno speciale sulla musica in The Eddy:

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