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Una Notte di 12 Anni: la prigionia e la lotta per la democrazia di José Mujica

Álvaro Brechner racconta una delle pagine più buie della storia dell’Uruguay

Pepe Mujica a Venezia 75.

All’ultima Mostra di Venezia, oltre alle star di Hollywood abituate ai selfie sul red carpet e ai registi preoccupati di ricevere una buona accoglienza da parte della stampa e del pubblico, si è chiacchierato della presenza di un piccolo signore anziano, insospettabile (anti)divo, poco noto ai giornalisti glamour che si sono chiesti come mai alcuni colleghi prestassero attenzione a questo semplicissimo individuo, dall’aspetto sobrio di un nonno rassicurante che si accinge a raccontare la storia della sua vita ai nipotini. La risposta è molto semplice: quel “nonno” era José Mujica, detto Pepe, ex Presidente dell’Uruguay dal 2010 al 2015.

Pepe Mujica.

Al Lido, sono stati presentati due film in cui la sua figura è al centro. Il primo è El Pepe, una vida suprema di Emir Kusturica, documentario dichiaratamente agiografico in cui il regista serbo di Underground racconta la carriera pubblica e politica di Mujica seguendo e ascoltando la sua versione, proprio come farebbe un giovane “pasionario” nei confronti di un anziano pater familias da cui sa di poter imparare molte cose. L’altro è Una notte di 12 anni di Álvaro Brechner, che si concentra, invece, sul periodo storico in cui Mujica, insieme ad alcuni compagni Tupamaros (combattenti per la liberazione nazionale d’ispirazione marxista-leninista), fu imprigionato e torturato per dodici anni mentre il Paese era sottomesso da una dittatura militare.

Un’immagine di Una notte lunga 12 anni.

Il regista adotta un punto di vista molto differente rispetto al documentario di Kusturica per trasmettere allo spettatore la statura di Mujica, soffermandosi sulla sua resistenza fisica e psicologica, vittima di terribili sevizie e umiliazioni che avevano lo scopo di portare i prigionieri al delirio e alla follia mentale. Pepe riuscì a resistere fino al momento del ritorno della democrazia nel 1985 e la sua liberazione gli consentì di creare il Movimento di Partecipazione Popolare, nonostante gli anni della prigionia lo avessero portato a soffrire di gravi problemi di salute, soprattutto psicologici, arrivando ad avere allucinazioni e a soffrire di paranoia.

Álvaro Brechner sul set del film.

Da quel momento, però, il suo viaggio politico è stato un inarrestabile abbraccio collettivo sempre più includente, che gli ha consentito di vincere le elezioni per il Capo dello Stato del 2010 e di ottenere il soprannome di “Presidente più povero del mondo”. Infatti, Pepe ha donato il 90% del suo stipendio presidenziale a favore di organizzazioni non governative e persone bisognose, tenendo per sé soltanto ciò che fosse necessario per il suo sostentamento.

Una scena del film.

La sua politica si è contraddistinta per la depenalizzazione dell’aborto e per i diritti civili dei lavoratori, e ha sempre definito il suo pensiero più anticonsumistico che anticapitalista: “Viviamo in un mondo nel quale si crede che trionfa chi possiede tanto denaro, una casa grande, maggiordomi, tanti servitori. Questo modello vincente è solo un modo idiota di complicarsi la vita. Chi passa la sua vita a voler accumulare ricchezza è malato come un tossicodipendente. Non sprecate la vita nel consumismo, trovate il tempo di vivere per essere felici”. Parola di Pepe.

Qui potete vedere il trailer di Una notte lunga 12 anni:

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