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Un mondo in miniatura: Steve Carell e la vera storia dietro Benvenuti a Marwen

Tra memoria e fantasia, Robert Zemeckis racconta la vita e l’arte del fotografo Mark Hogancamp

Gli abitanti di Marwen.

Era il 1963 quando un allora giovanissimo John Lennon in There’s a place intonava: “There’s a place where I can go, when I feel low, when I feel blue, and it’s my mind”. Un brano introspettivo in cui Lennon confidava di rifugiarsi nella sua fantasia quando si sentiva solo e triste. E un posto così, reale o immateriale che sia, ce l’abbiamo tutti. Anche Mark Hogancamp, ex illustratore che l’8 aprile del 2000, davanti a Luny Tune Saloon di Kingston, New York, venne picchiato selvaggiamente da cinque uomini.

Mark Hogancamp e i suoi action figures.

Risvegliatosi, dopo nove giorni di coma, non sapeva più chi fosse. Con la capacità di disegnare, parlare, camminare e scrivere, infatti, se n’era andata (in parte) anche la sua memoria. Una storia raccontata da Robert Zemeckis, a metà strada tra performace capture e live action, in Benvenuti a Marwen – dal 10 gennaio in sala -, immaginaria cittadina belga e rifugio catartico di Hogancamp, interpretato da Steve Carell.

Robert Zemeckis, Steve Carrell e …Hogie.

Ma perché Mark era stato picchiato? E cos’è Marwen? Una volta tornato a casa, dopo mesi di riabilitazione conclusa bruscamente perché la sua assistenza sanitaria non poteva coprire le spese, Mark ha trovato oltre 200 paia di scarpe da donna nel suo armadio. «Ho una fidanzata?» ha domandato a un suo amico. No, un tempo era stato sposato ma ora non c’era nessuna donna nella sua vita.

Mark Hogancamp a Marwencol.

Quelle scarpe appartenevano a lui e la sera dell’aggressione, dopo aver bevuto troppo – scoprirà anche di essere stato alcolista oltre che un marine, un detenuto e un designer – confidò agli uomini che diventeranno i suoi assalitori quanto amasse indossarle, specialmente se con il tacco. Un crimine d’odio, dunque, per il quale avrà personale rivalsa nella sua Marwen.

Dietro le quinte di Benvenuti a Marwen.

Ex illustratore amatoriale specializzato nella riproduzione di scene della II Guerra Mondiale, Hogancamp ha trovato il modo di esprimersi in un’altra forma d’arte: la fotografia. Nel giardino antistante la roulotte in cui viveva ha ricostruito un modellino in scala 1:6 di una fittizia cittadina belga degli Anni Quaranta, Marwencol – con tanto di bar, il Ruined Stocking Catfight Club –, nata dall’unione del suo nome con quello delle donne amate, Wendy e Coleen. Un mondo (in miniatura) tutto suo, fatto di Barbie e action figures, popolato da sole donne.

Mark Hogancamp nella sua Marwencol.

Eccezione fatta per Hogie, pilota americano e suo alter ego – con il quale condivide le medesime cicatrici sul volto – salvato ripetutamente dalle sue ragazze dai tentativi dei nazisti (i suoi aggressori) di ucciderlo. Scene immortalate con la sua vecchia Pentax in cui rievoca il pestaggio e racconta le difficoltà della riabilitazione, tra stress post-traumatico e dipendenza da antidolorifici raffigurati come una strega, Deja Thoris.

Steve Carrell in una scena di Benvenuti a Marwen.

Solito girare per la sua città trainando il modellino di una vettura militare con a bordo Hogie, Hogancamp incuriosì un suo concittadino, il fotografo David Naugle, che lo fermò per farsi raccontare di cosa si trattasse. Solo qualche giorno dopo, l’uomo si ritrovò nella cassetta della posta delle fotografie di Marwencol. Affascinato da quegli scatti, li inviò all’editor della rivista d’arte newyorchese, Esopus. Ed è da qui che ha inizio la terza vita di Mark Hogancamp.

Hogie aka Mark Hogancamp.

Quella che era nata come terapia di un uomo ferito si è trasformata in un’opera d’arte a tutti gli effetti, tra mostre, articoli di giornale e un documentario, Marwencol, diretto da Jeff Malmberg. Una visione che ha colpito così tanto Zemeckis da spingerlo a realizzare un film sulla sua storia . Un inno alla diversità, alle piccole stranezze o all’eccentricità di ognuno di noi perché «a Marwen tutti possono trovare rifugio».

Qui sotto potete vedere una clip di Benvenuti a Marwen:

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