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Todd Haynes: «La stanza delle meraviglie, il mio mondo visto ad altezza di bambino»

Cinema, poesia, disabilità e David Bowie per un sogno a occhi aperti: il regista racconta il suo film

Todd Haynes sul set de La stanza delle meraviglie. Notare la maglietta del gruppo canadese Royal Mountain Band.

Ha sbriciolato persino i cuori di pietra più resistenti un anno fa, quando ha presentato il film a Cannes: Todd Haynes ha compiuto un piccolo miracolo con La stanza delle meraviglie – lo trovate su CHILI -, un gioiellino di rara poesia con Julianne Moore e Michelle Williams a cavallo tra due epoche. Il regista di Carol gioca con il passato su un doppio binario per raccontare i sogni di due bambini non udenti legati a doppio filo con l’arte cinematografica. Tratto dal romanzo di Brian Selznick, già dietro Hugo Cabret di Scorsese, il film è un affresco che salta avanti e indietro nel tempo, gioca con musica, colori e atmosfere, segue questi piccoli eroi nelle loro avventure nel mondo degli adulti. Ma ecco il progetto spiegato dalle parole dello stesso Haynes.

Haynes sul set con lo scenografo Mark Friedberg.

LE INFLUENZE «Ho visto moltissime pellicole degli Anni Venti, affascinato da quest’incredibile processo creativo che racconta una storia senza dialoghi. La stanza delle meraviglie in fondo è un tributo proprio a quella forma d’arte. E da lì sono partito: porto sempre con me un libro di schizzi con gli storyboard, pieno di foto prese da film che mi ispirano, una specie di scrapbooking. In questo caso ho raccolto immagini dai musei parigini. Ho iniziato a lavorare su ispirazioni di quelle opere proprio mentre giravo Carol. Ci ho messo più di due mesi».

Sul set de La stanza delle meraviglie.

I BAMBINI «Il processo di produzione ha dovuto tenere in conto del limitato lasso di tempo che i piccoli attori avevano a disposizione sul set per le riprese. Ho cercato di sfruttarlo al massimo passando continuamente in due epoche diverse, gli Anni Venti e i Settanta, componendo il puzzle che gradualmente prendeva vita. Amo le sfide, ecco perché ho voluto che la versione non definitiva de La stanza delle meraviglie fosse mostrata ai bambini per ricevere il loro feedback prima di chiunque altro. E in effetti hanno notato sfumature di senso e mi hanno dato direttive cruciali».

Jaden Michael, Oakes Fegley e Julianne Moore in una scena del film.

LA MUSICA «Nei miei film ha sempre un ruolo cruciale, da Velvet Goldmine a Io non sono qui, e in questo caso, in un film con poche parole, la musica ha un ruolo fondamentale e per questo ho usato canzoni di artisti come Dylan oppure Bowie. La colonna sonora serve per armonizzare le due epoche e renderle armoniose, ecco perché ho costruito un tappeto sonoro di oltre ottanta minuti per La stanza delle meraviglie, usando molto anche lo score originale firmato da Carter Burwell».

MILLICENT SIMMONDS «Lavorare con lei, una giovane artista (è Rose a 12 anni, da adulta ha il volto di Julianne Moore, nda) con il suo talento, è stato un bonus incredibile. La sua esperienza, assieme a quella degli altri attori non udenti nel film, è stata fondamentale. Milly arriva sempre al cuore della storia, come altri non riescono a fare in tutta la carriera. Non le piace strafare, resta sempre autentica. Quando l’ho vista piangere il primo giorno in scena ho capito che sarebbe stata la nostra sorpresa più grande».

Haynes parla con Millicent Simmonds con l’aiuto di un interprete.

LA DISABILITÀ  «Un tema è delicato che va trattato con estrema cura. Quello che ho imparato è che i bambini con disabilità riescono ad esprimere la vita, seppure con evidenti limiti, anche quando hanno a che fare con i limiti della loro libertà. Ancora una volta ci insegnano e sono stati cruciali nella realizzazione di questo progetto».

Julianne Moore e Oakes Fegley in un altro momento del film.

IL PASSATO «Ho una vera e propria ossessione per la storia. Perché? Insegna a conoscerci meglio. La ricostruzione nel museo del paesaggio urbano è illuminante perché recupera pezzi del passato attraverso la manualità. Ogni dettaglio, amalgamato dal linguaggio dei segni, doveva funzionare come un unico organismo vivente e sono felice che Amazon ci abbia dato il supporto per farlo, con un’incredibile libertà e spinta creativa».

  • Volete (ri)vedere La stanza delle meraviglie? Lo trovate su CHILI
  • Qui, invece, potete vedere una clip de La stanza delle meraviglie

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